Ci sono manifestazioni che crescono, si evolvono e diventano patrimonio condiviso di un territorio, capaci di costruire relazioni, valorizzare identità e promuovere una cultura dell’accoglienza che supera ogni confine… Come “Che Gusto!”, rassegna enogastronomica internazionale, che quest’anno ha tagliato un traguardo di straordinario valore simbolico e organizzativo con il suo decimo anniversario. Organizzata dalla Comunità degli Italiani di Cittanova e da “Slow Food Istria”, in collaborazione con Sergio Nesich (Bever Forever Organizescion) e con il patrocinio del Consolato generale d’Italia a Fiume, la manifestazione ha confermato la propria vocazione internazionale registrando una partecipazione eccezionale di circa 400 visitatori, accorsi per vivere una serata che molti hanno definito la più riuscita nella storia dell’evento.
La suggestiva area dell’estivo della Comunità degli Italiani e l’adiacente parco cittadino si sono trasformati, ancora una volta, in un autentico laboratorio del gusto, un vivace crocevia di incontri, dialogo e contaminazioni culturali, dove produttori, ristoratori, sommelier, esperti del settore e semplici appassionati hanno condiviso esperienze, conoscenze e tradizioni. Un’intuizione nata dieci anni fa dalla visione di Glauco Bevilacqua, allora presidente della Giunta esecutiva del sodalizio cittanovese e fiduciario “Slow Food” per l’Istria, che nel tempo è diventata un modello capace di mettere in relazione il territorio con una dimensione europea e internazionale. In dieci anni l’evento ha costruito un’identità riconoscibile, fondata sulla valorizzazione delle eccellenze e della ricchissima tradizione gastronomica del territorio, una visione destinata a guidarne lo sviluppo anche negli anni futuri.

Il patrimonio agricolo
L’edizione del decennale ha riunito 57 produttori di vino, birra artigianale, grappe e olio extravergine d’oliva, affiancati da una decina di stand gastronomici che hanno proposto un itinerario culinario capace di attraversare l’intera penisola italiana, l’Istria, la Croazia, la Slovenia e perfino la Spagna. Le aziende presenti provenivano dall’Istria, dalla Dalmazia, dal Quarnero e da Kutina, ma anche da numerose regioni italiane, tra cui Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Toscana e Campania, oltre che dalla vicina Slovenia. Un mosaico di territori che ha consentito ai visitatori di confrontare vitigni, produzioni, tecniche e tradizioni differenti, dialogando direttamente con chi ogni giorno custodisce e valorizza il proprio patrimonio agricolo. Proprio questo rapporto diretto tra produttore e consumatore rappresenta uno dei valori fondanti della manifestazione in quanto la migliore promozione di un prodotto nasce dall’incontro personale, dal racconto di chi lo realizza e dalla possibilità di degustarlo comprendendone storia, passione e metodo produttivo.

Particolarmente ricca anche l’offerta gastronomica, che ha saputo accompagnare le degustazioni con una selezione di eccellenze di altissimo livello. Il pubblico ha potuto apprezzare il pesto genovese, preparato secondo la tradizione, con il celebre basilico di Prà, i salumi proposti da Fiorucci e Sfreddo, impreziositi dalla presenza di alcuni rappresentanti dell’ONAS (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi), oltre a un prestigioso prosciutto spagnolo e a specialità iberiche. Non sono mancati i sapori della tradizione istriana e locale come la pasta fresca artigianale del pastificio “Irenka”, il celebre baccalà di “Milena – Baccalà mamma mia”, i biscotti di “Delicia”, il gelato artigianale di “Ošo”, mentre il “Bar Hedonist” ha conquistato il pubblico con sardoni impanati e numerosi stuzzichini. A rendere ancora più prestigiosa la proposta culinaria è stato lo chef polesano Moris Vareško, che ha preparato sul momento raffinati gnocchi con sugo di boscarino, autentica celebrazione della tradizione gastronomica istriana.

