Buie. «Il bilinguismo è un modo di vivere e di comunicare»

Intervista a Michela Altin, vicesindaca di Buie in quota CNI

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Buie. «Il bilinguismo è un modo di vivere e di comunicare»
Foto Boris Baran

Nata e cresciuta nel territorio di Buie, Michela Altin rientra in quella generazione di donne che alle radici uniscono uno sguardo rivolto al futuro. Vicesindaca di Buie in quota CNI, porta con sé la forza della competenza e la delicatezza dell’ascolto, consapevole che amministrare significa costruire ponti; tra istituzioni e cittadini, tra lingue e culture, tra memoria e innovazione. In lei si riflette una visione moderna e autentica del servizio pubblico, fatta di impegno quotidiano, attenzione ai dettagli e fiducia nelle persone. La sua esperienza di insegnante e di rappresentante della CNI le permette di coniugare pragmatismo e sensibilità, visione amministrativa e vocazione educativa.

Come ha accolto questa nuova responsabilità di vicesindaco e quali sono state le prime sensazioni e priorità che si è posta nei giorni successivi all’elezione?

“Le prime sensazioni sono state sicuramente un insieme di emozioni: entusiasmo, curiosità e anche un pizzico di quella ‘sana agitazione’ che si prova quando si affronta qualcosa di nuovo e importante. C’era da ambientarsi e capire i ritmi e le dinamiche del ruolo, ma devo dire che ho ricevuto fin da subito grande supporto e collaborazione da parte di tutta l’amministrazione e questo ha reso il passaggio molto più semplice. Una delle priorità che mi sono posta è stata quella di individuare una figura di traduttrice per la Città, una necessità concreta per garantire una comunicazione efficace e realmente bilingue. Sono contenta di dire che siamo riusciti a risolvere la questione in tempi brevi, ed è stato un bel primo traguardo che ha dato anche a me una spinta di fiducia per proseguire con entusiasmo”.

In che modo si inserisce la sua figura all’interno del nuovo assetto politico-amministrativo della città?

“Avere una vicesindaca in quota CNI significa avere una voce forte e consapevole all’interno dell’amministrazione cittadina, una voce che comprende a fondo le sfide, i bisogni e anche le ricchezze che derivano dalla nostra storica presenza a Buie. Non si tratta solo di una questione formale, ma di una garanzia di rappresentanza autentica e sentita. Il mio ruolo operativo è quello di contribuire in modo concreto alle decisioni dell’amministrazione, collaborando con il sindaco e con gli assessori in vari ambiti, ma con una particolare attenzione alla tutela e alla promozione del bilinguismo. È una realtà che a Buie fortunatamente non manca, ma credo che si possa sempre fare di più per migliorare la visibilità della lingua italiana, rafforzare la comunicazione bilingue e valorizzare il fatto che Buie è, da sempre, una città dove due culture convivono in modo naturale”.

Buie è una città bilingue, ricca di storia e multiculturalità. Cosa significa, oggi, amministrare un territorio che coinvolge la lingua e la cultura italiane?

“Amministrare una città bilingue come Buie è una grande responsabilità, ma anche un privilegio. Significa custodire un patrimonio culturale unico, dove due lingue e due identità convivono in modo armonioso e si arricchiscono a vicenda. La presenza della lingua e della cultura italiana non è solo un elemento del passato, ma una realtà viva che fa parte dell’identità quotidiana di Buie. Il bilinguismo, infatti, non è soltanto una questione formale: è un valore, un ponte tra persone, generazioni e culture. Come amministrazione, il nostro compito è quello di mantenerlo vivo in ogni ambito, dalla comunicazione ufficiale alle scuole, dalla segnaletica ai progetti culturali. Credo profondamente che la diversità linguistica sia una ricchezza e che proprio in questa pluralità Buie trovi la sua forza e il suo carattere speciale”.

Quali sono, secondo lei, le principali sfide per la Città?

