Vorrei una Fiume dal sapore mediterraneo e scandinavo

Stimato gastroenterologo con specializzazione conseguita presso alcuni dei più rinomati istituti universitari in patria e all’estero, professore universitario ordinario, relatore richiestissimo nel campo della medicina a livello nazionale e internazionale, project manager per studi sulla pancreatite guidati nell’ultimo quindicennio in seno al Ministero della Scienza e dell’Istruzione e all’Università di Fiume, dal 2015 al 2020 direttore del Centro clinico-ospedaliero di Fiume e oggi primario della Clinica per la medicina interna con reparto di gastroenterologia. Il portfolio di Davor Štimac, candidato indipendente alla carica di sindaco alle amministrative del prossimo maggio, è questo e tant’altro. Un curriculum davvero impressionante, al quale tra qualche mese forse andrà ad aggiungersi anche la funzione di primo cittadino di Fiume. Una poltrona a dir poco calda, alla quale, dopo l’annunciato ritiro e la decisione di non ricandidarsi dell’attuale sindaco Vojko Obersnel, ambisce quest’anno una lunga lista di candidati, anche i più improbabili. Quella di Štimac, che di gestione ad alti livelli s’intende non poco, è una candidatura che in tanti si aspettavano – gode dell’appioggio dell’associazione civica GPS con un centinaio tra membri e simpatizzanti, per lo più professionisti dei vari settori – e che non ha sorpreso nel momento in cui è stata ufficializzata circa due mesi fa con lo slogan Da štima grad (letteralmente Che funzioni la città). Lo incontriamo nel suo ufficio provvisorio in Riva, per capire meglio che cosa lo abbia spinto, da affermato medico, a tentare la corsa politica. Ci risponde senza mezzi termini.

 

 

Apatia regnante
“L’ho fatto perché sono stanco di quest’apatia che regna in città. È ora di cambiare le cose, di svegliarci da un torpore che dura da troppo tempo e che a lungo andare ha trasformato Fiume in un luogo non troppo piacevole in cui vivere. La città è praticamente ferma e non si respira aria di progresso, nonostante le potenzialità siano enormi, infinite. E capiamoci bene, questa non è soltanto una mia impressione, bensì un dato di fatto, con numeri concreti che lo confermano. Uno dei problemi chiave in questo senso è la regnante inerzia, che negli anni ha praticamente svuotato la città. I nostri giovani, entusiasti laureati, se ne stanno andando, abbandonando il posto in cui sono nati e che li ha visti crescere per altre realtà, a volte anche molto lontane, dove fanno carriera e prestano il proprio know how agli altri anziché a casa loro. Ne parlo spesso con i miei figli, che sono i primi a indicarmi le cose che, secondo loro, non funzionano. E se non ascoltiamo i giovani, le nuove generazioni, chi dovremmo ascoltare per rendere migliore il futuro?”.

 

Emigrazione giovani
Davor Štimac è un fiume in piena mentre ci sta illustrando, con trasporto, ciò che vorrebbe cambiare nella Fiume che gli ha dato i natali e in cui ha trascorso gran parte della sua vita, a parte qualche breve parentesi trascorsa all’estero – per lo più in Italia, ma anche in Danimarca, in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Israele – per motivi di studio e specializzazione. “Motivo dell’emigrazione dei giovani, potenziali imprenditori, non è soltanto la mancanza di prospettive; il fattore che li spinge ad andarsene è l’impossibilità, per una politica fiscale tutt’altro che favorevole, di far funzionare e mantenere una loro ipotetica impresa. Per fare un esempio concreto – spiega il nostro interlocutore –, Fiume negli anni Novanta aveva una cinquantina di aziende tra le migliori 1.000 in Croazia. Oggi parliamo di 25 realtà simili, orientate verso l’esportazione, di cui pochissime s’occupano di industrie moderne basate sul sapere e sulle nuove tecnologie, e che come tali rappresentano un grande valore aggiunto. Una fuga che riguarda l’intero Paese, ma in cui Fiume primeggia, che porta la città ad avere troppi spazi, potenziali esercizi commerciali, vuoti. Una delle conseguenze di quest’esodo è un Bilancio a dir poco alleggerito, insufficiente per sostenere progetti in grado di ravvivare un nucleo ormai assopito”. Chiediamo a Štimac qual è, a suo avviso, la formula giusta per cambiare le cose che lui definisce sbagliate. “La chiave è una giusta ed equilibrata comunicazione, il tentare di fare fronte comune con le istituzioni e gli enti locali, regionali, ministeriali, il saper ascoltare e proporre, accettare i suggerimenti altrui facendoli propri se ciò vuol dire garantire benessere ai cittadini, evitare di chiudersi le porte per lesa maestà. Quanti progetti sono rimasti nel cassetto per anni soltanto perché non si è stati in grado di trovare un’intesa? Tantissimi. Primo fra tutti la mancata costruzione e ammodernamento dell’autostazione in Žabica, progetto di enorme portata e uno dei primi a cui mi dedicherò dovessi vincere alle prossime elezioni amministrative”. Il candidato sindaco non la trasferirebbe altrove. “Il terminal bus rimarrà in zona, spostandosi di qualche decina di metri a ovest, nell’area dei magazzini ferroviari. Piazza Žabica, uno dei punti strategici di Fiume, deve venir assolutamente sgomberata da veicoli e trasformata in un’area verde a tutti gli effetti, aperta ai cittadini. Un’apertura che dovrebbe interessare anche la Riva, che oggi funge praticamente da enorme parcheggio all’aperto.

