Buie. I mulini raccontano la Serenissima

Alla Scuola media superiore italiana «Leonardo da Vinci» incontro con il prof. Mauro Scroccaro, il quale ha accompagnato gli alunni dei vari indirizzi di studio dell’istituto scolastico in un viaggio affascinante tra storia, territorio e ingegno idraulico che collega l’Istria, il Veneto e la Grecia

0
Buie. I mulini raccontano la Serenissima

Quando si parla della Repubblica di Venezia, le tematiche a nostra disposizione sono pressoché illimitate. Oltre mille anni di storia, di espansione territoriale e di cultura diffusa su entrambe le sponde del Mar Adriatico hanno fatto sì che la Serenissima sia ancora oggi punto di riferimento e di confronto tra popoli e nazioni divisi da quella linea immaginaria chiamata confine.

Con questa consapevolezza, gli allievi della Scuola media superiore italiana “Leonardo da Vinci” di Buie, guidati dalla prof.ssa Marina Paoletić, nel corso di quest’anno scolastico stanno affrontando il tema dei mulini del Buiese, un argomento apparentemente circoscritto che, ampliando lo sguardo, rivela il forte legame tra queste strutture, un tempo essenziali per la vita quotidiana locale, e la stessa Venezia.

Incontro con l’esperto

Da questa connessione è nato l’incontro, svoltosi ieri presso la sede della “Da Vinci”, con il prof. Mauro Scroccaro, autore della pubblicazione “Sei fiumi per 70 mulini”, edita nell’ambito del progetto Interreg “Edifici nelle aree rurali nella Repubblica di Venezia: ville, mulini, frantoi. Una prima ricerca in Istria, Creta e Veneto”. L’iniziativa ha visto la sua prima pubblicazione nel 2024 sulla rivista di cultura mediterranea “Finnegans”, grazie ai finanziamenti della Regione Veneto destinati agli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale legato alla Serenissima in Istria, in Dalmazia e nell’area mediterranea.

Come ricordato dal professor Scroccaro, in passato i mulini costituivano una presenza ordinaria nel territorio: secondo lo studio, in Istria se ne contavano 228, mentre nel 1766 in Veneto erano circa 4.000, pari a un impianto ogni 340 abitanti. Nel censimento del 1869 il numero salì a 5.214, continuando a crescere fino a quando la produzione di energia elettrica rese progressivamente meno conveniente quella generata dalla forza dell’acqua.
“Nel passato c’erano tre elementi fondamentali in un territorio: la chiesa, la locanda e il mulino – spiega il relatore –. Fonti storiche indicano che già i Romani conoscevano i mulini, ma per loro risultava più conveniente sfruttare la forza lavoro degli schiavi piuttosto che costruirli e provvedere alla loro manutenzione”.

Tecnologia e ambiente

Durante l’incontro sono stati analizzati i diversi tipi di mulini ad acqua, le loro caratteristiche e la loro diffusione nei territori della Serenissima. Particolare attenzione è stata dedicata a un’area del Veneto caratterizzata da sei fiumi di risorgiva situati a ridosso della zona pedemontana: corsi d’acqua che, infiltrandosi nel sottosuolo e incontrando strati impermeabili di argilla, riaffiorano in superficie assicurando un flusso costante durante tutto l’anno e riducendo il rischio di esondazioni.

Alla lezione, seguita dalle quattro classi dei Licei, dalla I, III e IV Perito informatico, dalla III Perito commerciale e dalla III Meccanici, è stata approfondita anche la figura del mugnaio, spesso vista negativamente dall’opinione pubblica dell’epoca, origine del noto detto “tirare l’acqua al proprio mulino”, tuttora diffuso.

La ricerca, che coinvolge Italia, Slovenia, Croazia e Grecia, contribuisce a ricostruire in modo più completo la storia del territorio e il ruolo delle infrastrutture idrauliche nello sviluppo economico e sociale delle comunità adriatiche.

Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, è possibile soltanto dietro autorizzazione dell’editore.

L’utente, previa registrazione, avrà la possibilità di commentare i contenuti proposti sul sito dell’Editore, ma dovrà farlo usando un linguaggio rispettoso della persona e del diritto alla diversa opinione, evitando espressioni offensive e ingiuriose, affinché la comunicazione sia, in quanto a contenuto e forma, civile.

No posts to display