“Le sfide di una Città come Buie sono molteplici e in continua evoluzione, ma l’obiettivo principale rimane sempre quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini. La Città lavora costantemente in questa direzione, affrontando le questioni urbanistiche, economiche e sociali con un approccio equilibrato e orientato al bene comune. Attualmente si sta procedendo con le varie fasi legate al progetto per gli appartamenti di edilizia agevolata, un’iniziativa importante che mira a investire nel benessere dei giovani e delle giovani famiglie, offrendo loro la possibilità di acquistare un’abitazione a prezzi più accessibili. Inoltre, è aperto il bando che consentirà alle giovani famiglie di utilizzare terreni comunali per la costruzione delle proprie case, con un grande sostegno da parte della Città. Parallelamente, si sta lavorando anche sul miglioramento della rete fognaria nelle località di Castelvenere, Caldania e Plovania, un intervento fondamentale per garantire infrastrutture moderne ed efficienti e, di conseguenza, una migliore qualità della vita per tutti i residenti. Si tratta di passi concreti che dimostrano la volontà dell’amministrazione di guardare al futuro con attenzione, sostenendo chi sceglie di vivere, crescere e costruire il proprio percorso di vita proprio qui, a Buie”.

Come vede l’evoluzione turistica di Buie, anche in relazione al patrimonio culturale e storico?

“Vedo tale crescita in modo molto positivo. La nostra città ha tutte le carte in regola per crescere ancora di più in questo settore: ha una posizione privilegiata, un centro storico ricco di storia e una comunità che sa accogliere con calore e autenticità. Negli ultimi anni si è lavorato molto per valorizzare il patrimonio culturale e architettonico, ma anche per promuovere un turismo legato ai sapori del territorio, dal vino e dall’olio d’oliva ai tanti prodotti fatti in casa che raccontano la tradizione e la creatività delle nostre famiglie e aziende locali. Credo che la vera sfida sia proprio questa: offrire un turismo di qualità, sostenibile e attento, che rispetti la nostra identità e porti beneficio anche ai cittadini”.

È di rilevanza pubblica che molti giovani si spostano verso i grandi centri, quali strategie si pensa di adottare per trattenere o riportare i giovani a Buie?

“Oggi molti giovani scelgono di spostarsi verso i grandi centri alla ricerca di opportunità e questo è un tema che ci sta particolarmente a cuore. Credo però che Buie abbia le potenzialità per diventare un luogo dove i giovani restano e vogliono restare. Come amministrazione vogliamo continuare a investire nel loro benessere, creando le condizioni per una vita stabile e soddisfacente: dalla possibilità di acquistare un’abitazione a prezzi accessibili, fino al sostegno a chi desidera avviare un’attività o inserirsi nel mondo del lavoro. È importante anche rendere Buie sempre più viva e partecipata, con iniziative culturali, sportive e sociali che facciano sentire i giovani parte attiva della comunità. In fondo, trattenere i giovani non significa solo offrire opportunità, ma anche farli sentire ascoltati e protagonisti del futuro della città”.

Qual è, secondo lei, il valore concreto del bilinguismo per i cittadini e per l’amministrazione?

“Il bilinguismo, per me, ha un valore profondamente concreto: non è solo una caratteristica del territorio, ma un modo di vivere e di comunicare. Per i cittadini significa poter esprimersi liberamente nella propria lingua, sentirsi riconosciuti e rappresentati. È una forma di rispetto reciproco che rafforza la coesione della comunità. Per l’amministrazione, invece, è una responsabilità, ma anche un’opportunità: permette di offrire un servizio più inclusivo e vicino alle persone e di mantenere viva una tradizione che è parte integrante della nostra identità. Quando una città riesce a funzionare in due lingue, significa che funziona meglio: perché ascolta, comprende e valorizza tutti”.

La Comunità Nazionale Italiana di Buie ha un ruolo storico importante. In quale modo la sua presenza rafforza la rappresentanza e la tutela della minoranza italiana?

“La CNI a Buie ha un ruolo storico fondamentale, perché rappresenta la voce e gli interessi della nostra minoranza all’interno della città e della regione. La sua presenza garantisce che le esigenze, i diritti e la cultura italiana siano sempre tutelati, valorizzati e ascoltati. Per me, come vicesindaca e rappresentante di tale comunità, significa poter portare direttamente all’interno dell’amministrazione le istanze dei cittadini, partecipare alle decisioni e collaborare per costruire progetti concreti che mantengano viva la nostra identità. In sostanza, la CNI non è solo un punto di riferimento culturale, ma una garanzia di rappresentanza reale: assicura che la minoranza italiana abbia voce attiva e continui a contribuire allo sviluppo e alla vita di Buie, senza mai perdere le proprie radici”.

Buie rientra in quell’area speciale che gode delle tutele derivanti dal Trattato di Osimo. In che modo, oggi, queste garanzie si riflettono concretamente nella vita amministrativa e culturale della città? Ritiene che le disposizioni del Trattato siano ancora pienamente applicate o ci sia bisogno di aggiornarle al contesto attuale?

