Castelliere di Raspo, la «chiave dell’Istria»

Ricerche preliminari nell’ambito del progetto «Dal Carso sloveno, oltre la Cicceria fino al Quarnero»

Le ricerche archeologiche

Ottenuti tutti i permessi necessari, nei giorni scorsi si sono svolte le ricerche archeologiche dell’antico castelliere di Raspo, eseguite nell’ambito del progetto “Castellieri – dal Carso sloveno, oltre la Cicceria fino al Quarnero”, volto a uno sviluppo sostenibile del turismo rurale dal Carso al Quarnero, appunto, facendo leva sugli antichi castellieri e l’etnobotanica. Il progetto viene attuato nell’ambito del Programma di collaborazione transfrontaliera Interreg SI-HR dall’inizio di ottobre del 2018 da otto partner progettuali, tra i quali la Regione istriana e il Comune di Lanischie. A guidare le ricerche è stata Klara Buršić Matijašić, affiancata da Robert Matijašić e da Davor Bulić, tutti dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola.
Il castelliere di Raspo si trova nel cuore della Cicceria, in un’area relativamente scarsamente studiata, che in passato ha avuto un’importanza strategica in quanto punto d’incontro di vari gruppi etnici che all’epoca popolavano l’Istria e le aree continentali (Histri, Liburni e Giapidi). Nell’età del ferro e del bronzo (I e II secolo a.C.), i castellieri in questa parte dell’Istria sorgevano in posizioni strategiche, lungo le principali vie di comunicazione. Più tardi negli stessi luoghi sorsero antiche fortificazioni e castelli medievali.

 

Il sito archeologico di Raspo, ubicato su una collina a 829 metri sul livello del mare, dista poche centinaia di metri dall’omonima località del Comune di Lanischie. Per la sua importanza strategica, in epoca veneziana era considerato la “chiave di tutta l’Istria”. Oggi i suoi resti sono coperti da una fitta vegetazione, che poco lascia trapelare del suo antico splendore. Le fonti storiche svelano che nel 1394 la Serenissima aveva designato il luogo quale sede del Capitano; poco più di un secolo dopo e precisamente nel 1511, questa venne trasferita a Pinguente e il castello abbandonato all’incuria del tempo.

Il sentiero che porta alla sommità della collina

“Considerando che il sito si trova lungo il ‘Sentiero dei castellieri, dal Carso sloveno, oltre la Cicceria fino al Quarnero’, abbiamo deciso di effettuare delle ricerche preliminari per assodare la continuità d’insediamento nell’area e scoprire altri dettagli onde definire i passi da intraprendere in funzione di uno sviluppo turistico dell’area nord-orientale della penisola”, ha affermato la responsabile delle ricerche archeologiche, Klara Buršić Matijašić.

Le ricerche, che hanno coinvolto pure le maestranze della ditta giminese “Kapitel”, hanno compreso la realizzazione di una proiezione dell’area spogliata dalla vegetazione e una parziale pulizia della parte orientale della collina sulla quale si trovano i resti del castelliere. Sulla sua sommità sono state quindi realizzate due “sonde” delle dimensioni di 5×5 metri. Rientrava nelle aspettative ritrovare dei reperti risalenti all’età preistorica, ma le ricerche hanno deluso tali speranze. Sono invece emersi resti di ceramica d’età medievale e alcuni oggetti di metallo che per il momento non è stato possibile datare.

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