Zlatko Komadina: con convinzione verso il ballottaggio

Il presidente uscente della Regione litoraneo-montana e candidato per un nuovo mandato si confronterà con l’ex ministro Gari Cappelli, proposto dall’HDZ

Zlatko Komadina Foto: RONI BRMALJ

La parola “cambiamento” è quella più usata o, se vogliamo, la più abusata nelle campagne elettorali, soprattutto da chi aspira a prendere il posto di chi è al potere. Si sottolinea tutto ciò che è stato fatto male o che non è stato fatto. Alla fine, in un sistema democratico, il giudizio spetta agli elettori. Quelli insoddisfatti votano per il cambiamento, contro le strutture al potere e quelli che non lo sono e che i cambiamenti drastici non gli vogliono, danno il voto alla continuità.

 

I risultati scaturiti dal primo turno delle elezioni amministrative, quando ci riferiamo alla Città di Fiume e alla Regione litoraneo-montana, indicano che l’SDP, con i partner di coalizione, continua ad avere il predominio, ma non più tale da potere dare per scontato l’esito del ballottaggio. Mentre a Fiume il candidato SDP Marko Filipović, erede designato di Vojko Obersnel che dopo 21 anni ha rinunciato a un nuovo mandato, si confronterà nel secondo turno con un nuovo arrivato sulla scena politica, l’indipendente Davor Štimac, la Regione è all’insegna della continuità. Per continuità intendiamo dire che la sfida per la carica di presidente vede protagonisti due esponenti della politica “convenzionale”. Rappresentanti del primo e del secondo partito a livello nazionale, cioè dell’HDZ e dell’SDP. La novità è che dopo tre successi in piena tranquillità al primo turno di Zlatko Komadina, in carica da vent’anni (è stato presidente della Regione per due mandati prima dell’introduzione dell’elezione diretta, ndr), questa volta si va al ballottaggio. L’HDZ ha messo in campo l’artiglieria pesante, l’ex ministro del turismo Gari Cappelli che ci aveva detto: “Questa volta partecipiamo per vincere”. Con queste parole ha confermato che negli anni passati i candidati venivano “sacrificati” nella consapevolezza che contro Komadina non ci sarebbe stato nulla da fare. Fin dall’inizio della campagna sia Cappelli che buona parte degli altri candidati, hanno ripetutamente invitato Komadina a mettersi da parte. “Zlatko, sei stanco, grazie di tutto, ma è ora di andarsene”, sono le parole pronunciate da Cappelli pochi giorni fa. In altre parole, il passaggio al secondo turno, secondo Cappelli, è un traguardo storico per il suo partito.

Costretto agli straordinari

Se sia stanco o meno, non lo sappiamo, ma è certo che Komadina non potrà concedersi riposo nei giorni che ci separano dal secondo turno. Nel corso della campagna ha visitato tutte le Città e Comuni della Regione e in quest’ultima settimana continua a farlo. “Ringrazio tutti coloro che si sono recati alle urne e che hanno votato per me. Li invito tutti a tornare domenica prossima, nella Giornata dello Stato, per festeggiare insieme un altro successo assieme ai partner della nostra coalizione. Siamo rimasti insieme, compatti, con un rapporto stabile e con un Bilancio stabile che ci consentirà di realizzare il nostro programma. Siamo gli unici ad averne uno con progetti che coinvolgono, una a una, tutte le amministrazioni locali della nostra Regione. Vi sono compresi anche quelli avviati dallo Stato che investe nella nostra Regione, e noi lo salutiamo, ma lo fa anche grazie ai nostri documenti di pianificazione del territorio. Tutti quelli che si sono presentati a queste elezioni hanno fatto riferimento al nostro programma. Non hanno altro da dire. Noi abbiamo realizzato ciò che avevamo promesso, cioè 14 scuole, 16 palestre scolastiche, centinaia di chilometri di strade regionali, centinaia di metri di rive, guidando 8 enti nel settore della sanità che hanno gestito alla grande l’emergenza del Covid-19, sostenendo anche gli altri, dal Centro clinico-ospedaliero, al Teatro, all’Università. Siamo dei partner che uniscono e non dividono”.

Già dai sondaggi, per quanto si fossero dimostrati spesso poco attendibili, si era capito che ci sarebbe stato il secondo turno. Komadina commenta: “Nulla è eterno. Non dimentichiamoci che per tre volte consecutive sono stato eletto al primo turno. Se questa volta non lo sono stato è dovuto al fatto che sono scese in campo diverse liste, dal centro alla sinistra, riconosciute da una parte degli elettori. Immagino che al secondo turno, visto che si tratta di opzioni politiche affini alle nostre, sia possibile da parte di questi elettori un sostegno nei miei confronti. Sono convinto che anche al secondo turno sia nella Regione che nella Città di Fiume vincerà ancora la nostra idea politica.

Motivare gli elettori

Al primo turno Komadina ha incassato il 42,12 e Cappelli il 26,77 per cento dei voti, ma nonostante il vantaggio la sfida è tutt’altro che scontata. L’esito dipenderà da tanti fattori, a partire dall’affluenza. Non è stata granché al primo e potrebbe essere ancora più bassa al secondo turno. In molte amministrazioni locali i sindaci sono già stati eletti. “Cerchiamo di motivare i cittadini a tornare a votare, soprattutto nei 19 tra Città e Comuni in cui si voterà soltanto per il presidente della Regione”.