“Le tutele previste dal Trattato di Osimo rappresentano ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per la vita amministrativa e culturale di Buie. Grazie a queste garanzie, la minoranza italiana può sentirsi rappresentata, sostenuta e parte attiva della comunità, dalla scuola alla cultura, dalla comunicazione ufficiale ai servizi pubblici. Su mia iniziativa, ho proposto al sindaco di avviare un aggiornamento dello Statuto della Città proprio per rafforzare il bilinguismo, prevedendo, ad esempio, una segnaletica e comunicazioni pubbliche esposte sia in croato che in italiano, ma non solo. L’obiettivo è rendere più visibile e concreto il valore del bilinguismo nella vita quotidiana dei cittadini. Il sindaco ha accolto fin da subito la proposta e stiamo lavorando insieme per trasformarla in realtà. Naturalmente, come ogni normativa di lungo periodo, anche le disposizioni del Trattato vanno lette alla luce dei tempi attuali: alcune interpretazioni possono essere aggiornate per affrontare le nuove sfide, senza però perdere di vista lo spirito originario, che è quello di garantire pari diritti e opportunità alla minoranza italiana. Il Trattato resta una base solida, ma richiede attenzione e sensibilità per essere applicato al meglio nella Buie di oggi”.

In che misura le relazioni tra Italia e Croazia continuano a incidere sulle dinamiche locali di Buie e dell’intera Regione istriana?

“Le relazioni tra Italia e Croazia continuano a influenzare in modo significativo le dinamiche locali di Buie e dell’intera Regione istriana. Grazie a una collaborazione costante tra i due Paesi, possiamo rafforzare la tutela della minoranza italiana, sostenere progetti culturali e educativi e favorire scambi economici e turistici. Questi legami internazionali non sono astratti: si riflettono concretamente nella vita quotidiana; ad esempio attraverso iniziative comuni, programmi di scambio tra scuole, eventi culturali e supporto alle imprese locali. In questo senso, la cooperazione tra Italia e Croazia diventa uno strumento prezioso per valorizzare il territorio, la sua storia e le sue comunità, rafforzando al tempo stesso l’identità e le opportunità dei cittadini di Buie”.

Quali sono i rapporti e le collaborazioni attuali tra Buie e i Comuni italiani oltre confine? Ci sono progetti transfrontalieri in corso?

“I rapporti tra Buie e i Comuni italiani oltre confine sono da sempre improntati alla collaborazione e al dialogo, con l’obiettivo di valorizzare le nostre radici comuni e creare nuove opportunità di crescita condivisa. Il recente incontro con il Comune di Tribano, in provincia di Padova, rappresenta un importante passo verso un gemellaggio che non si limiterà agli aspetti istituzionali, ma che potrà coinvolgere attivamente scuole, associazioni culturali, sportive e giovanili, favorendo così uno scambio diretto tra le persone e le nuove generazioni. Stiamo già lavorando per portare una serata dell’istroveneto ‘Dimela Cantando’ proprio nel Comune di Tribano, un’iniziativa che unisce musica, lingua e tradizione, e che sarà un’occasione per far conoscere la ricchezza culturale della nostra comunità. L’obiettivo è quello di costruire progetti concreti che promuovano gli scambi culturali, le iniziative ambientali e i percorsi di formazione congiunti, creando un ponte stabile tra le due realtà. Crediamo che queste collaborazioni transfrontaliere siano fondamentali per rafforzare i legami storici e linguistici che ci uniscono e per offrire un esempio positivo di cooperazione europea vissuta concretamente a livello locale”.

Qual è oggi il livello di collaborazione tra la Città di Buie e la Regione istriana? Vi sono progetti di particolare rilievo per la comunità buiese ai quali la Regione ha contribuito in modo diretto o svolto un ruolo significativo nella loro realizzazione?

