Archeologia. Il sito di Cattoro è un gioiello a cielo aperto

Il Museo civico di Umago ha dedicato il ciclo di conferenze «Cosa xe de novo?» di ottobre alla collega scomparsa Biljana Petrović Markežić

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Archeologia. Il sito di Cattoro è un gioiello a cielo aperto
Foto Nicole Mišon

“Ottobre è un mese particolare per il Museo civico di Umago, ricordiamo la nostra collega e archeologa Biljana Petrović Markežić a dieci anni dalla sua scomparsa”. con queste parole la direttrice del Museo Biljana Bojić ha avviato il ciclo di conferenze “Cosa xe de novo?”. Tre appuntamenti, che si susseguiranno una volta a settimana, incentrati sulla cittadina e sui ritrovamenti nella località e nel suo circondario. “Nel 2013 Biljana aveva notato le prime tessere di mosaico rinvenute dal mare nella zona di Cattoro, da lì aveva ripreso le ricerche nell’area poi continuate da Anika Maijanović Simić, curatrice del Museo Lapidarium di Cittanova, che presenterà lo stato attuale dei lavori di recupero e di conservazione del sito”, ha aggiunto Biljana Bojić.

La ricercatrice ha esordito specificando che nella penisola di Cattoro è situata un’antica villa romana che si estende fino alla penisola di Tiola. Questi tipi di costruzioni si diffusero in Istria attorno al I secolo a. C., mentre in Italia già esistevano e avevano la funzione di centri agricoli importanti per lo sviluppo e la produzione di cibo da destinare all’esercito.

Lo sviluppo della costa

“Notiamo che nell’antichità la costa occidentale dell’Istria era molto sviluppata, così come parte dell’entroterra. Ciò è dovuto ai fattori climatici favorevoli e alla possibilità di costruire porti per accedere al mare e incrementare il commercio attraverso la navigazione, molto più pratico, sicuro ed economico rispetto a quello via terra – ha spiegato la relatrice -. Notiamo invece che sulla costa orientale della nostra penisola ci sono molti meno insediamenti antichi, ciò è dovuto alla sua geografia frastagliata”.
Anika Maijanović Simić ha inoltre ricordato che nell’antichità Umago e Salvore erano due porti abbastanza grandi se confrontati con quelli circostanti, inoltre sorgevano a ridosso della via Flavia, una della principali direttrici romane che collegava la costa istriana direttamente ad Aquileia, rappresentando un’arteria commerciale di immenso valore. Tutto ciò ha favorito il prosperare delle ville romane in Istria. Tali costruzioni si differenziano in base a due categorie: quella dell’ubicazione e quella della destinazione d’uso. “La struttura di Cattoro fa parte delle villea maritinaea ed è considerata una villeggiatura di lusso, i cui proprietari appartenevano alla casta dei senatori o dei cavalieri e la usavano come seconda casa dove rilassarsi e riposarsi – ha chiarito l’archeologa -. I reperti ci indicano che la tenuta era costituita da più parti non unite tra loro, infatti, si estende su una vasta area”.

Un tesoro di immenso valore tra mare e terra nei pressi della città di Umago, tra hotel di lusso e spiagge in estate invase da turisti e abitanti locali che nuotano nelle sue acque. “Il primo a nominare la villa è stato lo storico di origine triestina Pietro Kandler: in seguito a una mareggiata vennero alla luce le prime rovine – ha spiegato Anika Maijanović Simić -. Le prime ricerche amatoriali furono condotte invece da Nicolò De Venier, assieme al professor Emilio Silvestri, alla fine del XIX secolo. Per realizzare i sondaggi sottomarini fu necessario attendere il 1957/58, dai quali emersero i primi mosaici, un’architettura più complessa e parte della località fu protetta e delimitata”. Da allora fu un susseguirsi di attività volte al recupero, alla conservazione e alla tutela del sito archeologico.

Foto Nicole Mišon

Urbanizzazione e deturpamento

Il mare dà, il mare toglie. Il forte maltempo del 1969 portò a galla altri reperti importanti, mentre a partire dagli anni ‘70 in poi ci fu una forte urbanizzazione della zona legata all’espandersi del turismo. Gli scavi per la costruzione delle strutture alberghiere portarono alla luce altre parti della villa, ma contemporaneamente questa crescente cementificazione deturpò alcune parti delle rovine. Quel periodo fiorente per Umago e per la sua trasformazione in località turistica di massa, rappresentò un momento di deturpamento e devastazione della località archeologica.

“Nel 2003 il Museo civico di Umago avviò le ricerche nel sito per completare la documentazione e salvaguardare l’area – ha proseguito la relatrice -. Allora fu ritrovata una tomba formata da una costruzione appoggiata al muro della villa, ricoperta da tegole: l’aspetto ricorda quello di una casa, a sottolineare il legame che i romani avevano con la morte. Al suo interno furono ritrovati due corpi con dei monili e altri oggetti, che permisero agli archeologi di datare il loculo funerario alla tarda età antica, quando parti della costruzione vennero abbandonate o cambiarono funzione”. Sempre in quel periodo nelle acque a ridosso della penisola di Cattoro fu scoperto il molo che garantiva l’accesso alla villa alle barche, mentre nel 2009, sul fondale marino, fu rinvenuta una struttura per l’allevamento dei pesci. “Si tratta di quattro piscine, forse questa costruzione indica che venivano allevati quattro tipi di pesce differenti – precisa l’archeologa -. La grandezza ci fa capire che la quantità di pesce non serviva solo ad assicurare il fabbisogno dei residenti della villa, ma probabilmente aveva scopi commerciali”.

Nuove scoperte

Per quanto queste rovine siano antiche, il lavoro e gli studi non si fermano mai. Pietre, oggetti, resti continuano a regalare nuove scoperte e ad arricchire la storia della località. “Dal 2014/15 la collega Biljana Petrović Markežić ha preso in mano le ricerche, le quali hanno incluso la messa in sicurezza di alcune zone vicine al mare, così come la documentazione, gli studi e la salvaguardia della località – precisa Anika Maijanović Simić -. Da allora è stato rinvenuto un mosaico bianco che ricopre la pavimentazione di un’intera stanza, oltre a essere stata scoperta un’ulteriore stanza collegata da un corridoio che ci ha portati a capire che c’era ancora un’altra parte della villa che è andata perduta per sempre. Infine nel 2018/19 ci siamo dedicati alle fondazioni di una stanza e ai canali di scolo, probabilmente di acqua piovana, che portavano verso il mare. Nella zona occidentale si è lavorato sulla cisterna, divisa a metà negli anni ‘70 dai tubi della canalizzazione. Nonostante ciò gli studiosi sono stati in grado di stabilire che il suo interno è composto da tre strati di intonaco, mentre il pavimento è ricoperto da quadratini di ceramica”.

Quello di Cattoro e Tiola è un sito archeologico, immerso nel cuore turistico e vacanziero di Umago, che continua a regalare sensazionali scoperte storiche e il lavoro da fare è ancora molto. Il Museo civico non intende certo fermarsi qui, c’è solo da chiedersi se il buonsenso civico prevarrà sulla deturpazione portata dal turismo di massa.

Foto Nicole Mišon

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