Albona. Un ponte d’amicizia fatto di emozioni e ricordi comuni

Nel Teatrino della CI si sono esibite le voci del sodalizio e della Comunità bosgnacca dell’Istria. Presente anche Elma Kovačević Bajtal, ambasciatrice della Bosnia ed Erzegovina in Croazia

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Albona. Un ponte d’amicizia fatto di emozioni e ricordi comuni
Goran Vlacic, Boris Miletic, Daniela Mohorovic, Senad Prsic, Denana Levak, Natali Horvat, Elma Kovacevic Bajtal e Larija Tatar di fronte al palcoscenico Foto Tanja Škopac

“Con quest’evento desideriamo continuare a coltivare quel ponte di amicizia, rispetto e convivenza che ci è stato lasciato dai nostri avi”. Con queste parole Daniela Mohorović, presidente della Comunità degli Italiani “Giuseppina Martinuzzi” di Albona, ha concluso il suo discorso di circostanza pronunciato nella parte introduttiva della serata tenutasi nei giorni scorsi nel Teatrino del sodalizio albonese. Organizzata dalla stessa CI e dalla Comunità nazionale dei bosgnacchi dell’Istria con il titolo “Most prijateljstva – Pjesma kao zlatna žila zajedništva: moda, sevdah i kancona” (Ponte dell’amicizia – Canzone come vena d’oro della comunità: moda, sevdah e canzone italiana), la serata ha visto l’esibizione del coro misto “Giuseppina Martinuzzi” della CI albonese e della corale “Istarske gondže” (lett. boccioli di rosa dell’Istria) della Comunità bosgnacca, entrambi diretti dalla maestra Đenana Levak, oltre che una sfilata di moda nell’ambito della quale è stata presentata una collezione ispirata alle divise dei minatori e realizzata da Larija Tatar.

“Oggi celebriamo e rafforziamo un ponte dell’amicizia, un ponte che non nasce oggi, un ponte che ha fondamenta solide, costruite nel tempo dai nostri padri, dai nostri nonni e bisnonni, che, con il loro duro lavoro nelle miniere, hanno edificato una società fondata sui profondi valori di solidarietà e mutuo soccorso e su quello speciale senso di fratellanza che i minatori chiamavano lo spirito di camerati. Uno spirito che andava oltre ogni appartenenza nazionale e che univa le persone nel rispetto reciproco e nella condivisione delle difficoltà e delle speranze. Grazie a loro, Albona è oggi una realtà multiculturale e multietnica, fondata su un profondo rispetto delle diversità, un valore che nel mondo di oggi non è affatto scontato, ma rappresenta una ricchezza preziosa che dobbiamo custodire e coltivare con grande attenzione. Proprio in questo senso nasce il progetto che presenteremo questa sera”, ha detto, tra l’altro, all’inizio della serata Daniela Mohorović, salutando tutti i presenti all’evento, organizzato nell’ambito del programma di celebrazioni del 105° anniversario dello storico sciopero dei minatori del 1921, noto come Repubblica di Albona e prima rivolta antifascista.

Una ricchezza inesauribile

Tra i presenti, oltre al presidente della Comunità nazionale dei bosgnacchi dell’Istria, Senad Pršić, anche Elma Kovačević Bajtal, ambasciatrice della Bosnia ed Erzegovina nella Repubblica di Croazia, il presidente della Regione istriana Boris Miletić, come pure il vicesindaco albonese Goran Vlačić. Presenti pure Mirela Čaušević, vicepresidente della Comunità nazionale dei bosgnacchi della Croazia e il professor Esad Bajtal, oltre che Senad Hajdarević, presidente del Consiglio della minoranza bosgnacca nazionale della Regione litoraneo-montana e Jasna Peršić, presidente della Società artistico-culturale “Sevdah” di Fiume. “Dicono che i ponti siano le strutture più nobili costruite dall’uomo perché uniscono ciò che la natura ha separato. I ponti che costruiamo stasera non sono fatti di pietra e acciaio, ma di versi, emozioni e ricordi comuni. In un mondo che spesso sembra accelerato e disunito, la poesia e la canzone rimangono quella vena d’oro, una ricchezza inesauribile che unisce le nostre identità e trova la strada verso ciò che abbiamo in comune, l’umanità”, ha dichiarato Pršić, paragonando in seguito una vena d’oro all’arte vera e propria, che è altrettanto “rara, preziosa ed esige un grande sforzo per essere scoperta”.

