Lunedì 5 gennaio segna la data di un’altra bella serata passata con la famiglia della Comunità degli italiani di Umago, all’insegna della voglia di stare insieme e divertirsi. Siccome quella umaghese è una delle Comunità più numerose e attive in regione, la tradizionale Festa, tra le altre cose, fa un po’ da bilancio dell’attività annuale del sodalizio.
Anche se l’evento è dedicato all’allegria e alla gioia di vedersi, viene spontaneo fare mente locale su chi siamo, quanti siamo, in che direzione ci stiamo muovendo e come lo stiamo facendo. Così i coordinatori di attività sparse durante la settimana, si ritrovano; i compagni che partecipano a certe iniziative in particolari periodi dell’anno, pure; i soci si tirano dietro i simpatizzanti, i genitori i figli, fino a riempire la sala del sodalizio con voci allegre e grasse risate.
Le origini della Festa si perdono nella notte dei tempi e risalgono a molto prima del trasferimento della Comunità nella sede attuale (avvenuto nel 2001), cosicché in passato si adottavano altre soluzioni negli alberghi, trattorie, negli ambienti della scuola elementare, ecc. Il luogo non aveva importanza, ma quello che contava era il potersi ritrovare con piacere e soprattutto il poter ringraziare gli attivisti per il prezioso lavoro che stavano facendo.
È indubbio che l’avere una sede propria, con i locali adatti, abbia cementato la tradizione, tanto che questo è uno degli appuntamenti più attesi del calendario. Perciò, è proprio per venire incontro alle aspettative dei soci, che le cose si fanno per bene.
Come per le grandi feste di famiglia, quelle in cui si tirano fuori le tovaglie fini e i servizi buoni, anche ad Umago i preparativi cominciano con grande anticipo. Bisogna registrare le adesioni, organizzare i gruppi ai tavoli (operazione che richiede una notevole dose di strategia psicologica), decidere il menù e fare i relativi ordini, e la maggior parte di questi compiti ricade sulle rodate spalle della segretaria Antonella Degrassi. Poi alcuni giorni prima Antonella e il fido aiutante Ernesto Giraldi, fanno “scendere in campo” tavoli e sedie, e infine con il gran giorno, arriva la squadra dei volontari (Serena, Lorena, Antonella, Gabi, Astrid, Floriana, Erika) che imbandisce e addobba le tavolate (e più tardi rimette tutto a posto).

Quest’anno la sala ha ospitato una novantina di persone, meno quelli che hanno dovuto rinunciare all’ultimo momento a causa del tempo inclemente. Tra i “prigionieri” della neve sull’altipiano carsico, anche il Maestro del coro Valter Lo Nigro, che ci è mancato. Però il brutto tempo non è riuscito a fermare i simpatizzanti che arrivavano dai paesi nei dintorni, dalla Slovenia e neanche il gruppetto di sostenitrici da Villanova. Bellissima la varietà di parlate in sala, dialetto istriano, dialetto ciacavo, croato e l’italiano dai più diversi accenti, perché molti dei nuovi associati, italiani che hanno scelto di risiedere nell’Umaghese, ci deliziano con tonalità lucane, napoletane, lombarde, ecc.
Nelle sue parole di benvenuto, la presidente della CI Floriana Bassanese Radin ha messo in evidenza quanto quest’armoniosa eterogeneità sia salutare e arricchisca sia l’ambiente che il lavoro della Comunità, in quanto “la condivisione e l’amicizia sono valori che uniscono nel segno della cultura, della lingua e delle tradizioni”. Senza soffermarsi sui molti obiettivi raggiunti, la presidente ha preferito andare al dunque ed esprimere sinceri ringraziamenti a tutti i membri che “con dedizione, responsabilità e spirito di servizio, guidano le attività dell’associazione”, nonché agli attivisti e volontari “sempre pronti a dare una mano e offrire il loro tempo, le loro energie e idee”.
Dopodiché la serata ha preso il via ed è stata un successone soprattutto in virtù della maestria e professionalità dei collaboratori. L’abbondante e gustoso banchetto è stato preparato dal gestore del Bar Circolo Željko Urbas che, assistito dal figlio Leo e da Romina Marušić, ha offerto un servizio impeccabile. Ad accompagnare i piatti, un generoso flusso di buon vino bianco e rosso del locale cantiniere Rino Radin.

Per la musica bisogna spendere due parole in più del solito, in quanto i bravissimi West Company, ovvero Stefano Hering e Denis Vuk, non solo hanno eseguito magistralmente una scaletta di amati successi dagli anni ‘60 al presente, ma hanno realizzato quello che solo poche band riescono a fare: produrre un’altissima qualità di suono a un volume perfetto. Per cui, anche se in men che non si dica lo spazio intorno al palco si è riempito di adulti ondeggianti intralciati da un “sottobosco” di bambine scatenate, quelli rimasti ai tavoli, invece di sentirsi tagliati fuori, potevano benissimo continuare la conversazione.
A fare da siparietto tra la musica e le portate, anche lo sketch comico “La casita” recitato dal veterano Pino Degrassi e dalla new entry Alen Cassio, assistiti da Erika Sporčić Calabrò.
Immancabile anche la tradizionale tombola, che porta sempre allegria e feroce competizione e che quest’anno ha visto trionfare Licia Cherpessi per la quaderna, Emanuele Lichinchi per la cinquina, Adrijana Favretto per la tombola e ben quattro vincitori per il tombolino: Lucia Zubin, Rita Matković, Claudio Burolo e Astrid Jurman. Diversamente dagli altri anni, in cui i vincitori portavano a casa ingombranti pacchi, quest’anno si viaggiava leggeri con semplici buste dal contenuto sostanzioso: generosi buoni da godersi nei numerosi ristoranti e pizzerie della zona, nonché un buono viaggio per una delle prossime gite organizzate dalla Comunità. Per convincere tutti questi gestori a collaborare e sostenere la serata, c’è voluta tutta l’esperienza di public relations di Pino Degrassi, che ha fatto una magistrale operazione di networking. Infine, siccome era rimasto ancora un voucher, è stata improvvisata una gara di barzellette vinta da Vesna Cattunar di Villanova.
Dopo il panettone, ancora musica e ballo e poi pian piano, senza fretta, si cominciava a rientrare. Per tutti è stata una botta di vita e, per citare la band, “That’s Amore!”

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