Una serata a dir poco spettacolare, intensa, carica di significato e profondamente partecipata quella andata in scena giovedì presso il teatro cittadino di Buie, dove la SMSI “Leonardo da Vinci” ha vestito i panni di ente ospitante nell’ambito del progetto europeo Erasmus+ “NeVE Art/action: Creating a common feeling among teenagers for a New Vision of Europe” (Creare un sentimento comune tra gli adolescenti per una nuova visione dell’Europa). Punto centrale della serata lo spettacolo teatrale “Chiara & Francesco – Due cuori una leggenda”, un lavoro intenso e stratificato che ha saputo intrecciare storia, attualità ed emozione, coinvolgendo il pubblico in un viaggio tra passato e presente. Il testo, firmato da Alessandra Colarich e adattato da Rosanna Bubola, è stato realizzato in collaborazione con gli allievi della SMSI “Leonardo da Vinci” di Buie, precisamente gli alunni della 3ª liceo e della 3ª e 4ª perito informatico, sotto il coordinamento di Tamara Tomasich e della stessa Rosanna Bubola.
Sul palco si sono alternati giovani interpreti capaci di restituire con autenticità e sensibilità le molteplici sfaccettature dei personaggi. Francesco d’Assisi è stato interpretato da Ruben Pagliuch, mentre il ruolo di Chiara è stato affidato a Sara Calcina. Serena Basaneže ha vestito i panni di Santa Chiara, dando vita a un interessante dialogo tra dimensione storica e contemporanea. Noel Bernich ha interpretato il Cavaliere Ugolino, Dominik Jugovac invece Giovanni, Nika Drušković il ruolo di Alice, Eliza Radin quello di Dora e Nika Ponjavić di Caterina. Thomas Rovina ha ricoperto il doppio ruolo del fratello di Chiara e Francesco, mentre Chiara Zdunić ha interpretato la madre di Chiara e Roko Nadal il padre.
Fondamentale anche il contributo dei giovani scenografi quali Matias Furlanić-Macinić, Martina Marin, Mauro Kraljević, Noel Đurđević, Michael Popović, Gabriel Floris, Matej Blašković e Carlos Sparagna con mentore Paride Pernić e il contributo di Francesko Piuka. A Harley Cindrić è stata, invece, affidata la direzione di scena.

Applausi con standing ovation
Lo spettacolo ha proposto una riflessione profonda sulla vita di San Francesco, ma soprattutto su quella di Santa Chiara, figura centrale attorno alla quale si è sviluppato il racconto. Una Chiara osservata nelle sue difficoltà, nelle sue lotte interiori, nella sua ricerca di una perfezione che non è assoluta, ma fatta di accettazione, anche dell’imperfetto. Un messaggio potente, reso ancora più attuale attraverso il linguaggio dei giovani interpreti. Il pubblico è stato trasportato in un’epoca segnata dal processo di santificazione di Chiara, tra dialoghi che, a tratti, si sono espressi anche in dialetto istroveneto, restituendo autenticità e radicamento territoriale. In questo contesto sono emersi con forza i valori e le scelte dei santi Francesco e Chiara, presentati non come figure lontane, ma come esempi vivi e ancora oggi interrogativi. La narrazione si è sviluppata attraverso continui salti di scena, alternando passato e presente, leggerezza e profondità. Tra battute e richiami alle difficoltà di un tempo, tra ricostruzioni storiche e riflessioni sui valori sociali ancora oggi oggetto di lotta, i giovani attori hanno offerto uno spaccato capace di parlare direttamente al pubblico contemporaneo.
Particolarmente significativo il momento del confronto tra le due Chiare, quella del passato e quella moderna, un dialogo simbolico che ha rappresentato il cuore dello spettacolo, accompagnato da una discussione tra i giovani sul palco che ha messo in luce i pro e i contro di decisioni così radicali come quelle dei Santi. Un continuo coinvolgimento del pubblico, chiamato a riconoscersi in luoghi, situazioni ed emozioni, ha reso l’esperienza ancora più intensa e partecipata. I valori di Santa Chiara sono stati espressi in tutte le loro sfumature, attraverso il suo rapporto con Francesco, le sue scelte di vita, la sua determinazione e la sua capacità di andare controcorrente. Ma è soprattutto nel finale che lo spettacolo ha raggiunto il suo apice emotivo. In sala il silenzio si è fatto assoluto, mentre sul palco prendeva forma un monologo che ha collegato la storia di Chiara alle tante storie di donne di oggi.
Molti tra il pubblico si sono commossi, lasciandosi attraversare da parole dure, reali, necessarie. La risposta è stata unanime, una standing ovation, con il pubblico in piedi ad applaudire a lungo, quasi a voler trattenere quell’emozione ancora per qualche istante. Lo spettacolo si è concluso con parole forti, destinate a restare, che hanno trasformato il palcoscenico in uno spazio di denuncia, memoria e consapevolezza, dimostrando come il teatro, soprattutto quando nasce tra i giovani, possa ancora essere uno strumento potente per leggere il passato e interrogare il presente.