“Attraverso questo programma non celebriamo soltanto l’espressione artistica, ma anche un’amicizia che va oltre i confini e oltre le lingue, un patrimonio culturale che preserviamo per le generazioni venture, un dialogo che si conduce ottimamente attraverso la bellezza della canzone. Questa serata ci sia un promemoria che finché abbiamo la canzone nel cuore e degli amici al nostro fianco le nostre strade sono lastricate d’oro”, ha aggiunto Pršić, ringraziando anche i protagonisti della serata, “la cui creatività è il materiale legante che ci tiene radunati”.

Rispetto reciproco

Ha salutato i presenti pure il vicesindaco albonese Goran Vlačić, il quale ha detto che proprio nelle miniere dell’Albonese, ma anche nella vita dei minatori in generale, nascevano legami, solidarietà e amicizie che superavano i confini, una comunità che da sempre era alla base di Albona, celebrata e ricordata nel corso della stessa serata, voluta anche per sottolineare l’importanza della cultura, dell’arte e del rispetto reciproco per la vita di una comunità. Sono valori, come ha detto in seguito Boris Miletić, che “l’Istria da sempre porta avanti e custodisce gelosamente”. A suo avviso, simili appuntamenti sono più che necessari oggi, in un ambiente “tutt’altro che tranquillo, tutt’altro che sicuro”.

“Qual è il legame tra l’Italia, la Croazia e la Bosnia ed Erzegovina? È il Mar Adriatico, un mare che unisce coste, Paesi e culture diverse, ma lo sono anche genti, incontri e amicizie. È proprio grazie a queste amicizie e al rispetto reciproco tra persone che siamo qui stasera per dimostrare, tramite la canzone, la cultura e la comunità, quanto sia importante costruire i ponti tra i popoli, quanto importante sia stare insieme, come esseri umani”, ha sottolineato l’ambasciatrice Elma Kovačević Bajtal, ringraziando gli organizzatori della serata per aver continuato a usare “i sassolini di amore e amicizia per la costruzione dei ponti che dureranno, sicuramente, a lungo”. Si è detta molto contenta di aver sentito, nel discorso di Vlačić, la parola “sretno”, buona fortuna, una parola che spesso sentiva nella sua natia Breza (nelle vicinanze di Sarajevo), grazie alla presenza di una miniera e dei minatori che rivolgono quest’augurio ai colleghi che scendono nel pozzo.

Dai pozzi alla passerella

Come ha detto la moderatrice della serata, Ana Černjul, la quale ha condotto il programma in croato e in italiano, nella miniera di Breza il lavoro dei minatori non è riservato soltanto agli uomini; vi lavorano, ancora oggi, pure delle donne. Di Breza era anche il minatore Alija Sirotanović, conosciuto per il record del 1949 per la quantità di carbone estratto. Ha trascorso una parte della sua infanzia nella stessa città pure la stilista Larija Tatar, la cui collezione, indossata nell’occasione dalle voci delle due corali e dedicata agli operai del sottosuolo, come detto nel corso della serata, attraverso i materiali e i simboli (i vestiti realizzati sono decorati anche con due martelli incrociati), “racconta una storia di sudore, pericolo e solidarietà che regnavano nei pozzi minerari”. “Non è soltanto abbigliamento, è il ricordo dei pozzi e della torre mineraria spostato sulla passerella”, ha detto la Černjul, mentre la stilista si è presentata con il piccolo Zejn Bajtal, il quale indossava la divisa cerimoniale di suo nonno di 60 anni fa e un paio di stivali “per dimostrare quanto è difficile camminare negli stivali del minatore”.

Prima di presentarsi nei vestiti creati dalla Tatar e prima di eseguire a voci unite i brani finali della serata, ispirati anche alla miniera, ai minatori e all’Istria, meritando pure una standing ovation, le due corali, dirette dalla Maestra Levak, accompagnate al pianoforte dalla giovane Natali Horvat e alla chitarra da Mladen Rašić, si erano presentate con varie canzoni della tradizione istriana e bosgnacca, compresa quella intitolata “La rondinella istriana”, ovvero i versi di Giuseppina Martinuzzi messi in musica da Daniel Načinović.

L’esecuzione congiunta delle due corali
Foto Tanja Škopac

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