Marin Corva e Paolo Demarin aprono la campagna a Buie

Alla Comunità degli Italiani locale, si è tenuto oggi il primo incontro elettorale dei candidati presidente dell’Unione Italiana e presidente della Giunta Esecutiva dell’UI, con i connazionali

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Marin Corva e Paolo Demarin aprono la campagna a Buie
Paolo Demarin e Marin Corva Foto Nicole Mišon

La corsa verso le elezioni del 31 maggio, è entrata ufficialmente nel vivo. Nella cornice della Comunità degli Italiani di Buie si è tenuto, infatti, stasera il primo di una serie di incontri che vedono protagonisti Marin Corva, candidato presidente dell’Unione Italiana, e Paolo Demarin, candidato presidente della Giunta Esecutiva dell’UI. Un appuntamento che ha visto una nutrita partecipazione istituzionale, dai sindaci del territorio ai presidenti dei sodalizi del Buiese, segnando l’avvio di una campagna che punta su identità, rinnovamento e unità transfrontaliera. Corva ha aperto il confronto sottolineando l’importanza del contatto diretto con la base. Nonostante i due siano candidati unici, ha ribadito che il consenso va costruito sul campo: “È una questione di rispetto per i connazionali; non sarebbe corretto chiedere sostegno senza un incontro di persona”, ha esordito. L’obiettivo è combattere l’astensionismo, sfruttando anche il ruolo dei media per invogliare gli elettori a recarsi alle urne. Forte della sua esperienza, ha delineato la struttura dell’UI come quella di un vero e proprio “Stato”, dove la GE rappresenta il motore amministrativo, economico e gestionale. “La vostra presenza deve essere uno stimolo per fare meglio, una volta eletti”, ha aggiunto.

Criticità strutturali
Particolarmente accorato l’intervento di Demarin, che ha messo a nudo le criticità strutturali che la CNI sta affrontando. Pur riconoscendo i traguardi raggiunti, non ha nascosto le proprie preoccupazioni per una “crisi identitaria” che rischia di essere aggravata dai cambiamenti globali e amministrativi. “Mi chiedo se mia figlia, tra dieci o quindici anni, avrà ancora la possibilità di coltivare questa identità”, ha puntualizzato Demarin, legando il destino della CNI alla capacità di resistere all’omologazione della globalizzazione. Ha poi lanciato un monito tecnico-politico: dal prossimo giugno i Censimenti tradizionali saranno sostituiti da una piattaforma governativa digitale. “Se questo sistema non verrà percepito correttamente dai nostri connazionali, rischiamo un crollo drastico nei numeri. Serve un’azione capillare sul territorio affinché la madrelingua e l’appartenenza vengano dichiarate con orgoglio”.
Il programma dei candidati tocca punti nevralgici per la sopravvivenza della minoranza, quali la maturità di Stato e l’equipollenza dei titoli di studio conseguiti all’estero, l’ottimizzazione delle risorse finanziarie e un nuovo protagonismo della CNI come voce politica univoca e forte a tutti i livelli. Demarin punta a una GE più ampia (dagli attuali 7 membri a un numero maggiore) per coprire meglio le esigenze del territorio, la visione di Corva è di quattro pilastri: identità, competenza, responsabilità e comunità. “Dobbiamo far conoscere la nostra realtà in Italia, dove spesso anche i parlamentari ignorano chi siamo”, ha concluso, ribadendo la necessità di intensificare i rapporti con Roma. Entrambi i candidati, pur residenti in Croazia, hanno rimarcato come l’UI debba continuare a essere la casa comune che unisce in modo indissolubile i connazionali di Croazia e Slovenia, custodi di una cultura millenaria che non vuole arrendersi al tempo.

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