Cittanova. «Divulgare la cultura e l’identità della CNI»

Chiacchierata con il neopreside della SEI di Cittanova Luka Stojnić

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Cittanova. «Divulgare la cultura e l’identità della CNI»
Foto Nicole Mišon

Arte e scuola: sono queste le due costanti nella vita di Luka Stojnić, neoeletto preside della SEI di Cittanova, unite a un grande interesse per la scienza. Lo abbiamo incontrato per capire come riesce a fondere questi mondi solo in apparenza distanti, in un equilibrio di creatività e rigore.

“Mi sono avvicinato all’arte fin da bambino. Ho iniziato con il disegnare fumetti, alle immagini abbinavo le parole, infatti, ancora oggi amo scrivere – racconta Stojnić –. Mentre frequentavo il Liceo della SMSI di Rovigno, nel corso degli anni ’80 mi sono avvicinato alla pittura e da allora non ho più smesso”. Nonostante la sua passione per i colori e i pennelli, inizialmente pensava di dirigersi verso il mondo della scienza. “Ero attratto dalla biologia, ma non ero sicuro di avere la costanza necessaria per portare avanti quegli studi. Così ho scelto l’Accademia delle Belle Arti di Venezia, dove mi sono specializzato in pittura – spiega l’intervistato -. Con il tempo ho capito che l’arte e la scienza sono affini, si toccano in una miriade di punti ed è proprio su questo aspetto che cerco di basare le mie opere”.

Terminati gli studi nel 1993, Luka Stojnić approda nelle Scuole elementari italiane dell’Istria come insegnante di cultura figurativa, in particolare a Parenzo, Umago e Cittanova e in seguito come docente di storia dell’arte alla SMSI “Leonardo Da Vinci” di Buie. “Ero un borsista dell’Unione Italiana, sapevo fin da subito che avrei dovuto rientrare per insegnare nelle nostre istituzioni. Il contratto, infatti, prevedeva che una volta laureato prestassi servizio nelle scuole della CNI per almeno due anni. Sono rimasto molto di più – continua Stojnić –. In quel periodo sono stato anche alla dirigenza della SEI di Cittanova, prima come facente funzione, poi come direttore. Allora abbiamo realizzato il progetto della scissione dell’asilo dalla scuola, per semplificare il lavoro a entrambe le realtà. Da lì è poi stata edificata la nuova sede dell’istituzione prescolastica, offrendo ai bambini e alle educatrici spazi adeguati alle loro esigenze”.

Sempre in quegli anni furono gettate le basi per la costruzione del nuovo edificio della SEI cittanovese, come ricorda il preside. “Fu in quel periodo che si iniziò a parlare della nuova sede della Scuola elementare italiana, poi il progetto rimase fermo per molti anni a causa di questioni burocratiche”, precisa il preside.

Il trasferimento in Belgio

Nonostante facesse l’insegnante, Luka Stojnić non ha mai abbandonato l’arte e ha sempre ritagliato del tempo per dedicarsi ai suoi quadri e alle sue opere. “Ho continuato a coltivare e sviluppare la mia ricerca artistica. Poi, quattordici anni fa, mi sono innamorato di una donna che in seguito è diventata mia moglie e per amore ho scelto di trasferirmi in Belgio – racconta –. Dovevamo decidere dove abitare e, prendendo in considerazione i migliori standard di vita e le possibilità lavorative, ci siamo stabiliti in Belgio. Lì, per tredici anni mi sono occupato esclusivamente di arte: ho fatto l’artista a tutto tondo, collaborando con le gallerie e, strada facendo, ho pubblicato anche due romanzi”. Un cambiamento drastico che ha portato i suoi frutti e molte soddisfazioni, ma qualcosa continuava a mancare… “Una volta che entri nel mondo della scuola, questa ti entra dentro, ne sentivo la mancanza. Fare l’artista ti dà molte libertà, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di ritornare ad avere una disciplina e un lavoro costante – precisa il preside –. Alcuni amici mi hanno avvisato della pubblicazione del bando di concorso per il posto di preside della SEI di Cittanova. Ci ho riflettuto molto, ne ho parlato con mia moglie e alla fine ho deciso di tornare. Ho appena iniziato, ho molto da imparare, devo ancora ingranare, ma il collettivo mi aiuta molto. Si è creato un bell’ambiente, c’è una forte sinergia che ti dà la carica e rende il lavoro un piacere. Apprendo ogni giorno qualcosa nell’ottica di raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato, ma è decisamente troppo presto per tirare le somme”.

