Arsia. Il 28 febbraio 1940 come monito (foto)

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Arsia. Il 28 febbraio 1940 come monito (foto)
Prima dei 185 rintocchi della campana "Alma Mater Dolorosa"

Una tragedia troppo a lungo ignorata le cui vittime devono continuare a essere ricordate per far sì che simili disastri non avvengano mai più e che le morti sul lavoro diventino un problema appartenente soltanto al passato. È questo l’obiettivo principale della tradizionale commemorazione avviata per onorare i 185 minatori morti nel disastro avvenuto il 28 febbraio del 1940 nella miniera di Arsia, come sottolineato pure durante l’edizione 2026 dell’appuntamento, tenutasi sabato. La cerimonia ha visto anche questa volta numerosi partecipanti, tra i quali a rappresentare lo Stato italiano sono stati, oltre all’ambasciatore della Repubblica Italiana in Croazia Paolo Trichilo, accompagnato dalla consorte Laura Poli, pure Daniele Rampazzo, ministro plenipotenziario del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Iva Palmieri, console generale d’Italia a Fiume e il console onorario Tiziano Sošić.

“Ho letto gli eccellenti libri di Tullio Vorano e di Rinaldo Racovaz che gli autori mi hanno gentilmente fornito in occasione della mia visita ad Arsia l’anno scorso. Il titolo del primo lavoro (del professor Vorano, nda), ‘Sono morti inutilmente’, è, purtroppo, un’ottima sintesi dell’accaduto e ci ricorda un passato che non dovrebbe più accadere”, ha sottolineato l’ambasciatore Trichilo, parlando di quella che ha definito come “la più grande sciagura mineraria della storia d’Italia, in cui perirono cittadini italiani, croati, sloveni e di altre nazionalità, tutti in cerca di un avvenire migliore per sé e per le proprie famiglie”.

La cerimonia si organizza dal 2007 ed è nata grazie all’iniziativa del Circolo di cultura istroveneta “Istria” di Trieste, il quale propose alla Comunità degli Italiani “Giuseppina Martinuzzi” di Albona di dedicare un evento per commemorare le vittime della tragedia, alla fine istituito anche grazie al patrocinio del Comune di Arsia e in seguito anche con quello della Città di Albona. Negli ultimi anni gli organizzatori del tradizionale appuntamento sono la CI albonese e il Comune di Arsia, rappresentati sabato innanzitutto da Daniela Mohorović e Tullio Vorano, presidente del sodalizio e presidente della Giunta esecutiva della CI, e dal sindaco Leo Knapić.

La cerimonia di quest’anno sarà ricordata come la prima edizione dell’evento a essere organizzata in seguito al conferimento, da parte del presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella e su proposta di Marina Elvira Calderone, ministro del Lavoro, della Stella al merito del lavoro alla memoria dei 185 minatori, con la quale agli stessi operai è stato riconosciuto lo status di “Maestri del Lavoro”.

Come ha detto durante la cerimonia tenutasi sabato Roberto Kodermatz, console provinciale dei Maestri del Lavoro di Udine, il riconoscimento era stato proposto alla Federazione Nazionale Maestri del Lavoro da parte di due Maestri del Lavoro: si tratta del compianto Mario Caporale e del professor Michele Maddalena, al quale va pure il merito di aver promosso la realizzazione della campana “Alma Mater Dolorosa”, dedicata ai 185 minatori, donata al Comune di Arsia e collocata nella piazza principale della cittadina mineraria. La proposta per il conferimento della decorazione era stata presentata dalla Federazione alla presidenza della Repubblica Italiana nel 2018, mentre il decreto in base al quale la decorazione è stata conferita è stato firmato il 30 dicembre del 2025.

«Un piccolo chicco di grano»

“Se la tragedia di Marcinelle, giustamente, è entrata, a poco a poco, nella coscienza italiana ed è ormai un patrimonio riconosciuto, lo stesso non può ancora dirsi per quella di Arsia. La consapevolezza sta però crescendo grazie all’impegno profuso dal 2007 dal Circolo ‘Istria’ di Trieste, che propose alla CI di Albona di dedicare, in collaborazione con il Comune, un evento a questa tragedia. Ora, un segnale importante di condivisione del dolore e della memoria è giunto dal Signor Presidente della Repubblica Italiana”, ha sottolineato durante la cerimonia l’ambasciatore Trichilo, dicendosi molto lieto che “oggi partecipi alle cerimonie un così vasto pubblico proveniente dall’Italia, nostro Paese, con le rappresentanze della Federazione Nazionale Maestri del Lavoro e di alcuni Comuni d’Italia, insieme alle autorità locali, dal Sindaco di Arsia ai vertici della Regione istriana”.

