Cittanova. «L’Istria dei pescatori» tra identità e tradizione

La CI ospita la presentazione del volume edito dal Circolo di cultura istro-veneta di Trieste

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Cittanova. «L’Istria dei pescatori» tra identità e tradizione
Foto Nicole Mišon

Identità, appartenenza, gastronomia e tradizioni racchiuse in un unico volume, intitolato “L’Istria dei pescatori”, edito dal Circolo di cultura istro-veneta “Istria” di Trieste. Un lavoro che ha coinvolto biologi giornalisti per raccontare la nostra terra nelle sue varie sfaccettature, tra vita quotidiana, rispetto e salvaguardia dell’ambiente marino. Dopo essere stato presentato diverse volte in Italia, riscuotendo grande successo, nei giorni scorsi il volume è stato proposto pure a Cittanova, nella sede della Comunità degli Italiani, dove a prendere parte alla presentazione è stato un folto pubblico di appassionati pescatori, connazionali e attivisti, tra cui anche Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’UI e Andrea Zancola, vicesindaco in quota CNI. È stata Cristina Fattori, presidente del sodalizio, ad aprire la serata e a dare il benvenuto agli ospiti e ai numerosi presenti, dicendosi lieta dell’evento.

La pubblicazione è stata curata da Nicola Bettoso, Diego Borme, Giuliano Orel, Rosanna Turcinovich e Aurelio Zentilin, i quali hanno lasciato una traccia scritta dei loro studi legati all’Adriatico e alla nostra penisola. Ezio Giuricin, presidente del Circolo “Istria”, si è detto felice del successo riscosso dal libro pubblicato nel 2024 e riconoscente alla CI per la sua accoglienza e per il desiderio di divulgazione anche tra i connazionali.

Nel corso della serata gli autori si sono susseguiti riassumendo i loro interventi presenti nel volume, lasciando spazio anche alla discussione con il pubblico su argomenti attuali i quali influiscono sia sul futuro del mare, sia sulla vita e sulle attività dei pescatori e delle loro famiglie.

Anni di lavoro in un unico volume

Nicola Bettoso ha sottolineato che gli autori sono legati da una lunga amicizia nata proprio in Istria, a Salvore. “La pubblicazione è il frutto di anni di lavoro, suddivisa in capitoli, i quali ripercorrono la filosofia del Mediterraneo, le testimonianze degli esuli e dei rimasti, la tradizione e la gastronomia, per concludere con una sezione dedicata ai pesci, dove per ogni mese dell’anno viene presentata una specie ittica. A ciò si aggiunge il glossario sulle specie dell’Adriatico”, ha spiegato Bettoso.

Giuliano Orel si è soffermato sulla filosofia e sulla vita dell’Adriatico, partendo dall’Alieutica di Oppiano fino ad arrivare a un’idea di mare sganciata da modelli continentali. Nel suo intervento il professore ha evidenziato il fatto come il Mediterraneo sia il più grande deserto liquido, cioè un mare povero che produce una pesca limitata, soprattutto se confrontato con il Mare del Nord.

È stata poi la volta di Nicola Bettoso il quale ha ripercorso la storia della pesca e della sua industria, analizzando il contesto storico dell’Adriatico nell’Ottocento fino ad arrivare alle industrie conserviere in Istria. Un susseguirsi di attività e governi, che hanno plasmato in modo indelebile la costa del “Mare nostrum”.

Se si fa attenzione alla nomenclatura dei pesci, come spiegato da Diego Borme, è possibile ricostruire la cultura delle popolazioni che hanno assegnato questi nomi. Nel glossario “I nostri pesci”, sono infatti riportate le nomenclature ufficiali latine affiancate da quelle in italiano e nei vari dialetti, in inglese e infine in croato. Una varietà sorprendente, che parla di prestiti linguistici, influenze, somiglianze di lingue in contatto tra loro, che interagiscono e lasciano il segno anche nelle ricette riproposte in cucina.

“L’Istria del pescatori” è un libro che parla di identità, che descrive ciò che siamo. La gastronomia istriana è fatta di pesce povero, impreziosito da prodotti che si trovavano sempre nelle case delle famiglie locali, come l’olio di oliva, come ribadito da Rosanna Turcinovich. Le ricette variavano da zona in zona a seconda del territorio, per questo motivo abbiamo ricette che si ripetono ma cambiano più o meno drasticamente in base alla località. Saper valorizzare la nostra cucina, fare attenzione ai dettagli, riproporre ricette classiche significa essere consapevoli della propria identità, volerla salvaguardare e tramandare alle future generazioni.

L’ultimo intervento, incentrato sulle testimonianze dei pescatori dell’esodo e dei rimasti, è stato quello del biologo Aurelio Zentilin, il quale si è soffermato in particolare sulla realtà che si estende da Grado a Marano Lagunare.

Una serata interessante, proseguita con un incontro conviviale tra persone profondamente legate al Mare Adriatico, che hanno discusso del suo presente e futuro in un’ottica di rispetto della natura e degli ecosistemi.

Foto Nicole Mišon

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