I numeri in Assemblea

Nel caso dovesse venire eletto, Komadina avrà una maggioranza nell’Assemblea regionale? La stessa domanda vale anche per Cappelli, beninteso. Una delle liste, quella guidata dall’indipendente Iva Rinčić, a sua volta candidata presidente e bocciata al primo turno, ha annunciato che non vi saranno coalizioni né con l’HDZ né con l’SDP. “Sono uno che cerca di unire e non dividere. Posso parlare con tutti. Dopo la prima tornata elettorale mi sono congratulato con tutti coloro che sono stati eletti e ho offerto la possibilità di collaborare. Uno che si fa eleggere, credo, dovrebbe essere interessato a partecipare al processo decisionale. Dopo il ballottaggio discuteremo apertamente con tutte le forze politiche per creare una coalizione e quindi una maggioranza”.

A cosa si andrà incontro se dovessero mancare i numeri? Per l’approvazione dei progetti e, soprattutto del Bilancio, è auspicabile disporre di un certo numero di mani alzate. “Se non dovessimo riuscire a mettere insieme una maggioranza avremo sempre la possibilità di andare avanti con un governo minoritario, da un progetto all’altro, da un Bilancio all’altro, votando ad hoc. Prima di tutto, però, aspettiamo di conoscere l’esito del turno di ballottaggio”. Si parlerà di intese, anche larghe, ma l’unica opzione esclusa tassativamente da Komadina è quella di costruire una coalizione con l’HDZ. Con tutti gli altri, compreso il Most, Komadina dice di poter trattare.

C’è una situazione analoga anche per quanto riguarda il Consiglio cittadino di Fiume e il gioco delle alleanze post elettorali si svolgerà parallelamente, ma in qualche modo potrebbero intrecciarsi. “Abbiamo ottenuto dei risultati simili in Regione e a Fiume. A livello regionale abbiamo riproposto la coalizione SDP-PGS-HSS-IDS-HSU, mentre a Fiume il PGS aveva scelto di partecipare separatamente. Ora la coalizione a Fiume si è ricomposta. Chi sostiene Filipović in città, presumibilmente, sosterrà anche me in Regione e viceversa”. Successivamente vedremo se il principio dei vasi comunicanti riguarderà anche le altre forze politiche che hanno ottenuto dei seggi nell’Assemblea regionale e nel Consiglio cittadino.

Komadina e Filipović salvano l’SDP?

Il partito di Komadina e di Filipović non sta vivendo un grande momento a livello nazionale. Per certi versi, considerata la debacle nella capitale, soltanto con un successo nella Regione litoraneo-montana e nella Città di Fiume l’SDP potrà pianificare un piano ri rilancio. “Effettivamente, l’SDP ha conosciuto tempi migliori a livello nazionale. È andata decisamente male a Zagabria. Certe cose non succedono da un giorno all’altro. Nemmeno il sostegno nei nostri confronti a Fiume e nella Regione è arrivato da un giorno all’altro. Anche qui, beninteso, ci sono stati alti e bassi, ma sostanzialmente sono convinto che dalle nostre parti sia rimasta sempre la medesima visione del mondo. Io non andrei ad analizzare ciò che l’SDP ha fatto altrove, ma per la nostra Regione posso dire che abbiamo realizzato tutti i progetti che avevamo pianificato in tutti quei segmenti di competenza della Regione, dalla sanità all’istruzione, dal demanio marittimo ai beni culturali. Siamo i primi ad avere deliberato il Piano territoriale per la Regione a cui abbiamo apportato anche le prime modifiche, fissando le strategie di sviluppo con tutte le attività per soddisfare i bisogni, sostenendo al massimo Città e Comuni. Abbiamo creato i presupposti per l’attuazione di tutti i piani dello Stato che, finalmente, si stanno realizzando anche da noi, attraverso i fondi dell’Unione europea o dal Bilancio dello Stato. Dalla nostra Regione, inoltre, vengono versati più mezzi nel Bilancio dello Stato rispetto a quelli che ci vengono restituiti”.

Fiume e Regione più vicine?

Gli avversari politici, naturalmente, non hanno perso l’occasione per sottolinearlo negli ultimi anni e quindi in campagna elettorale, i rapporti tra la municipalità fiumana e la Regione, o meglio, tra il sindaco Vojko Obersnel e Zlatko Komadina, che hanno lasciato un po’ a desiderare. Non ci sarebbe nulla di strano se non appartenessero entrambi allo stesso partito. Per buona parte della campagna elettorale anche Komadina e il candidato sindaco Filipović se ne sono stati ognuno per conto proprio, ma a pochi giorni dal primo turno li abbiamo visti e rivisti sostenersi e incoraggiarsi a vicenda. Alle nostre considerazioni Komadina ha risposto da politico navigato, aggirando quelli passati e auspicando un futuro migliore: “Sul tema della collaborazione tra la Regione e la Città posso dire che con Marko Filipović avrò sicuramente un buon rapporto. Fiume è il capoluogo e buona parte delle istituzioni regionali ha sede in città, come l’Istituto per la salute pubblica, la Casa della salute, il pronto soccorso, i musei, 30 scuole, le Case dello studente… si tratta di circa 100 milioni di kune all’anno stanziate dalla Regione a Fiume i cui contribuenti, attraverso le tasse, versano più o meno in stessa misura nel Bilancio regionale. Ciò che i fiumani pagano alla Regione viene loro restituito. Tra l’altro, anche il Centro sportivo-ricreativo sul Platak è in funzione soprattutto delle esigenze dei fiumani”.

«Chi non vota è soddisfatto»

La scarsa affluenza alle urne può essere motivata da tanti fattori. C’è chi sostiene che sia dovuta alla rassegnazione, alla scarsa considerazione nei confronti dei politici. Tra le quattro maggiori città in Croazia, Fiume è quella con l’affluenza più bassa. Come si spiega? “Per Fiume è una tradizione. Possiamo interpretare questo fatto in diversi modi. Dal nostro punto di vista riteniamo che un elettore insoddisfatto andrebbe a votare pur di cambiare qualcosa”.

Facebook Commenti