Erik Poleis, da Visignano a Pechino e Shangai

L'amore verso la Cina e le sue tradizioni lo ha spinto a scegliere il diritto cinese come tema per la tesi di laurea all'Università degli Studi di Trieste

Erik Poleis a Shangai

Erik Poleis è un giovane connazionale di Visignano, laureando in giurisprudenza all’Università degli Studi di Trieste. Il tema da lui prescelto per la tesi di laurea, è il diritto cinese. Attratto dall’amore per lo studio legale, ma anche da una forte passione per la Cina e le sue tradizioni, il suo interesse è nato durante il primo anno di studi all’ateneo triestino, non circoscritto soltanto all’interesse giuridico, ma in generale per tutta la civiltà, gli usi e le consuetudini cinesi.
In Cina ha soggiornato due volte. L’anno scorso in qualità di studente alla Shangai international Studies University (Università degli studi internazionali di Shangai); quest’anno per lavoro, con gli organizzatori della Summer school dell’anno precedente e dell’anno in corso, ma anche per preparare la tesi di laurea. Quest’anno è stato alla Chinese University of political science and law (Università cinese di scienze politiche e diritto). Lo abbiamo incontrato affinché ci sveli questo suo grande interesse per la Cina, ma anche le sfide che lo attendono nel prossimo futuro.
Leggi d’investimento
“Le due Università che ho frequentato – così il nostro interlocutore – sono tra le migliori in Cina. La prima è più incentrata sulla lingua, la seconda è indirizzata allo studio delle scienze politiche e del diritto. Lavorando per gli organizzatori della Summer school, mi sono fatto un po’ valere, viste le mie conoscenze sulla Cina, per cui mi hanno chiamato a far parte dell’organizzazione. Poi mi sono fatto un po’ aiutare per entrare all’Università di Pechino. La tesi su cui sto lavorando verte sul diritto cinese e in particolare sulle leggi d’investimento”.
La Cina è un Paese da noi poco conosciuto. Forse non ci rendiamo conto, ma bisognerebbe conoscerla meglio, essendo le sue basi legali di funzionamento e il suo diritto molto interessanti. Per sommi capi, quali sono le basi del diritto cinese?
“Questo affonda le sue radici anche nel diritto romano, ma si tratta di un insieme più complesso, le cui ragioni vanno ricercate nella storia. Marco Polo, durante i suoi viaggi, portò in Cina determinati istituti giuridici, ma non va dimenticata nemmeno l’influenza tedesca, in considerazione del fatto che il diritto germanico si basa completamente su quello romano. Sappiamo che il primo Codice civile scritto è quello di Napoleone, emanato nel 1806. Il più concreto, però, dal punto di vista giuridico, spesso citato, è il Bundesgesetzbuch (BGB) tedesco, emanato nel 1896 ed entrato in vigore nel 1900”.
“I tedeschi hanno ripreso tantissime cose dal diritto romano. Possiamo dire liberamente che l’hanno, praticamente, copiato e applicato in Cina, anche se l’ordinamento cinese è una via di mezzo tra il diritto civile europeo e altre normative. C’è questa distinzione tra il civil law (diritto scritto) ed il common law (basato sulle decisioni dei giudici, vincolati dai precedenti giudiziari in materia, ovvero dalle sentenze). Il common law è tipico per l’Inghilterra, gli Stati Uniti, l’Australia e alcuni piccoli Stati, come Singapore. Tutto il resto è di pertinenza del civil law”.
Vogliamo soffermarci su questi due ordinamenti giuridici? Il common law lo possiamo abbinare al diritto comune europeo, fenomeno giuridico europeo, che riassume il diritto romano e quello canonico, così come furono elaborati e interpretati tra i secoli XII e XVIII?
“Si e no. Il diritto comune è un fenomeno tipicamente europeo, dove ci sono i codici scritti. I Paesi del common law hanno una loro Costituzione, ma non i codici scritti. Il common law si basa sulla casistica. In Cina c’è una via di mezzo. Per certi versi, diciamo che si tratta al 75% di civil law e al 25% di common law. Ma ciò è dovuto più a interessi economici. La concezione del diritto in Cina è molto diversa rispetto alla nostra. Noi abbiamo quest’idea di diritto: succede qualcosa d’inaspettato, aspettiamo che trascorra un dato periodo di tempo e poi provvediamo. Ossia: succede qualcosa e se non c’è una legge che definisca tale situazione, ne emaniamo una per regolarla. Da noi è il Rule of law (sistema di regole che disciplinano l’esercizio del potere pubblico in genere, secondo il quale i precedenti giudiziari sono vincolanti per i casi futuri). In Cina è il Rule by law (regola per legge). Il ragionamento è questo: emaniamo una legge in cui sono scritti gli obiettivi. Oppure: con questa legge si deve regolare codesta cosa. Si tratta di due vie diverse per raggiungere un determinato obiettivo. Per questo i cinesi sono interessanti. Il diritto è una cosa quadrata; se si vuole uscire da questo quadrato, bisogna guardarsi un po’ intorno”.
In questo momento lei sta partecipando alla Willem C. Vis Moot Court. Di che cosa si tratta?
