Floriana Bassanese Radin: agire assieme, con scopi e obiettivi comuni

Floriana Bassanese Radin, riconfermata in maggio alla funzione di vicesindaco di Umago dalle file della CNI, ci parla dell’importanza di essere uniti

Floriana Bassanese Radin

Floriana Bassanese Radin è stata eletta, per la terza volta consecutiva, alla funzione di vicesindaco italiano della Città di Umago, ruolo che sottintende una giusta armonia con le Comunità degli Italiani del territorio, che sono quelle di Matterada, Salvore e San Lorenzo-Babici nonché Umago, come pure un programma valido, in sintonia con gli interessi e le aspettative della CNI. Ma anche un piano di attività supportabile dal Bilancio cittadino.

 

Ecco che cosa ci ha detto dopo la nomina e il suo insediamento: “Sono stata rieletta alla funzione di vicesindaco della Città di Umago per la CNI e colgo l’occasione per ringraziare tutti gli elettori che hanno dato fiducia al mio programma, e a me, un’altra volta. Continuerò a svolgere con responsabilità il ruolo per il quale sono stata rieletta, spinta anche da un legame profondo con il territorio in cui sono nata e cresciuta e per il quale cerco di impegnarmi quotidianamente”.

Il programma

Qual è il suo messaggio ai connazionali?

”Vorrei fare sentire fieri i nostri connazionali di essere italiani autoctoni, come vorrei far conoscere ai concittadini della maggioranza la nostra storia, fare capire la complessità, la bellezza, la ricchezza del nostro territorio e chi siamo
noi. Allora anche il mio compito, per quanto riguarda la tutela e il rispetto dei nostri diritti, sarebbe molto più facile”.

Che cosa vuole sottolineare del suo programma?

”Nel mio programma elettorale è sempre presente la doverosa collaborazione con gli organi e le istituzioni competenti che si occupano delle questioni riguardanti la CNI a livello di amministrazione cittadina e regionale per la tutela dei nostri diritti. Non è un compito semplice, e non esiste un metodo provato. Sono convinta però che le cose più importanti, i risultati migliori, possiamo ottenerli grazie alla cultura e dunque alle Comunità del territorio, in quanto vicine ai connazionali, come pure alle istituzioni: le scuole materne e le istituzioni scolastiche saranno i miei alleati fondamentali nei prossimi quattro anni”.

Si può rafforzare l’appartenenza nazionale?

”Grazie alle attività culturali, la promozione del patrimonio culturale, nell’educazione e nell’istruzione ci sta la possibilità di rafforzare il senso d’appartenenza all’identità culturale italiana, come pure di farsi conoscere e rispettare. Cercherò, di conseguenza, l’aiuto e la collaborazione dei responsabili delle istituzioni prescolari e scolastiche del nostro territorio, come pure quella dell’Unione Italiana, nel promuovere progetti culturali che parlano dell’identità culturale italiana autoctona, del legame con il territorio, della nostra storica presenza”.

La terra di Fulvio Tomizza

Siamo una zona di confine in cui lo scrittore Fulvio Tomizza creò e operò. Lei ha promosso svariate iniziative per farlo conoscere ai connazionali e alla maggioranza. Su che cosa si basa questo progetto?

”Credo di avere individuato bene il nostro comune progetto che vede al centro la figura di Fulvio Tomizza. Un primo progettino in questo senso è l’Itinerario storico letterario Fulvio Tomizza che unisce la sua produzione letteraria direttamente al territorio dove operano le quattro Comunità. Io lo vorrei vedere crescere nel tempo, svilupparsi con nuove attività, per ogni CI secondo le sue peculiarità, crescere con nuovi sbocchi magari in un centro di educazione interculturale per ragazzi con sede, perché no, a Giurizzani. Anche questo è un compito non facile”.

La nostra identità è a rischio?

”Anche noi siamo un po’ apatici, sempre con timori di vario genere, in una società dove l’identità culturale sta perdendo di fronte alla globalizzazione, che ci vuole tutti uguali. Come ha scritto la prof.essa Nelida Milani Kruljac: ‘Occorre scrollarci di dosso timori e inerzie, quel fantasma di Bartleby, lo scrivano uscito dalla penna di Melville che rispondeva a ogni domanda che gli veniva posta con un ‘preferirei di no’, anche quando in gioco c’erano le questioni che lo riguardavano da vicino, dalla sua sussistenza alla sua esistenza e sopravvivenza’. Citata la grande prof.essa Milani, concludo con Fulvio Tomizza e il suo pensiero per quanto riguarda la sua gente, oggi minoranza italiana, e il ruolo della minoranza: ‘… le minoranze devono accontentarsi della marginalità e del ruolo subalterno che ne consegue? No. Sono legittimate a lottare, preferibilmente con i mezzi suggeriti dalla sensibilità e dall’intelletto, per conquistare non solo degnazione, comprensione, simpatia e l’altrui apologia sempre sospetta, bensì per giungere alla parità completa. (…) Incontrarsi, parlarsi, svelare nuove realtà e offrire al dibattito nuovi spunti di comune interesse, consumare i pasti assieme, conoscersi meglio visitando i posti raccomandabili di questa regione, confrontarli con quelli che abbiamo lasciato a casa, ricambiare l’ospitalità, rafforzare i contatti, avviare un vincolo’”.

Che cos’è la catena delle minoranze?

“Sono i presupposti e i primi passi di quanto in altre occasioni io ho chiamato, e come prima di me ha fatto anche Tomizza, ‘la catena delle minoranze’ promossa da uomini di cultura e poi vivificata dai semplici, che sono quasi sempre persone di buona volontà. Penso logicamente alla necessità di agire assieme, con fini e obiettivi comuni, per essere protagonisti nel nostro piccolo in cui viviamo”.

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