Foto concessa da Luka Stojnić

Prima di essere preside Luka Stojnić è stato insegnante e professore; che cosa rimane di quell’esperienza? “Il lavoro con i ragazzi è una sfida, soprattutto per quanto riguarda le classi dalla quinta all’ottava, è una questione biologica, sono in piena pubertà, un ponte tra l’essere bambini e il diventare adolescenti. Questa è forse la fascia di età più delicata, quando il corpo cambia e ci si inizia a concentrare sul mondo interiore. Tutto ciò rende confusi, si diventa indecisi e ci si chiude in se stessi – commenta Stojnić –. La scuola, insieme ai genitori, deve offrire basi solide per affrontare il futuro. Non scegliamo noi la loro strada, ma assieme alle loro famiglie, possiamo aiutarli a costruire delle fondamenta giuste e solide, per permettergli di decidere in autonomia e consapevolmente cosa fare e dove andare. Noi insegnanti dobbiamo motivarli, spiegando il perché delle cose. Questa è la più grande sfida di un docente. I ragazzi hanno bisogno di chiarezza, una volta compreso il loro compito, hanno tutti i mezzi per sviluppare la loro creatività”.

La sperimentazione

Il suo approccio educativo nasce proprio dal suo modo di fare arte. Nelle opere di Stojnić si fondono psicologia, biologia e fenomenologia dei processi naturali, tradotti in linee e colori. “L’arte sperimentale, quella a cui mi dedico maggiormente, è appagante perché ti offre una grande libertà di espressione. Il lato negativo risiede invece nel fatto che sia difficile da collocare sul mercato – dichiara l’intervistato –. Un artista per riuscire a funzionare deve trovare il suo marchio, affinché il pubblico percepisca il suo stile e, una volta trovato, deve continuare a ripeterlo. È questo che lo rende riconoscibile. Io non ho preso questa direzione, sono più interessato al lato scientifico e proponendo questo genere di opere non sai mai dove ti porterà l’arte, mi piace sperimentare. L’ultima mia mostra, ‘Stones’ (Pietre), era un gioco tra il gesto libero e quello programmato e progettato. Partivo da delle chiazze casuali, alcune addirittura fatte a occhi chiusi, creando dei punti imprevedibili da unire con il righello. Si è creato così un intreccio di linee e forme arricchite dalla modulazione del colore, evidenziando degli elementi di contatto con la natura. In fondo gli stessi minerali sono degli agglomerati di linee rette e strutture ordinate. Nel mio lavoro di artista tento di capire la natura attraverso la creatività”.

Una visione del mondo e un approccio alla vita apparentemente molto distante da quello di un dirigente scolastico, ma forse è proprio questa fusione tra precisione scientifica ed estro artistico a offrire una marcia in più alla sua nuova professione. “Ho molti amici sparsi un po’ ovunque e la maggior parte di loro pensa che fare il preside significhi occuparsi esclusivamente di pratiche burocratiche e amministrative, le quali richiedono grande impegno e suscitano poco interesse. Non è proprio così: certamente, è necessario conoscere bene le leggi per svolgere consapevolmente il proprio mestiere, ma c’è anche un lato creativo. Questo emerge quando si lavora in un’atmosfera piacevole, in un ambiente stimolante, è da qui che si instaurano le basi per una pedagogia creativa. L’arte sociale è il motore che mi spinge a fare il preside. La scuola è un organismo vivo, creativo; per i bambini l’arte è tutto”.