Così è stato anche quest’anno. Nel suo discorso, il sindaco di Arsia, Leo Knapić, ha voluto sottolineare l’importanza della verità e dei fatti storici riguardo ai responsabili delle 185 vite spezzate in una tragedia che sarebbe stata evitata se l’amministrazione italiana dell’epoca avesse implementato i necessari protocolli di sicurezza e se non avesse forzato la produzione a scapito del benessere dei lavoratori. Che il motto “massimizzare la produzione e disumanizzare i lavoratori” sia presente ancora oggi, lo ha rilevato Livio Dorigo, del Circolo “Istria” di Trieste. Sulla stessa questione si è soffermata anche Giulia Millevoi, presidente della Società operaia di mutuo soccorso “Onorato Zustovich” di Trieste, mentre Daniela Mohorović, oltre ad aver letto il messaggio dell’onorevole Furio Radin, ha elencato alcuni dei più importanti progetti realizzati in seguito all’avvio della commemorazione. Tra questi, la pubblicazione, già nel 2008, del volume “Arsia 28 febbraio 1940”, tradotto in croato nel 2015 e ristampato nel 2019.

Secondo Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana, le commemorazioni dedicate ai minatori morti sono “un piccolo chicco di grano” necessario per trasformare il ricordo e il loro sacrificio “nel pane dell’amore e della pace”. “La commemorazione di oggi è anche un promemoria che le morti sul lavoro non appartengono soltanto al passato; sono, purtroppo, una realtà ancora attuale ed è nostra responsabilità, umana, civile e politica, fare in modo che diventino davvero un’esclusiva della storia”, ha affermato Jessica Acquavita, vicepresidente della Regione istriana in quota CNI.

I rintocchi della campana

A rivolgersi ai presenti sono stati pure Boris Miletić, presidente della Regione istriana, Dalibor Paus, deputato al Sabor, come pure Edvino Jerian, presidente dell’Università popolare di Trieste, oltre che i sindaci di San Giorgio di Nogaro e Torviscosa, Comuni amici di Arsia da diversi anni, Pietro Del Frate ed Enrico Monticolo, i quali, con Ludovico Rustico, presidente dell’associazione “Ad Undecimum”, hanno regalato al Comune di Arsia una copia della scultura al minatore di Marcello Mascherini che una volta era collocata, prima di essere distrutta, di fronte all’ingresso nell’edificio in cui si trova pure la sala della Società artistico-culturale “Rudar” di Arsia, che ha ospitato pure l’edizione 2026 della commemorazione. A realizzare la copia è stato l’atelier di Serena Del Piccolo.

Alla cerimonia, alla quale ha presenziato pure il sindaco di Albona, Donald Blašković, e che è stata moderata da Ivana Griparić, direttrice della Pro loco di Arsia, hanno contribuito le voci del coro misto “Giuseppina Martinuzzi” della CI albonese, dirette dalla maestra Đenana Levak, come pure l’alunna Larisa Merdanović, della Scuola elementare “Ivan Batelić” di Arsia. Sono seguiti i tradizionali 185 rintocchi della campana “Alma Mater Dolorosa”, la Santa messa, come pure un’altra esecuzione della rappresentazione “262 vestiti appesi” di Alessandro Idonea e Maria Elisa Corsaro, che commemora la tragedia di Marcinelle e che è stata presentata negli anni scorsi tre volte al pubblico del territorio, per la quale l’ambasciatore Trichilo ha detto che potrebbe essere “di ispirazione a qualcuno per un lavoro originale relativo alla tragedia di Arsia”.

Paolo Trichilo

 

Il sindaco di Arsia Leo Knapic
Nella sala della SAC “Rudar”
Il coro misto della CI di Albona, diretto da Denana Levak
Negli spazi dell’ex sala cinematografica

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