I connazionali dei sodalizi del Buiese hanno le mani ancora impolverate di cartapesta e il ricordo vivo di chi, nei giorni scorsi, ha respirato la magia dell’artigianato autentico. Nella Comunità degli Italiani di Crassiza, infatti, si è concluso martedì sera il primo appuntamento dei laboratori del progetto “Le due sponde adriatiche – Carnevale 2026 Olympus Edition”, promosso dall’Unione Italiana per rinsaldare quel filo di storia e memoria che da secoli unisce l’Istria alla Serenissima.
È stato questo solo l’inizio di un viaggio culturale che in questi giorni continua nelle Comunità degli Italiani di Albona e Valle. In tutti gli appuntamenti si può ammirare un’elegante esposizione di 50 maschere veneziane originali, un piccolo museo diffuso che rende onore a un’arte antica e preziosa, capace di raccontare identità e tradizioni con la sola forza di un volto scolpito nella carta.
Marin Corva, presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, ha racchiuso l’essenza profonda dell’iniziativa in una dichiarazione che suona come un sigillo identitario: “Questo, oltre a essere un progetto culturale è pure una festa della memoria, un ponte sul futuro e un modo per ricordare che l’Adriatico, più che dividerci, continua a unirci”. Nel suo sguardo emerge l’idea di un mare che non separa, ma tiene insieme storie, mestieri, dialetti e tradizioni e che oggi, grazie a questo percorso condiviso, torna a essere spazio d’incontro. Le sue parole restituiscono la cornice esatta del progetto che è pure un atto di continuità tra comunità che hanno sempre dialogato, un invito a restituire all’artigianato e alla creatività il ruolo di ambasciatori di un legame che il tempo non è riuscito a scalfire, e che anzi continua a rinnovarsi attraverso i gesti delle persone.

Un ponte ritrovato
Il progetto si muove lungo una direttrice chiara, quella di rinnovare un rapporto secolare. Venezia e l’Istria condividono da secoli le correnti di uno stesso mare e le vie di uno scambio rigoglioso. Non è un caso se l’edizione di quest’anno, dedicata al tema “Olympus – Alle origini del gioco”, abbia scelto di evocare lo spirito olimpico, che comprende unione, creatività, sfida e rito collettivo. Elementi essenziali tanto nel mondo antico quanto nella tradizione del Carnevale veneziano, dove la maschera diventa simbolo, linguaggio, identità.
Il progetto prende vita grazie alla guida di due maestri veneziani, figure di riferimento nell’arte dei mascareri, quali Franco Gabriele Cecamore, dell’atelier Kartaruga, erede della raffinatezza delle botteghe storiche e collaboratore di teatri e produzioni internazionali, e Lucio Lizzul, fondatore dell’atelier Pontecavallo, tra i più profondi interpreti del Carnevale vissuto, autentico, popolare.
Nei loro laboratori, 25 partecipanti per ciascuno, l’arte incontra la memoria attraverso mani giovani e mature che apprendono a dar forma ai “volti”, le maschere veneziane in cartapesta che da secoli popolano calli e campielli, trasformandosi da ornamento teatrale a simbolo universale di libertà creativa.

Memoria modellata con le mani
L’appuntamento inaugurale si è svolto a Crassiza, cuore del Buiese, in una sala colma di attrezzi, stampi, colori e curiosità. È una comunità abituata al dialogo con Venezia, in quanto già nel 1343, con il Doge Andrea Dandolo, Crassiza e il Signore Biaquino III rafforzarono un’alleanza politica e commerciale che avrebbe modellato secoli di scambi, stabilità e protezione. La serata conclusiva ha lasciato un ricordo vivo, quello delle maschere a mezzo asciutto adagiate sui tavoli, risate, consigli dei maestri, occhi concentrati sulla cura delle pieghe. E quella sensazione rara che nasce quando la comunità partecipa non solo come spettatrice, ma come protagonista.
Accanto ai maestri artigiani, al laboratorio hanno presenziato pure Vittorio Baroni, ideatore e coordinatore del progetto, e Mate Mekiš, presidente del sodalizio di Crassiza, che con soddisfazione ha sottolineato il valore umano e culturale del primo appuntamento del progetto: “Le due serate dedicate al laboratorio si sono rivelate un modo estremamente valido e costruttivo per impiegare il tempo libero, in quanto i partecipanti, provenienti da diversi sodalizi del Buiese, hanno acquisito una nuova e affascinante abilità artigianale, oltre che rafforzato i legami sociali e culturali. È stato emozionante osservare l’interesse e l’entusiasmo con i quali si sono approcciati all’arte della mascheratura. Realizzando le loro opere artigianali hanno scoperto e messo a frutto un talento nascosto, provando un profondo senso di appagamento e gratitudine per l’opportunità offerta. Il successo di questo laboratorio, accanto alla creazione di magnifiche maschere, è l’investimento nel progetto che rappresenta un catalizzatore per la scoperta personale e nuove opportunità. Desidero esprimere un sentito ringraziamento all’Unione Italiana per aver portato questo pregevole laboratorio all’interno del nostro sodalizio. Un ringraziamento speciale va ai due maestri che, con grande competenza e passione, hanno sapientemente trasmesso la tecnica e l’arte ai partecipanti. La riuscita dell’iniziativa è merito di tutta l’organizzazione del progetto che, grazie anche al supporto logistico del nostro sodalizio e della Comunità degli Italiani di Buie, ha concluso con successo la prima tappa in programma. Un ringraziamento va anche ai media che hanno promosso e seguito l’evento, contribuendo a dare il giusto risalto a questa significativa iniziativa culturale”, ha concluso Mekiš.
Ieri e oggi a ospitare il laboratorio-mostra è la CI di Albona, mentre l’ultima tappa, domani e sabato, sarà al sodalizio di Valle, che accoglierà pure i connazionali di Dignano e di Gallesano, per secoli località pilastro della Venezia marittima nell’Istria meridionale.

Venezia attende
Ma il viaggio non si conclude in Istria. L’8 febbraio 2026, infatti, le Comunità degli Italiani di Crassiza, Buie, Albona, Valle, Dignano e Gallesano sfileranno sul Canal Grande nel corteo inaugurale del Carnevale, a bordo di barche a remi coordinate dalla campionessa di voga Gloria Rogliani, indossando le maschere da loro realizzate e i costumi creati dal Teatro di Fiume. I connazionali istriani si uniranno al popolo veneziano in un abbraccio che celebra secoli di storia adriatica in un momento di forte valenza simbolica, non come ospiti, ma come parte di una stessa storia.
Il progetto “Le due sponde adriatiche – Carnevale 2026 Olympus Edition” non è una semplice produzione culturale e neppure un esercizio di memoria, ma un rituale contemporaneo di riconnessione in quanto le maschere esposte e create sono sia volti di carta, ma anche volti d’identità, frammenti di mito, richiami olimpici, richieste di gioco, specchi in cui Istria e Venezia riconoscono l’una nell’altra un passato condiviso e un futuro possibile. La storia, con i suoi scambi, i suoi porti, le sue magistrature, i suoi mercati, torna a farsi viva attraverso l’arte. E l’arte, con la forza del gesto manuale, diventa linguaggio comune, un ponte che non teme le distanze.

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