A Vines per onorare i minatori

Albona. Passeggiata promossa dall’Unione Italiana e dal sodalizio di Albona per ricordare lo storico sciopero del 1921, di cui quest’anno ricorre il centesimo anniversario

Tullio Vorano, Maurizio Tremul, Daniela Mohorović e Marin Corva a Vines. Foto Tanja Škopac

“Alla Comunità degli Italiani di Albona voglio fare gli auguri per quest’importante anniversario. Siete anche voi gli eredi di quelle persone coraggiose che decisero di sacrificare la propria vita per la libertà e le nuove generazioni”. Così sabato scorso a Vines, in Piazza rossa (Krvova placa), Maurizio Tremul, presidente dell’Unione Italiana, all’inizio di quella che è stata definita dagli organizzatori, l’UI e la CI albonese, una passeggiata in onore dei minatori che parteciparono alla storica rivolta del 1921, il cui 100.esimo anniversario si celebra anche nell’ambito di un programma cittadino iniziato lo scorso 2 marzo.

Lo storico sciopero

Lo sciopero ebbe inizio nella stessa data di cent’anni fa, nella stessa piazza a Vines, dove sabato a rappresentare la CI di Albona sono stati Daniela Mohorović e Tullio Vorano, rispettivamente presidente e presidente della Giunta esecutiva della CI, assieme a molti soci del sodalizio albonese. Presenti pure Marin Corva, presidente della Giunta esecutiva dell’UI, la presidente della CI di Pisino, Nensi Rabar e l’ex presidente dello stesso sodalizio, Gracijela Paulović. Nell’occasione sono stati deposti dei fiori ai piedi del monumento eretto recentemente nella stessa piazza, con scritte dedicate allo storico sciopero, soffocato l’8 aprile 1921, nell’ambito di un progetto di riassetto del luogo, a carico della Città di Albona. “I minatori insorsero non soltanto per sé stessi e per le loro famiglie, ma anche seguendo degli ideali molto più avanzati. Noi vogliamo ricordare il loro sacrificio e il loro contributo, così come ricordiamo ogni 10 febbraio il sacrificio e il contributo di molti italiani morti nelle foibe e cacciati durante l’esodo. Allo stesso modo ricordiamo anche coloro che sono stati uccisi per mano del nazifascismo. Non ci sono ideologie che ci animano, ma soltanto la volontà di ricordare coloro che sono morti per valori che sono importanti anche per noi oggi”, ha detto Tremul, sottolineando pure l’importanza dell’insegnamento che gli stessi minatori, che erano di diverse nazionalità, lingue e culture, diedero alle giovani generazioni lottando per i propri ideali e i propri diritti.

Una lapide in italiano?

Come confermato nell’occasione, l’UI proporrà alla Città di Albona la creazione di una versione in lingua italiana della lapide che ricorda lo sciopero collocata nel 1954 sulla facciata dell’edificio dell’ex stazione di trasformatori elettrici nella piazza, come pure del contenuto del nuovo monumento, con la scritta “Da se svojni ne zobi” (Per non dimenticare mai). L’UI vorrebbe, inoltre, che la denominazione della piazza fosse bilingue ed è disposta a coprire le spese di detti interventi.
Rivolgendosi ai presenti, Daniela Mohorović ha portato il saluto anche di Furio Radin, deputato al Sabor, mentre Marin Corva ha parlato dell’importanza di dichiararsi italiani durante il prossimo censimento in Croazia. A soffermarsi sullo storico sciopero, noto come Repubblica di Albona e assieme alla rivolta del Prostimo, una delle prime rivolte antifasciste, è stato Tullio Vorano, storico e già dirigente del Museo popolare di Albona, il quale ha ricordato che la miniera di Vines fu aperta nel 1879 e che a precedere la protesta del 1921 erano stati molti altri scioperi.

L’incontro nella Cittavecchia di Albona

La rivolta del Prostimo

“L’amministrazione italiana decurtò le paghe e dimezzò le giornate festive. Il 2 febbraio 1921 i minatori non si recarono al lavoro perché era la Madonna della Candelora e i minatori tenevano molto a questa festività. La direzione decise così di non assegnare ai minatori la parte spettante dello stipendio, ossia il premio promozione, per tutto il mese di febbraio. Ci fu subito una mezza rivolta”, ha raccontato Vorano. Seguirono le trattative con i dirigenti, per le quali il leader sindacale Giovanni Pippan si recò Trieste, dove non riuscì a raggiungere alcun accordo. Al suo ritorno il sindacalista fu malmenato da un gruppo di squadristi a Pisino. “Questo e il fatto che i fascisti alcuni giorni prima incendiarono la Camera del lavoro a Trieste indusse i minatori a organizzare il 2 marzo 1921 questa grande rivoluzione”, ha detto Vorano, secondo il quale fu uno sciopero diverso da quelli precedenti, anche perché i minatori costituirono le cosiddette guardie rosse, con a capo Francesco Da Gioz. Tra i capi della rivolta ci fu pure Giovanni Tonetti, noto anche come “conte rosso” di Fianona.

Una cooperativa operaia

Fu una protesta contro le angherie fasciste, ma innanzitutto per il miglioramento dello status economico dei minatori, i quali volevano diventare padroni della miniera tramite una cooperativa operaia. “Anche per vedere se ne fossero capaci, il 21 marzo organizzarono la produzione di carbone in proprio. Scelsero Dagoberto Marchig e altri tre sorveglianti a dirigere tutta la produzione. E ci riuscirono. Cosa che nessuno, direzione compresa, si aspettava. Tutti erano convinti che i minatori non sarebbero riusciti a produrre nemmeno la metà della solita produzione”, ha spiegato Vorano, confermando che le autorità non potevano né volevano permettersi una cooperativa operaia, “per cui aspettarono il momento propizio per soffocare la rivolta”. Ciò successe l’8 aprile dello stesso anno, con l’intervento dell’esercito, in cui furono uccisi due minatori, Adalbert Sykora e Massimiliano (Maksimilijan) Ortar. Nel dicembre 1921 ci fu un processo, alla fine del quale tutti i minatori processati furono assolti.
Dopo la visita a Vines, l’appuntamento è proseguito nella Cittavecchia di Albona, dove tutti i partecipanti sono stati accolti da “Giuseppina Martinuzzi”, alias Vedrana Juričić, guida turistica, la quale si è soffermata sulla vita e sull’opera della grande insegnante, pedagogista e letterata nota come la prima socialista istriana. Il professor Vorano ha inoltre presentato alcuni dei palazzi più importanti del centro storico, tra cui il palazzo Francovich, che ospita la Raccolta di Mattia Flacio Illirico. L’incontro si è concluso con un rinfresco offerto dalla CI di Albona.

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