Con Rovigno è amore autentico fatto di memoria, musica e identità

Incontri. Con Riccardo Bosazzi, artista poliedrico, sul suo percorso culturale e di vita

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Con Rovigno è amore autentico fatto di memoria, musica e identità
Riccardo Bosazzi Foto Roberta Ugrin

Guidato dall’amore profondo per la propria città, l’artista poliedrico Riccardo Bosazzi, classe 1954, ha fatto della cultura una missione di vita. Il recente conferimento della medaglia della Città di Rovigno rappresenta non solo un riconoscimento ufficiale dei risultati conseguiti e dei successi ottenuti nel corso di una lunga carriera, ma anche un sentito abbraccio della comunità a uno dei suoi più autentici interpreti. In questa intervista, svolta presso la sede della CI di Rovigno, Bosazzi ripercorre il suo cammino umano e professionale, il legame viscerale con Rovigno e la visione culturale che continua a guidare il suo instancabile impegno al servizio della Comunità Nazionale Italiana nel territorio del suo insediamento storico.

Cosa ha provato quando è stato insignito della medaglia della Città di Rovigno per i risultati conseguiti e i successi particolari nel lavoro nel settore della cultura?

“Profonda emozione, perché ho sentito che l’impegno e la passione di una vita sono stati riconosciuti dai miei concittadini. Questa medaglia rappresenta per me il dono più grande che potessi ricevere: dopo l’amore e la dedizione verso la mia famiglia, il sentimento che più mi accompagna è quello per la mia città natale, Rovigno. È una città che porto nel cuore e che continua a essere la mia fonte d’ispirazione quotidiana. Ogni progetto, ogni iniziativa culturale che ho intrapreso, è sempre stata guidata dal desiderio di restituire a Rovigno almeno una parte di ciò che essa mi ha donato: bellezza, appartenenza e orgoglio. Questo riconoscimento mi incoraggia a proseguire su questa strada e a continuare a contribuire, con tutte le mie forze, alla crescita culturale della comunità che considero la mia vera casa”.

In che modo Rovigno ha influenzato il suo percorso umano e professionale nel mondo della cultura?

“Sono nato e cresciuto in via Santa Croce, in un ambiente profondamente segnato dalla cultura marinaresca, dai profumi del mare e dai racconti di una Rovigno che viveva soprattutto attraverso la memoria orale. Fin da bambino ho avuto la fortuna di ascoltare storie dei tempi passati, episodi di vita quotidiana, leggende e tradizioni che hanno contribuito a formare il mio modo di sentire e interpretare il mondo. Mio padre era un ottimo oratore e, grazie al suo modo di raccontare, riuscivo a rivedere attraverso occhi diversi l’anima più autentica di Rovigno, fatta di lavoro, sacrifici, solidarietà e poesia nascosta nelle piccole cose. Quei racconti non erano solo narrazioni, ma vere e proprie lezioni di vita che mi hanno insegnato ad ascoltare, osservare e dare valore alle emozioni. È proprio da lì che nasce il mio percorso umano e professionale nel mondo della cultura: dal desiderio di conservare quella memoria, di trasformarla in musica, parole e spettacolo, e di restituirla alla comunità. Rovigno non è soltanto lo sfondo della mia vita, ma la sua sostanza più profonda, una fonte continua di ispirazione che ha guidato ogni mia scelta artistica”.

Quale ruolo hanno avuto la Comunità degli Italiani e l’identità italiana nel suo operato?

“Il mio primo vero contatto con la Comunità degli Italiani ‘Pino Budicin’ risale a quando avevo sedici anni. Fu grazie al professor Tamburini e alla forte volontà dell’allora preside del Ginnasio di Rovigno, Antonio Borme, di creare un ponte concreto tra la scuola e le attività della Comunità che ebbi l’opportunità di partecipare a un’audizione per una rappresentazione folcloristica curata da Giusto Curto. In quel momento si aprì per me un mondo nuovo, capace di trasmettermi sicurezza, consapevolezza e un profondo senso di appartenenza. Lavorare e crescere a contatto diretto con i grandi maestri del canto rovignese è stata un’esperienza formativa fondamentale, non solo dal punto di vista artistico, ma anche umano. La Comunità degli Italiani è diventata per me un punto di riferimento costante, un luogo in cui l’identità italiana si esprimevano in modo autentico e vivo. La tradizione, intesa come memoria condivisa e patrimonio da tramandare, è stata la luce di un faro che ha orientato il mio percorso per tutta la vita, guidandomi in ogni scelta e progetto culturale”.