Apertura ai cittadini
Gli facciamo presente che quella di liberarla, aprendola ai cittadini, è un progetto che l’Autorità portuale, ente addetto alla stessa, intenderebbe avviare prossimamente. “È vero. E se divento sindaco supporterò questo progetto al cento per cento, prestandomi a una stretta collaborazione con la Direzione portuale per accelerarne la realizzazione”. Riallacciandoci alla questione degli spazi vuoti in città, chiediamo a Davor Štimac come tratterebbe i numerosi stabili industriali in disuso, che a Fiume abbondano. “Certamente non li lascerei deperire ulteriormente – ci risponde –. Dall’alto della mia funzione e delle mie competenze, farei il possibile affinché vengano rinnovati e riconvertiti per altri fini, li riempirei di giovani professionisti che masticano le nuove tecnologie. Laddove gli stabili non fossero d’ingerenza della Città, mi siederei a un tavolo comune con i titolari, proponendo delle soluzioni in chiave win-win. Un esempio concreto è dato dagli edifici post-industriali in via Milutin Barač in Mlaka, ma anche dai vecchi magazzini portuali Metropolis, le cui potenzialità e prospettive sono destinate a cambiare con la costruzione della statale DC-403. Sono strutture che necessitano di nuova linfa vitale e in cui potrebbero trovare una loro perfetta oasi lavorativa coloro che oggi chiamiamo comunemente nomadi digitali. Fiume deve saper attirare realità come queste, che rappresentano il futuro. Deve diventare una città veloce, digitalizzata, agile, moderna, nella quale i giovani ameranno vivere e grazie alla quale non avranno più il bisogno di cercare fortuna altrove. Una smart city a tutti gli effetti e non soltanto sulla carta”.

 

Industria
Come la giriamo, si parla sempre di industria. Al nostro interlocutore chiediamo se Fiume possa ancora puntare su questo settore, forte del suo ricco passato di rinomate fabbriche con cui ha saputo farsi valere in tutto il mondo. “Certo che sì, ma puntando su quelle che sono le industrie moderne quali l’IT, le nuove tecnologie, l’informatica, la biotecnologia, la tecnomeccanica, e via dicendo. Insomma, tutta una serie di professioni che sviluppano prodotti altamente sofisticati. La chiave, a livello locale, è puntare sull’economia verde e blu, ambiti in cui Fiume ha enormi potenzialità grazie alla sua strategica posizione geografica e al suo mare, alle sue acque. Sono queste le basi su cui essa dovrebbe costruire il proprio futuro, traendo vantaggi e puntando su una nuova prosperità. È quello su cui, da primo cittadino, mi focalizzerei immediatamente”. I grandi progetti, come ben sappiamo, necessitano anche di grandi investimenti. I mezzi finanziari, però, molto spesso risultano insufficienti, portando inevitabilmente all’impossibilità di realizzare i buoni propositi. Lo facciamo presente a Štimac. “Ovvio, ed è logico che succeda, ma per far funzionare il sistema, bisogna ottimizzarlo. Da ex direttore di una realtà così importante come il Centro clinico-ospedaliero, so benissimo che cosa significhi avere a che fare con budget limitati e con debiti, ma so anche come sistemarli e venirne fuori. E anche in questo caso, è essenziale la comunicazione”. Ottimizzare, dunque?

Vale anche per l’apparato amministrativo della Città? Per le aziende municipalizzate, che a causa della loro scarsa disponibilità finanziaria, offrono servizi spesso inadeguati, a scapito dei loro utenti, i cittadini? “Sì, vale anche e soprattutto per loro – afferma il candidato sindaco –. Posso capire che i loro rispettivi budget siano insufficienti per far funzionare i servizi fondamentali della città, e qui mi riferiscono in primo luogo al trasporto e alla nettezza urbana, che a Fiume, permettetemi di dirlo, lasciano a desiderare. Per me è una cosa inconcepibile vivere in una città non troppo pulita, in cui mancano i bagni pubblici e il cui sistema di trasporti è lento. A ciò si unisce la carenza di aree verdi – per cui la zona di Delta si presta come un ottimo potenziale –, e l’insoddisfacente assetto di quelle esistenti. La formula giusta, per come la intendo io, sarebbe appunto ottimizzare, snellire determinati fattori, adeguarsi ai tempi che corrono. Bisogna farlo innanzitutto con l’amministrazione cittadina, il cui numeroso organico andrebbe riordinato, anche concedendo ai dipendenti un orario flessibile in modo da mettere gli uffici al servizio della cittadinanza anche nel pomeriggio e in serata”. Senza tagli? “Non ho mai parlato di tagli. Un organico in esubero può venir facilmente reso più funzionale e veloce. Già questo, con una buona digitalizzazione, porterebbe a impensabili benefici per i cittadini, le cui nuove generazioni non sono certo disposte ad attendere agli sportelli. Siamo in un’era in cui i ragazzi sono abituati a ottenere tutto con un semplice clic per cui oggi, in attesa in fila vedrete per lo più cittadini di terza età. Per loro è una cosa naturale, ma i giovani non l’accettano più”.