“La Willem C. Vis International Commercial Arbitration Moot è la più rinomata competizione di arbitrato commerciale internazionale. Si svolge a Vienna dal 1994 e vi partecipano più di 350 Università da tutto il mondo. L’Università di Trieste vi partecipa per il quinto anno consecutivo; il team che rappresenterà l’Ateneo è stato selezionato dalla cattedra di Diritto privato comparato, presieduta dal prof. Mauro Bussani, in conformità al merito accademico, le competenze linguistiche e le attività extracurriculari. È composto da Yasmina Abu Sharar, Gioia Codognotto (Latisana). Danilo Devetak (Muggia), Alessandra Fadel (Meduna di Livenza), Caterina Luzzi Conti (Udine) e da me”.
“È una competizione internazionale tra studenti e ha come oggetto di partenza la Convenzione di Vienna sulla vendita dei beni mobili. Questa competizione si svolge ogni anno a Vienna in marzo o aprile, e si tratta un caso (problem). Quello di quest’anno è stato pubblicato una decina di giorni fa, ed è uguale per tutti. Consiste in una vendita internazionale di beni mobili basata sulla citata Convenzione di Vienna.
Durante la competizione si è chiamati a scrivere due memorie, di cui una a sostegno della posizione dell’attore, l’altra del convenuto, e ci sono delle scadenze rigide da rispettare. Fino al 5 dicembre dobbiamo realizzare la parte scritta. In seguito ci verrà inviata una relazione scritta redatta da un’Università con la quale saremo in competizione a Vienna. Noi dovremo rispondere a quell’atto scritto con un altro testo. La fase orale, quella decisiva, si svolgerà a Vienna in aprile. Lì ci scontreremo con i nostri avversari. Il tutto si svolge in lingua inglese”.
Che sensazione si prova a partecipare a una competizione di così alto livello?
“Si tratta di una vera e propria sfida per noi partecipanti, poiché dovremo confrontarci da un lato con i maggiori esperti in materia arbitrale, dall’altro con Università di un certo calibro, alcune originate da culture giuridiche molto diverse dalla nostra”.
“Le squadre di regola si dividono nella parte del merito e in quella procedurale. Gli organizzatori decidono annualmente quali saranno le regole da seguire. Ci sono varie sedi di Tribunali arbitrari: Londra, Parigi, Hong Kong, ecc. Ce n’è uno anche in Italia. Per quanto riguarda l’ambito della procedura, quest’anno sono state scelte le regole di Londra, l’anno scorso, invece, quelle di Hong Kong”.
“Per la parte del merito, ci si baserà sulla Convenzione di Vienna, che ha validità internazionale per i beni mobili. Eppoi ci sono determinati contratti da esaminare.
Prima di andare a Vienna, si organizzano delle pre-simulazioni che si svolgono in tutto il mondo. Partecipano alla competizione Università che hanno un budget molto più elevato di quella triestina, per cui noi sceglieremo di partecipare ai preliminari più vicini. La concorrenza è grande, in quanto siamo circondati da Università molto forti, come quelle orientali europee, che hanno molti master d’arbitrato”.
“Queste simulazioni sono finalizzate ad affinare le proprie capacità oratorie e sono del tutto uguali a quelle che si svolgeranno a Vienna. I punteggi ottenuti non saranno presi in considerazione nella fase finale. Le simulazioni sono organizzate da studi legali internazionali e perciò sono importanti, poiché noi studenti possiamo così conoscere giuristi, avvocati, studi legali, sperando in un futuro di avere anche un lavoro e di collaborare con loro”.
Quanto è importante quest’esperienza per l’avvio di una carriera?
“La competizione è molto difficile, però contribuisce ad arricchire le nostre conoscenze. Quando si partecipa a dei colloqui di lavoro, non si considera tanto la laurea, ma ciò che è stato realizzato al di fuori del mondo universitario. Quindi bisogna in un certo modo investire in sé stessi. Per noi studenti è un’occasione unica in termini di crescita professionale, giacché ci consentirà di sviluppare abilità di scrittura e d’argomentazione, approfondire le nostre conoscenze sui metodi di risoluzione alternativa delle controversie”.
“Partecipare alla competizione richiede notevoli spese, per fare fronte alle quali il team ogni anno organizza una raccolta fondi. La nostra partecipazione è sponsorizzata da tanti sponsor – banche e studi legali – che hanno sede a Trieste e nel territorio circostante. È proprio in quest’occasione che s’instaurano importanti collaborazioni con aziende e studi legali; siamo felici di poter dire che in cinque anni si sia creata una vera e propria rete. Nonostante la scarsa partecipazione da parte degli Atenei italiani, la Vis Moot sta progressivamente acquisendo un ruolo sempre maggiore in Regione, grazie agli importanti risultati ottenuti dalle squadre precedenti, resi possibili dal sostegno di sponsor, senza i quali i nostri compagni di studi non avrebbero potuto partecipare alla gara finale e ai preliminari”.