Guardando indietro, quali sono i progetti culturali di cui va particolarmente fiero?

“Fin da giovane ho sentito una naturale inclinazione per la recitazione e la musica. Insieme ad alcuni amici, tra cui Vlado Benussi e Dario Massarotto, e grazie al prezioso sostegno della signora Ersilia Benussi, madre di Vlado, decidemmo di scrivere e portare in scena uno spettacolo teatrale. Quel progetto coinvolse numerose figure di rilievo del panorama culturale rovignese dell’epoca: tra queste ricordo con particolare gratitudine Egidio Budicin, che realizzò una scenografia innovativa e di grande impatto. L’emozione provata la sera della prima, al Teatro cittadino ‘Antonio Gandusio’, è un ricordo che porto ancora con me. Negli ultimi dieci anni, attraverso l’Associazione artistico-culturale ‘Giusto Curto’, impegnata nella tutela della cultura e delle tradizioni rovignesi, con particolare attenzione alla musica e al bel canto, abbiamo lavorato per valorizzare artisti e personaggi illustri del passato della nostra città. Sono nate così mostre fotografiche e spettacoli dedicati a Ligio Zanini e a Giusto Curto. Inoltre, in collaborazione con la CI rovignese, lo scorso maggio è stata pubblicata una monografia trilingue dedicata al grande pittore Antonio Toni Macchi, preceduta dall’allestimento di una mostra nel maggio 2023. Tra i progetti più recenti spicca il recital multimediale ‘L’alba del pascadur’, che rappresenta la fase conclusiva di un mio percorso più ampio: il progetto comprende la pubblicazione di un CD e di un fascicolo trilingue, in rovignese, italiano e croato, con alcune delle poesie più significative di Giusto Curto e Ligio Zanini, per la maggior parte musicate dal Maestro Piero Soffici”.

Secondo lei, come è cambiato il panorama culturale rovignese nel corso degli anni?

“Nel corso degli anni, grazie al fermento culturale e all’attività costante svolta all’interno della Comunità, con l’obiettivo di salvaguardare e valorizzare l’identità italiana e quella istriana, il panorama culturale rovignese ha visto una crescita significativa. Il lavoro portato avanti con continuità, unito al sostegno della Città e alla proficua collaborazione con le altre istituzioni culturali, educative e associative del territorio, ha permesso di realizzare numerosi progetti di qualità. Oggi Rovigno può contare su un’offerta culturale più ricca, articolata e inclusiva, capace di coinvolgere diverse generazioni e di coniugare tradizione e innovazione. La cultura è diventata sempre più uno spazio di incontro, dialogo e partecipazione attiva, contribuendo non solo alla tutela del patrimonio linguistico e culturale, ma anche al rafforzamento del senso di appartenenza e di comunità”.

Ha già in mente nuovi progetti o iniziative culturali per il futuro?

“In questo periodo sto lavorando alla pubblicazione di una raccolta di diciassette brani in dialetto rovignese e istroveneto, un progetto che comprenderà un CD e un fascicolo con i testi delle canzoni, tradotti anche in lingua croata. Dopo oltre trent’anni di intensa attività e di successi con il complesso folk ‘Batana’, ho sentito l’esigenza di dare una forma organica a tutto il lavoro svolto, affinché non vada disperso. Guardando al futuro, il prossimo anno sarà dedicato alla realizzazione di una vera e propria cronistoria del complesso ‘Batana’, arricchita da materiale fotografico, due CD e due DVD con registrazioni dal vivo. In particolare, verranno documentati due concerti molto significativi: quello tenutosi nella chiesa di San Francesco nel 2019 e l’indimenticabile esibizione al Salone del Conservatorio Statale di Musica di Torino nel 2018, in occasione della Giornata del Ricordo. Un lavoro di memoria e testimonianza che considero un dovere verso la nostra storia musicale e culturale”.

Se dovesse riassumere il suo legame con Rovigno in una parola, quale sceglierebbe e perché?

“Il mio legame con Rovigno è un rapporto d’amore autentico e profondo, che accompagna ogni fase della mia vita. L’amore per la mia città natale è una presenza costante, radicata nei ricordi dell’infanzia e nell’affetto delle persone che mi hanno formato e sostenuto nel tempo, e che ancora oggi sento dentro di me. Quando mi esprimo attraverso la musica, la voce, la chitarra o la poesia, cerco sempre di dare il massimo, perché sento di dover restituire qualcosa a questa città. È importante continuare a guardare verso quel faro: è una guida, una scintilla interiore che ci spinge ad andare oltre e a non smettere mai di credere nel valore della bellezza e della cultura”.

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