Albona. Fonte di Sant’Antonio: dieci milioni di kune

Con i fondi europei la sorgente idrica sarà dotata di uno stabilimento permanente

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Albona. Fonte di Sant’Antonio: dieci milioni di kune
Alen Golja. Foto: TANJA ŠKOPAC

“La situazione cui abbiamo assistito nei mesi scorsi in fatto di approvvigionamento idrico ci ha fornito lo spunto per ulteriori riflessioni riguardo agli investimenti futuri finalizzati al miglioramento del sistema idrico, ma anche per cercare di rendere maggiormente accessibile l’utilizzo delle acque tecnologiche depurate dagli impianti la cui installazione è pianificata nell’ambito del progetto per la ricostruzione del sistema di smaltimento delle acque fognaria per l’agglomerato Albona-Arsia-Porto Albona (Rabaz)”. Così Alen Golja, direttore della municipalizzata preposta alla gestione della rete idrica e di quella delle acque reflue “Vodovod Labin”, rispondendo alle domande poste durante l’ultima seduta del Consiglio cittadino dal consigliere Mladen Bastijanić (Democratici istriani), ex dipendente della stessa ditta, oggi in pensione.

Quest’ultimo ha voluto sapere perché nei mesi scorsi le restrizioni idriche sono state introdotte anche nell’Albonese, dove, a suo avviso, nonostante la siccità, la quantità dell’acqua a disposizione era più che sufficiente a soddisfare il fabbisogno dei residenti e dei turisti. In tutta risposta Golja ha precisato che le restrizioni introdotte a livello regionale erano legate all’uso dell’acqua potabile per l’irrigazione delle aree verdi pubbliche e private, come pure per la pulizia delle strade e il lavaggio dei veicoli. Non riguardavano il consumo domestico e non c’era alcun limite per quanto riguarda l’irrigazione delle aree agricole.
Stando alle sue parole, le fonti dalle quali l’acqua potabile arriva ai rubinetti degli utenti dell’Albonese avevano registrato nello stesso periodo i più bassi livelli d’acqua mai avuti prima. Inoltre, nel caso delle fonti Gaia e Kokoti, nella valle d’Arsa, c’erano dei problemi con l’infiltrazione dell’acqua marina. Per cui proveniva dalla fonte di Sant’Antonio, sfruttata per la prima volta nel 2020 (i cui potenziali ancora oggi sarebbero insufficientemente utilizzati soprattutto nei periodi di siccità), più del 50 per cento dell’acqua potabile che era necessaria per soddisfare le esigenze dell’Albonese. “Oggi possiamo dire con certezza che questa sorgente dispone di abbondanti quantità d’acqua potabile”, ha concluso Golja.
Contattato da noi in merito per delle informazioni aggiuntive, il direttore della municipalizzata ha affermato che con le fonti di Sant’Antonio e di Mutvica, la “Vodovod Labin” può garantire agli abitanti dell’Albonese un approvvigionamento idrico di qualità anche durante i periodi di condizioni estreme, “che, purtroppo, secondo quanto si prevede, saranno sempre più frequenti”. “Per questo motivo, in collaborazione con l’Ente idrico statale ‘Hrvatske vode’, intendiamo avviare la costruzione di uno stabilimento permanente, con tutte le strutture necessarie, sulla fonte di Sant’Antonio, un progetto che sarà cofinanziato con i mezzi dell’Unione europea, dal fondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza 2021-2026”, ha confermato Golja. Si tratta di un’iniziativa di 10 milioni di kune, di cui l’85 per cento proverrà dai fondi europei, mentre il resto sarà a carico del budget statale.

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