Entrando nel progetto
Il progetto, che nasce con l’obiettivo di costruire un sentimento condiviso tra gli adolescenti europei, è diventato un’iniziativa internazionale che ha promosso una nuova visione dell’Europa attraverso il coinvolgimento diretto degli studenti, della scuola e del mondo accademico. Questo percorso di tre anni, che culminerà il 3 ottobre 2026 a Bruxelles, si è sviluppato come un laboratorio educativo e culturale che ha messo al centro i giovani, chiamati a riflettere su valori, identità e crescita personale in una fase cruciale della loro vita, come quella della pubertà. Accanto alla dimensione scientifica si è sviluppata quella educativa e creativa, affidata alle scuole partecipanti. Ogni anno gli studenti sono stati chiamati a confrontarsi con un testo diverso legato alla figura di San Francesco, simbolo di valori universali come la pace, la solidarietà e il rispetto.
Nell’arco dei tre anni tutte le scuole coinvolte hanno avuto l’opportunità di realizzare una propria produzione teatrale, mentre le classi selezionate come campione hanno partecipato ai questionari, contribuendo a monitorare l’evoluzione dei “sentimenti” degli studenti rispetto ai temi trattati, anche in relazione al loro sviluppo fisico e psicologico. Parallelamente è stata offerta una didattica innovativa e sostenuta con un approccio STEAM, incoraggiando la creazione di un pensiero critico. Al progetto partecipano scuole secondarie, università e istituzioni di vari Paesi, per un totale di nove partner provenienti da sette Paesi. Oltre alla SMSI di Buie, a presenziare come partner sono l’Università degli studi di Roma 3 (Italia), il ginnasio “Garliavos Juozo Lukšos” (Lituania), la scuola media “Georgi Dimitrov” di Skopje (Macedonia del Nord), il liceo tecnologico “Ticleni” (Romania), il ginnasio “Gian Rinaldo Carli” di Capodistria (Slovenia), la Comunità autogestita costiera della nazionalità italiana (Slovenia) e la ESAM – Escola Secundária Alves Martins (Portogallo), mentre il capofila e portatore del progetto è la “Demetra SPV” di Roma (Italia). A patrocinare la partecipazione della “Leonardo da Vinci” è stata la Regione istriana e le Città e i Comuni del Buiese.

La parola al preside
Oltre ai rappresentanti delle istituzioni europee partner, presenti in sala pure diverse autorità, tra le quali il sindaco della Città di Buie, Fabrizio Vižintin, con la sua vice Michela Altin, la vicepresidente della Regione istriana, Jessica Acquavita, il sindaco del Comune di Grisignana, Claudio Stocovaz, e la viceconsole onoraria d’Italia a Buie, Giuseppina Rajko. Ad aprire con una presentazione e chiudere lo spettacolo sono state le professoresse Tamara Tomasich e Pamela Sirotić Lisjak che, visibilmente commosse, hanno lasciato la parola al preside Franko Gergorić. Quest’ultimo ha invitato i protagonisti sul palcoscenico, rivolgendosi poi a tutti i presenti con un discorso che è stato capace di racchiudere in parole dense e profonde l’essenza stessa del progetto e dello spirito che anima la comunità scolastica di Buie. Le sue parole, cariche di emozione autentica, hanno restituito il senso di un percorso che va ben oltre la dimensione didattica, configurandosi come un vero incontro umano tra culture, lingue e generazioni. Partendo dalle colline d’Istria, evocate come luogo simbolico in cui il passato continua a parlare attraverso il vento, il preside ha delineato un orizzonte europeo fondato sull’ascolto e sulla condivisione, sottolineando come l’arte, e in particolare il teatro, diventi strumento privilegiato per abbattere barriere e trasformare le differenze in ricchezza.
In questo quadro, la figura di San Francesco emerge come guida ideale, non solo spirituale ma profondamente contemporanea, capace di insegnare ai giovani a riconoscere nell’altro non una distanza, ma una possibilità. Gergorić ha poi riportato lo sguardo su Buie, definendola con orgoglio una città di confine nel senso più nobile, dove identità diverse non si scontrano ma convivono, intrecciandosi in un equilibrio prezioso che diventa modello di educazione e cittadinanza. È proprio da questa realtà, apparentemente piccola, ma profondamente significativa, che la SMSI “Leonardo da Vinci” ha saputo portare la propria voce in Europa, una voce che, grazie ai suoi studenti, si è fatta viva, concreta e carica di speranza sul palcoscenico. Non è mancato un sentito ringraziamento che ha abbracciato studenti, docenti, collaboratori e partner internazionali. Ma ciò che più ha colpito è stata la visione finale, l’idea che si possa appartenere a più mondi senza perdere sé stessi, anzi arricchendosi, trasformando la complessità in forza. Un messaggio potente che ha continuato a risuonare nell’atmosfera della serata, come un invito a proseguire il cammino intrapreso.

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