Ancora di salvezza per le gru in acacia

Il FLAG ha stanziato 446mila kune per il progetto di salvaguardia promosso dalla Città e dal Museo

Le gru di Salvore

Tempeste, fulmini, parassiti e non per ultimo… il picchio. Sono questi i principali nemici delle gru in acacia che servono per salvare le piccole batane dalle mareggiate. I pescatori le chiamano “grue” e con il tempo sono diventate il simbolo della costa, da Salvore a Umago. Oggi sono una testimonianza della storia passata e ora è giunto il momento di fare qualcosa per salvarle dall’abbandono e da una fine certa, perché una dopo l’altra cadono a pezzi. A proposito è arrivata una bella notizia, perché il progetto di salvaguardia delle gru, promosso dalla Città di Umago e dal Museo civico e sottoposto all’attenzione del Gruppo d’azione locale per la pesca (FLAG), ha ottenuto da quest’ultimo un finanziamento di 446mila kune nell’ambito del programma di tutela delle tradizioni marinare. Mezzi che serviranno per la mappatura, la salvaguardia, la valorizzazione e la promozione delle gru.

 

Essendo d’acacia e dunque di legno, le gru possono resistere per decenni alle tempeste. Le cose cambiano allorché vengono prese di mira dal picchio, che ne buca il tronco facendo entrare l’acqua che le fa marcire. Il legno d’acacia è molto resistente e flessibile, ma tuttavia ha una durata nel tempo. Certo dura molto più a lungo del ferro e dell’acciaio, ma quando non c’è la dovuta manutenzione, si deteriora. È quanto sta succedendo per esempio a Salvore e a Pozioi, dove di gru ce ne sono ancora tante, ma di anno in anno ce n’è qualcuna di meno. Si tratta di pali lunghi 4-5 metri, affondati alla base nel cemento e tra le rocce.

Tra i nemici delle gru anche il picchio

Già nel 2015 la città di Umago aveva deciso di mettere sotto tutela le gru che si trovano lungo la costa, una decisione purtroppo rimasta solamente sulla carta. Sulle gru e sulle piccole batane salvorine finora si è scritto molto; è stato stampato pure un libro dal titolo “Un mare, una barca e tante storie”, a cura di Marina Paoletić, Silvano Pelizzon e Christian Petretich, mentre il Museo civico ha avviato un censimento e uno studio sull’argomento, ma più il tempo passa e più queste gru invecchiano e s’indeboliscono.
Salvarle non è facile, perché ogni restauro richiede tempo e denaro. Le gru in acacia hanno una durata di 60-70 anni, il doppio se non si trovano proprio a contatto con le mareggiate, ma senza vernice e alcuna difesa, prima o poi sono destinate a crollare.

Si tratta di una struttura molto semplice e pratica: due pali, alcuni paranchi con un gancio in ferro e un cavo d’acciaio collegato a un tamburo e a una manovella. Con la forza delle braccia la barca viene quindi agganciata al cavo, che poi s’avvolge attorno al tamburo. In questo modo le barche vengono sollevate dalla superficie del mare, per evitare che vengano rovinate dalle mareggiate. Ora tutti questi ingranaggi sono arrugginiti, il metallo è stato letteralmente “mangiato” dalla salsedine e le gru spesso cadono a pezzi. Quando venivano usate, diverse volte all’anno i cavi d’acciaio e i paranchi venivano ingrassati e i pali d’acacia difesi con del semplice bitume. Ma la forza corrosiva della salsedine, si sa, non perdona.

Le gru a rischio soprattutto a Umago

Per le gru ora c’è una speranza; i finanziamenti sono stati individuati e ci si augura che il progetto di recupero vada finalmente in porto.

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