Foto concessa da Luka Stojnić

Puntare sulla comunicazione

Bisogna perciò puntare sullo sviluppo e sull’incremento della comunicazione con gli studenti, in modo che i ragazzi esprimano il loro potenziale. “Abbiamo eliminato gli smartphone dalla scuola, al mattino gli alunni li consegnano agli insegnanti e li ritirano alla fine delle lezioni. Ciò ha ottimizzato il loro modo di interagire: ora a ricreazione chiacchierano, parlano e giocano al posto di fissare uno schermo – spiega Luka Stojnić –. Tale scelta è volta a stimolare lo stato psico-fisico dei nostri allievi: non significa che la tecnologia sia negativa, ma deve essere usata con misura perché crea dipendenza e limita la libertà. La scuola non può e non deve essere un istituto dove si prendono bei voti, bensì un luogo in cui si crea, raggiungendo dei risultati. Il percorso verso tali risultati si chiama arte”.

Forte del suo credo e consapevole delle sfide che lo attendono, il nuovo preside si appresta ad affrontare il futuro, cercando di garantire ai suoi allievi un insegnamento di qualità e ai suoi colleghi un ambiente di lavoro in cui crescere professionalmente. “Ho un obiettivo personale: capire i meccanismi di questo mestiere, riuscire a ingranare, soprattutto per quanto riguarda la parte pratica. Inoltre, vorrei guidare gli insegnanti, che sono già molto capaci, in un’atmosfera positiva che porti con sé motivazione ed entusiasmo, i quali si ripercuoteranno sui risultati della scuola”.

Una nuova sede “verde”

Oggi le energie sono concentrate anche sulla costruzione della nuova sede scolastica. I lavori procedono a ritmo serrato, ma non è ancora possibile stabilire con precisione il giorno dell’inaugurazione. La realizzazione del nuovo edificio scolastico vede il cofinanziato dall’Unione Italiana, dalla Regione istriana e dalla Città di Cittanova e prevede l’edificazione di una struttura all’avanguardia, in particolare per quanto riguarda la sostenibilità. Il progetto preliminare porta la firma dell’architetto cittanovese Matija Luk, mentre quello definitivo del fiumano Marko Franković. “L’edificio rappresenta una svolta, non sarà solo la nuova sede della SEI, bensì la prima vera casa della nostra scuola – sottolinea Luka Stojnić –. Finora abbiamo sempre condiviso gli spazi con la SE ‘Rivarela’, con la quale abbiamo degli ottimi rapporti. Il problema è che le aule non sono più sufficienti. Inoltre, la scuola croata necessita di ulteriori ambienti per le proprie attività. Grazie alla nuova costruzione, l’area dedicata alle scuole e agli asili di Cittanova sarà completa e noi avremo la possibilità di esprimere appieno il nostro potenziale – commenta soddisfatto il preside –. I lavori procedono bene: il progetto rispetta le più alte norme ecologiche europee. Basti pensare che per il riscaldamento verranno utilizzati come combustibile i rami ricavati dalla potatura degli olivi”.

La scuola avrà spazi aperti, un piccolo teatro e un’area sportiva condivisa con la scuola “Rivarela”. “Sarà un luogo luminoso e accogliente, ma soprattutto un simbolo della nostra identità. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi: conservare la lingua italiana è importante, ma lo è altrettanto divulgarla. Le nostre scuole non devono puntare a sopravvivere, ma ad arricchire la Croazia, insegnando la nostra lingua anche a chi non la parla – afferma Stojnić –. Da sempre mi considero europeista: consapevoli delle nostre radici, dobbiamo diffondere la nostra cultura oltre i confini della Comunità Nazionale Italiana”.

Coerentemente con la direzione “verde” dell’Europa, il preside intende dare alla scuola anche un’impronta ecologica. “Vorrei creare un orto, magari una pergola sotto alla quale riunirci tutti, e proporre attività a contatto con la natura, in collaborazione con il corpo docente – conclude –. La natura è sopravvissuta alle più grande civiltà, merita tutto il nostro rispetto”.

Con uno sguardo che unisce tradizione e futuro, Luka Stojnić ha iniziato a guidare la SEI di Cittanova con la sensibilità dell’artista e la concretezza dell’insegnante. La sua visione intreccia cultura, scienza e sostenibilità, ponendo al centro la crescita dei ragazzi come individui consapevoli, curiosi e creativi. In un’epoca in cui l’identità può essere facilmente dispersa, il suo impegno è quello di trasformarla in un ponte: tra lingue, culture e generazioni.

Foto Nicole Mišon

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