È stato un fine settimana che profumava di autunno, amicizia e orgoglio istriano quello vissuto dalla Comunità degli Italiani di Verteneglio nella provincia di Treviso. Due giornate intense, diverse ma unite dallo stesso spirito, con da un lato la gioiosa scoperta dei luoghi dove il tempo sembra fermarsi, dall’altro il teatro, la lingua e la solidarietà. Un viaggio tra gioco e cultura, natura e palcoscenico, dove i sorrisi dei più piccoli e gli applausi del pubblico adulto hanno raccontato la stessa verità, quella che l’identità e la bellezza si costruiscono condividendo esperienze, risate e gesti di generosità.
Adulti, giovani e bambini si sono incamminati inizialmente nella provincia di Treviso per una giornata che profumava di racconti e autunno. La prima tappa si è aperta come una fiaba “meccanica” all’Osteria ai Pioppi di Nervesa della Battaglia, dove l’anima del luogo è il parco creato e costruito a mano da Nonno Bruno, un’idea nata nel 1969 che è diventata un piccolo miracolo ludico. Qui, tra altalene, scivoli, teleferiche e macchine di legno e ferro che girano solo a forza di braccia, i bambini istriani hanno assaporato la libertà di un gioco che non conosce prese di corrente, mentre gli adulti hanno ritrovato, per un pomeriggio, l’età in cui bastava una corda per sentirsi esploratori. Ed è così che hanno scoperto come Nonno Bruno ha inventato spazi dove le mani contano più dei fili elettrici, dove una risata può mettere in moto una catena, dove la creatività artigiana diventa pista e altalena. Vedere i bambini correre tra gli alberi, fermarsi a guardare una leva che sbuffa e poi ripartire urlando di gioia, con i nonni e i genitori che applaudivano come a una piccola festa di paese, è stato uno di quei quadri che rimangono impressi nella memoria, semplici, sinceri, senza filtri tecnologici. Molti hanno scattato foto, altri hanno raccolto foglie e piccoli “tesori” per portare a casa un pezzetto di quel bosco magico.

Il villaggio delle zucche
La seconda tappa, Villorba, ha accolto il gruppo nel “Villaggio delle zucche di Nonno Andrea”. Qui l’aria era tinta d’arancio, con campi e sentieri trasformati in un grande patch dedicato alla zucca, con migliaia di esemplari di ogni forma e dimensione per sottolineare il ritmo della terra e della stagionalità. I bambini, stavolta, si sono lasciati andare ai mille piccoli riti del “pumpkin patch”, per scegliere la zucca perfetta, saltare tra mucchi arancioni, ascoltare le storie del campo e sentirsi protagonisti di una favola autunnale. Molti di loro, abituati al mare e alle onde dell’Adriatico, si sono “tuffati” per la prima volta in un mare di zucche, e la meraviglia era palese a ogni passo, negli occhi e nel coro di commenti. Il “Villaggio delle zucche” è stata un’esperienza sensoriale che unisce agricoltura, spettacolo e gioco. Il gruppo di Verteneglio ha percorso i sentieri fino al calar del sole scoprendo come una semplice zucca possa diventare decorazione, alimento e simbolo di festa. Alla sera, le luci del villaggio si sono accese in una danza lenta dove lanterne, fili luminosi e installazioni hanno trasformato il campo in una piazza sospesa tra il reale e l’immaginario. Quegli attimi hanno fatto vibrare qualcosa nel gruppo, un sentimento di appartenenza che attraversa geografie e generazioni. Durante il rientro, molti hanno commentato la semplicità di due luoghi che, ciascuno a suo modo, salvano il tempo, uno costruito con il ferro e il sudore di un nonno visionario, l’altro coltivato come un immenso libro di stagione. Per il sodalizio di Verteneglio la giornata è stata una conferma che l’identità si nutre di piccole meraviglie condivise.

«Buonumore e solidarietà a teatro»
Il secondo giorno, all’Auditorium Don E. Bordignon di Castelfranco Veneto, si è vissuta un’atmosfera di autentica condivisione con la rassegna “Buonumore e solidarietà a teatro” che ha accolto la straordinaria partecipazione della Comunità degli Italiani di Verteneglio, adulti e giovani, insieme alla filodrammatica della Comunità degli Italiani “Giovanni Palma” di Torre, in un doppio segno di scambio culturale e d’amicizia. L’intero ricavato dell’iniziativa è stato destinato a favore della Caritas cittadina di Castelfranco Veneto, come gesto concreto di solidarietà verso il territorio trevigiano. La Comunità di Verteneglio ha presentato due lavori tradotti in istroveneto grazie all’impegno di Giulia Dussich, dirigente delle filodrammatiche della CI. Il gruppo adulti ha portato in scena la commedia “Parzialmente stremate”, scritta da Giulia Ricciardi, mentre il gruppo giovani ha recitato “Non tutti i ladri vien per nuocer” di Dario Fo, in una vivace versione dialettale che ha saputo coinvolgere il pubblico e mettere in risalto la musicalità della lingua istroveneta. La CI di Torre, con la filodrammatica “Circolo Zavata”, diretta da Ružica Bibulić Knapić, ha proposto la commedia “Se gavemo incrostula”, testo originale scritto e recitato dal gruppo stesso, che ha saputo strappare risate e applausi raccontando con ironia le sfumature della vita quotidiana e delle relazioni umane.

Questa trasferta è nata da uno scambio culturale quando, tempo fa, il sodalizio di Verteneglio aveva ospitato la compagnia “Piccolo Borgo Antico”, e in segno di amicizia la compagnia veneta ha ricambiato invitando la CI di Verteneglio. Quest’ultima, a sua volta, ha voluto condividere l’esperienza con la CI di Torre, dando vita a una serata costruita in tre atti, in un crescendo di comicità e divertimento genuino. Il progetto “Buonumore e solidarietà a teatro”, giunto ormai alla sua sesta edizione, nasce proprio con lo scopo di unire il piacere del teatro amatoriale all’aiuto concreto verso chi ne ha più bisogno.
Dal primo sipario all’ultimo applauso, il pubblico ha risposto con entusiasmo, dimostrando quanto il dialetto, la comicità e la passione per il teatro possano unire persone e culture diverse. Per i sodalizi istriani questa serata è stata la conferma che la lingua e il teatro restano ponti vivi di fraternità, capaci di attraversare confini, generazioni e cuori.

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