L’offerta gastronomica ha trovato il perfetto abbinamento con una straordinaria selezione di etichette provenienti dall’intero arco adriatico e dalla penisola italiana, dai vini istriani alla Malvasia e al Terrano, fino alle produzioni del Collio e del Mezzogiorno, con particolare attenzione alla Campania, rappresentata da una cantina di Solopaca, nel Sannio beneventano, che ha presentato i propri vini, tra cui una Falanghina in purezza. La manifestazione ha, inoltre, offerto interessanti occasioni di approfondimento sui temi dell’agricoltura contemporanea. Diversi produttori hanno affrontato il delicato tema dei cambiamenti climatici, illustrando le strategie adottate per preservare la qualità delle produzioni. Dalla necessità di effettuare vendemmie notturne per salvaguardare aromi e struttura delle uve, fino alle nuove pratiche agronomiche impiegate negli oliveti per ridurre gli effetti dello stress idrico, è emersa con forza la capacità del mondo agricolo di innovare senza rinunciare alle proprie radici. Una riflessione perfettamente in sintonia con la filosofia di “Slow Food”, che continua a promuovere un’agricoltura sostenibile, il sostegno ai piccoli produttori e un modello alimentare fondato sulla qualità e sulla consapevolezza.
Autorità e sostenitori
Nel corso della serata è stato anche ricordato il fondatore di “Slow Food”, Carlo Petrini, recentemente scomparso, richiamando le tre parole che hanno cambiato il modo di concepire il cibo nel mondo quali “buono, pulito e giusto”, principi che continuano a rappresentare l’anima più autentica della manifestazione. Grande soddisfazione è stata espressa dagli organizzatori, che hanno visto premiato l’impegno profuso nella realizzazione di un evento ormai riconosciuto come punto di riferimento dell’enogastronomia regionale. L’edizione ha coinciso con il primo importante appuntamento pubblico della nuova dirigenza della Comunità degli Italiani di Cittanova. A fare gli onori di casa sono stati il presidente Andrea Zancola e la presidente della Giunta esecutiva Cristina Fattori, che hanno dimostrato fin da subito grande sintonia organizzativa e una proficua collaborazione. Un sentito ringraziamento è stato rivolto anche a Dajana Tepšić, responsabile dell’intera comunicazione e del social marketing dell’evento, e alla segretaria del sodalizio, Serena Telloli, il cui prezioso lavoro organizzativo dietro le quinte ha contribuito in maniera determinante alla perfetta riuscita della serata. Tra gli ospiti istituzionali, hanno preso parte alla manifestazione il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Edvino Jerian, con il segretario generale, Fabrizio Somma, il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana Paolo Demarin, il sindaco della Città di Cittanova nonché deputato al Parlamento croato, Anteo Milos, l’assessora regionale alla CNI autoctona, alle Minoranze nazionali e ai Giovani, Tea Batel, la vicepresidente della Regione istriana in quota CNI, Jessica Acquavita, la viceconsole d’Italia a Buie, Giuseppina Rajko, oltre a numerosi rappresentanti delle CI e delle amministrazioni locali dell’Istria.

La loro presenza ha confermato il valore istituzionale della manifestazione e il riconoscimento di un progetto che rappresenta un efficace esempio di promozione della cultura italiana oltreconfine, capace di rafforzare il dialogo tra comunità, territori e istituzioni. Determinante, anche quest’anno, il sostegno garantito dall’Unione Italiana e dall’Università Popolare di Trieste, il cui contributo continua a consentire la crescita di una manifestazione che testimonia concretamente la vitalità della Comunità Nazionale Italiana e la sua capacità di proporsi come ponte culturale tra popoli e tradizioni. Particolarmente apprezzati anche la musica dal vivo, l’esposizione dei volumi del Circolo di cultura istroveneta “Istria” di Trieste e il photo point realizzato dallo “Studio Imagine” di Alen Hlaj, che ha permesso ai visitatori di conservare un ricordo fotografico di una serata destinata a entrare nella storia della manifestazione. Quindi, dopo dieci anni di crescita costante, “Che Gusto!” ha dimostrato ancora una volta come il cibo rappresenti uno straordinario linguaggio universale capace di raccontare territori, persone, identità e cultura, distinguendosi come un modello virtuoso di promozione del patrimonio enogastronomico, coniugando tradizione e innovazione, eccellenza e convivialità, radici locali e respiro internazionale.
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