Assieme a Cheng Long e Renzhi Liu

Proviamo noi a simulare una situazione, per capire meglio la questione. Tutti i diritti mondiali hanno basi talvolta diverse, talvolta comuni, come ad esempio il diritto cinese, di cui si parlava prima. La storia ricorda diversi Stati europei con possessi coloniali in Cina. Proviamo a rendere attuale la situazione ipotizzando dei problemi tra i Paesi europei e la Cina, o pensando a simili problemi in passato. Qual è la base di partenza a cui si dovrebbe fare riferimento per risolvere il caso: il diritto europeo o quello cinese?
“In questo caso, la Cina è famosa per il problema dell’extraterritorialità. In sostanza, la Cina era uno Stato autonomo, ma non nel vero senso della parola, perché c’erano varie colonie, come ad esempio quella italiana a Pianjin e quella tedesca a Chintao. Questa extraterritorialità significa che, per esempio, se un cittadino inglese avesse ucciso un cinese in Cina, in conformità a questo principio non sarebbe stato punito sulla base del diritto cinese, ma di quello inglese. C’era un livello diverso. È quanto la Cina sta facendo ora in Africa. Hanno preso il nostro esempio europeo e l’hanno trasmesso in Africa, dove la Repubblica popolare cinese è molto presente. L’Africa è il continente del futuro. Certe cose andrebbero un po’ chiarite e noi giuristi ci stiamo battendo per un diritto pubblico un po’ più chiaro”.
Dobbiamo avere paura della Cina e dei cinesi, come vogliono farci credere alcune potenze mondiali?
“Per certi versi sì, per altri no. Ci sono tanti pregiudizi nei confronti dei cinesi. La prima cosa che molti miei amici e conoscenti m’hanno chiesto era che cosa mangerò li. Posso dire che il cibo cinese è molto buono e secondo me quello del cibo è un pregiudizio molto negativo, anche perché la loro concezione alimentare è molto diversa dalla nostra. Da loro non si serve una singola pietanza; su un tavolo rotondo ne viene servita una grande varietà. I cinesi sono molto freddi inizialmente, ma dopo un po’, quando dimostri di essere interessato a loro, si aprono. Sono molto diversi da noi, ed estremamente positivi come persone, grandi lavoratori che non si stancano mai. Sono un po’ pressati dalla politica. Là bisogna stare attenti, perché la Cina, com’è evidente, è diventata una potenza più che mondiale, alla pari di quella statunitense. Gli Stati Uniti sono la più grande potenza mondiale dal punto di vista militare, mentre la Cina è una potenza economica. I cinesi hanno in qualche modo questo potere di riuscire a mettere da parte ciò a cui noi diamo molta importanza: i diritti, la libertà di parola, di pensiero, la libertà in generale. Da loro il concetto di libertà non è tanto sentito: in Cina è normale avere tante telecamere per strada, perché si sentono più sicuri, o essere controllati al cellulare. La Cina dovrà un po’ cambiare da questo punto di vista, oppure subiremo uno scontro, seppure di dimensione economica. La Cina è economicamente molto vicina e presente in Europa, in Serbia, per esempio, e in Bosnia ed Erzegovina, dove stanno edificando il ponte di Sabbioncello. Noi dobbiamo essere bravi a non ‘venderci’, visto che come Unione europea siamo l’area economica più grande al mondo. Bisogna essere attenti, critici in maniera positiva, conoscerli, farci rispettare e bilanciare un po’ le cose”.
Come si diceva all’inizio, lei ha scelto di laurearsi in diritto cinese e nelle sue normative d’investimento. Qual’è il futuro di questo studio? La sua tesi servirà da supporto a chi vorrà collaborare con la Cina, conoscerla, investire? Dove vede il suo futuro?
“Sicuramente sì, il mio studio servirà a qualcosa. A prescindere da tutto, il mio interesse per la Cina c’è e sarà presente in me per lungo tempo. Mi interessa la sua storia e certamente andrò ancora a studiare la Cina. Ho investito tanto tempo in questa ma passione, facendo enormi sacrifici, con il pieno sostegno della mia famiglia. Conosco la Cina, ma non ancora a sufficienza, quindi devo investire ancora in questo campo. Io spero che le mie conoscenze servano a qualcosa e a qualcuno”.
“In futuro vorrei fare qualcosa in Cina, dove mi sono fatto tanti amici. Anche a Triste c’è un dottorando cinese, già laureato in Cina, che mi ha incitato a puntare su ciò. Ci sono tanti studi legali e aziende italiane che hanno sede in Cina. Io vorrei lavorare sicuramente in quell’ambito e operare in ambo i sensi, ossia a favore dei cinesi in Europa (e in primo luogo in Italia e in Croazia) e degli europei (italiani e croati) in Cina.
Intanto, finirò questa gara d’arbitraggio a Vienna, mi laureerò, farò l’avvocato, magari il dirigente aziendale e poi vedremo dove mi porterà la vita”.

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