“La collaborazione tra la Città di Buie e la Regione istriana è costante e positiva. Negli ultimi anni abbiamo portato avanti insieme diversi progetti di rilievo che testimoniano un impegno concreto nel migliorare la qualità della vita dei cittadini e nel valorizzare il nostro territorio. Tra i più significativi cito la ricostruzione della SMS ‘Leonardo Da Vinci’, un investimento importante sostenuto dalla Regione, dall’Unione Italiana e dal Ministero croato della Scienza e dell’Istruzione, che rappresenta un passo fondamentale per il futuro dell’istruzione nella nostra città. Altro progetto di grande valore è l’apertura della Casa dei Castelli a Momiano, un’iniziativa che unisce promozione culturale e sviluppo turistico, contribuendo a far conoscere la nostra storia e la nostra identità. La Regione sostiene inoltre manifestazioni come il Festival dell’istroveneto, e proprio in questo ambito, dopo la firma della lettera d’intenti con l’Unione Italiana nel 2022, stiamo lavorando per ampliare ulteriormente la collaborazione, anche attraverso il progetto della Casa dell’istroveneto, per il quale si stanno valutando anche opportunità di finanziamento europeo. Vorrei aggiungere che Buie è tra i firmatari dell’Accordo di collaborazione per la preservazione della lingua italiana in Istria, coordinato dalla Regione. La vicepresidente della Regione in quota CNI mantiene un dialogo costante con i vicesindaci in quota CNI, offrendo momenti di confronto utili per discutere delle sfide comuni e proporre nuove idee e progetti. In sintesi, i rapporti con la Regione sono vivi, concreti e orientati alla crescita condivisa: un dialogo continuo che ci permette di affrontare insieme le sfide del presente e costruire con fiducia il futuro del nostro territorio”.

Anche come professoressa presso la SMSI “Leonardo Da Vinci” di Buie le chiediamo come valuta l’importanza delle istituzioni scolastiche italiane e di quelle culturali come le Comunità degli Italiani nel mantenimento dell’identità e della lingua?

“Le istituzioni scolastiche italiane e le Comunità degli Italiani hanno un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’identità e della lingua, perché rappresentano il cuore pulsante della nostra presenza culturale in Istria. La scuola, in particolare, non è solo un luogo di apprendimento, ma anche di trasmissione dei valori, delle tradizioni e del senso di appartenenza alla comunità italiana autoctona. Come insegnante della SMSI ‘Leonardo da Vinci’ vedo ogni giorno quanto sia importante offrire ai giovani un’educazione di qualità in lingua italiana e farli sentire parte di una storia viva e condivisa. Allo stesso modo, le Comunità degli Italiani svolgono un lavoro prezioso nel promuovere cultura, arte e socialità, creando spazi di incontro e collaborazione tra generazioni. Solo attraverso una sinergia costante tra scuola, istituzioni e comunità possiamo garantire che la lingua e l’identità italiana continuino a vivere, crescere e rinnovarsi nel tempo”.

Cosa l’ha motivata ad accettare questo incarico politico-amministrativo e quali valori personali desidera trasmettere nel suo operato pubblico?

“Ho accettato questo incarico perché credo profondamente nel valore del servizio alla comunità e nel senso di responsabilità verso le persone e il territorio in cui vivo. Mi motiva il desiderio di contribuire concretamente al benessere della nostra comunità italiana, valorizzandone le istituzioni, la scuola e il dialogo con le nuove generazioni. Nel mio operato pubblico desidero trasmettere trasparenza, ascolto, collaborazione e coerenza: valori che considero fondamentali per costruire fiducia e per essere al servizio dei cittadini. Credo nella forza delle idee condivise, nel rispetto reciproco e nella partecipazione attiva, perché solo insieme possiamo preservare la nostra identità e, allo stesso tempo, aprirci a nuove prospettive di crescita”.

Se dovesse riassumere in una frase la sua visione per Buie nei prossimi cinque anni, quale sarebbe?

“Vedo Buie come una città viva e aperta, che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici, valorizzando la lingua, la cultura e le persone che la rendono unica”.

Qual’è il messaggio che desidera inviare oggi ai cittadini di Buie e ai membri della CNI?

“Il mio messaggio ai cittadini di Buie e ai membri della CNI è di fiducia. Gratitudine per la collaborazione, il dialogo e il senso di appartenenza che si respirano ogni giorno. E fiducia perché sono convinta che insieme possiamo continuare a costruire una Buie sempre più viva, giusta e coesa. Invito tutti a credere nella forza della partecipazione: ognuno di noi può contribuire, con piccoli o grandi gesti, al bene comune. È questo lo spirito che rende la nostra città speciale. Per me, Buie non è solo il luogo dove vivo e lavoro: è casa, è comunità, è un simbolo di convivenza e rispetto tra culture. È la dimostrazione che le lingue e le identità possono camminare fianco a fianco, arricchendosi a vicenda e dando vita a qualcosa di unico. E credo che proprio in questa armonia risieda la vera bellezza e la forza della nostra città”.

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