Esistono luoghi fatti di pietra e di storia, capaci di rendere tutto più magico, di avvolgere persone e momenti in un’atmosfera incantata, fatta di ricordi, nostalgia, ma anche di fascino e solennità. Uno di questi luoghi è senza dubbio la torre veneta di San Martino, che svetta imponente nel cuore del centro storico di Buie. In questi giorni la cittadina ospita la mostra “Un Buiese a Cittanova” di Maurizio Barbo, connazionale nato e cresciuto tra le vie della Sentinella dell’Istria e successivamente trasferitosi a Cittanova. L’esposizione, allestita in occasione dei festeggiamenti del patrono San Servolo, è stata organizzata dalla locale Comunità degli Italiani di Buie in collaborazione con la Città di Buie, l’Università Popolare Aperta e l’Ente per il turismo cittadino, a cui si aggiunge il supporto finanziario dell’UpT, del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana, dell’Unione Italiane e dell’ufficio per i diritti umani e per i diritti delle minoranze nazionali del Governo della Repubblica di Croazia. L’evento ha rappresentato per l’artista quasi un ritorno a casa, un viaggio alle proprie radici.

All’inaugurazione della mostra, a sostenere il connazionale, c’erano numerose persone accorse per l’occasione sia da Buie sia da Cittanova, tra cui la vicepresidente della Regione istriana in quota CNI, Jessica Acquavita, e i vicesindaci eletti tra le fila della minoranza italiana, rispettivamente Michela Altin di Buie e Andrea Zancola di Cittanova. A dare il benvenuto ai presenti e a fare gli onori di casa è stato il presidente del sodalizio buiese, Luciano Monica, felice di accogliere il vernissage di colui che anni fa era stato suo vicino di casa proprio tra le stradine che circondano la torre. “La fotografia può avere molte sfumature: può rappresentare un documento, una testimonianza, un ricordo e può essere anche arte – ha commentato Monica all’apertura dell’esposizione –. Godetevi gli scatti, salite piano dopo piano e assaporate la storia che Maurizio racconta attraverso le sue immagini, arricchite da creazioni realizzate a mano che conferiscono un tocco originale a questo allestimento, che va ben oltre la semplice fotografia”.

Non solo fotografie
Barbo, infatti, è un artista a tutto tondo, capace di creare, modellare e plasmare la materia con le proprie mani, oltre a possedere una raffinata sensibilità estetica che gli permette di cogliere, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, dettagli apparentemente anonimi e trasformarli in opere d’arte. Prima di aprire le porte della torre al numeroso pubblico, Cristina Fattori, presidente della Comunità degli Italiani di Cittaova nonché sorella dell’artista, ha rivolto un saluto ai presenti. “L’emozione è forte e si fa sentire: quante corse e quanti giochi Maurizio e io abbiamo fatto da bambini tra queste pietre della città vecchia, vicino al torrione, nel cimitero di San Martino – ha ricordato la connazionale –. L’apertura di questa mostra è anche un’occasione per rispolverare il nostro amato dialetto istroveneto con i termini riportati sui trittici, riscoprire parole che spesso non vengono più usate e creare un dialogo tra generazioni”.
La presidente ha inoltre letto due poesie scritte dallo stesso Maurizio Barbo, artista poliedrico, offrendo così uno spunto di riflessione sia sullo sguardo del fotografo sia sui ricordi che si trasformano in immagini, ridando vita a un mondo spesso dimenticato ma ancora vivo nell’intimità della memoria.

Dettagli e suggestioni
L’esposizione comprende una serie di scatti originali e suggestivi dedicati a Buie e Cittanova, le due realtà che, in un certo senso, hanno contribuito a definire l’identità dell’autore. Non si tratta di semplici panorami o fotografie da cartolina, ma di immagini che raccolgono dettagli, scorci e suggestioni che spesso passano inosservati a chi guarda senza osservare davvero. La torre di San Martino si rivela inoltre la cornice ideale per queste istantanee, avvolgendole con le sue antiche pietre e illuminandole grazie alla luce soffusa che filtra dalle finestre. “Sono un autodidatta, rubo con gli occhi i segreti dei grandi artisti e possiedo una buona manualità – ammette Maurizio Barbo –. Ho la fortuna di saper lavorare con le mani e di essere in grado di modellare gli oggetti; per questo mi dedico anche alla realizzazione di creazioni con i materiali più disparati”.
I tanti sorrisi e le numerose parole di apprezzamento da parte dei visitatori confermano quanto questa abilità manuale sia stimata e ammirata dal pubblico. La serata è poi proseguita con un piacevole momento conviviale fino al calare della notte, in cima all’antica torre di San Martino. Tra quattro chiacchiere, un bicchiere di vino e gli ottimi dolci preparati dalle instancabili attiviste, i presenti si sono goduti la prima brezza estiva, circondati da un panorama senza eguali sul nucleo storico, abbracciato dalle campagne circostanti e dal mare in lontananza.

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