Anziani. Nel corso dell’intervista, Davor Štimac ne parla spesso. “Questo è un altro aspetto su cui, nel caso in cui dovessi spuntarla alle amministrative, ho l’intenzione di concentrarmi. Fiume necessita di spazi per gli anziani e qui mi riferisco in particolare ai centri diurni dove i cittadini di terza età trascorrerebbero il loro tempo. Una specie di soggiorno. Strutture di questo tipo troverebbero posto nell’area dell’odierno Centro clinico-ospedaliero in via Cambieri, una volta che le cliniche saranno trasferite nel costruendo ospedale in località Sušak. Il complesso di Costabella che attualmente ospita l’Ospedale pediatrico, si presterebbe invece benissimo al progresso del turismo sanitario. È una zona ideale, che andrebbe a completarsi come un puzzle con il resort dell’Hilton in zona Bivio e con l’area di Preluca, che attende da tempo una rivitalizzazione. Da Costabella a Preluca, su un unico lungomare con vista mozzafiato. Io li immagino così e farò di tutto affinché un progetto simile prenda forma. Pensare agli anziani, ma anche e soprattutto ai bambini, per i quali non ci sono asili a sufficienza. Una carenza che va risolta al più presto. Sono stanco di vedere le giovani famiglie trasferirsi nelle Città e nei Comuni dell’Anello fiumano o più lontano, soltanto per mancanza di condizioni di vita adatte, che al giorno d’oggi non dovrebbero certo rappresentare un problema.

Oasi imprenditoriale
A conti fatti, da sindaco vorrei poter risvegliare questa città meravigliosa e trasformarla in un’oasi imprenditoriale poggiante, come ho detto poc’anzi, sulle nuove economie e tecnologie, su un programma sociale di tipo scandinavo e su uno stile di vita mediterraneo. Una città a misura d’uomo, aperta a tutti e per tutti”.

«Ho un legame affettivo con la CNI»
“Alla Comunità italiana di queste terre sono legato in maniera affettiva, forte anche del fatto che mia madre Vera ha lavorato per 32 anni, come professoressa di lingua e letteratura croata oltre che di storia dell’arte, nella Scuola media superiore italiana, o ex Liceo italiano, che anche mia sorella ha frequentato, assieme all’asilo in lingua italiana. Essendo cresciuto in questo contesto, ho sensibilità particolare verso la minoranza italiana, che è l’unica autoctona di Fiume, e di cui fanno parte tantissimi miei amici e conoscenti. Sono dell’avviso che l’amministrazione cittadina debba potenziare ulteriormente la collaborazione con le istituzioni di riferimento, aprendosi loro in maniera totale e dando vita a progetti comuni. È mio intento, inoltre, intensificare i rapporti tra l’Università e gli Atenei italiani, introdurre studi in lingua italiana per gli allievi provenienti dal Bel Paese. Tralasciando il Dipartimento di Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia, che funziona benissimo, mi sento di dire che è inconcepibile che una città come Fiume non abbia ancora fatto un passo simile e che offra soltanto programmi in lingua inglese”.

«Evitare inutili polarizzazioni»
“Sarei ipocrita se dicessi che a Fiume non funziona nulla. La città può vantare un ottimo Ateneo e un’infrastruttura sportiva molto funzionale. Anche dal lato culturale stiamo andando bene con gli ultimi investimenti fatti per quanto riguarda la parte museale. Il titolo di Fiume Capitale europea della Cultura avrebbe dovuto vivacizzare il settore, ma sappiamo bene come sono andate poi le cose, con la pandemia che ci ha frastornati tutti. Un vero peccato”. Restando in tema CEC 2020 e in virtù del polverone scoppiato lo scorso settembre in seguito all’installazione della Stella rossa a cinque punte dell’artista Nemanja Cvijanović sul tetto del Grattacielo di Fiume, chiediamo a Davor Štimac quale sia la sua opinione al riguardo. Da sindaco, avrebbe approvato il collocamento? “Non interferirei nelle opere d’arte, non è compito del sindaco. L’arte deve saper provocare, ma personalmente non mi piace quando genera conflitti che non portano ad alcun progresso. Fiume non ha ottenuto nulla con quest’installazione. Quel che è successo non ha fatto altro che creare ulteriori inutili polarizzazioni tra la gente. Noi oggi dobbiamo evitare simili episodi anziché potenziarli. Realizzare, d’altro canto, progetti che ci vedranno uniti e grazie ai quali potremmo fare passi avanti e non tornare indietro. Il nocciolo è evitare le provocazioni perché Fiume, in questo momento, ha molti problemi di più vitale importanza. Mi piacerebbe leggere nei media di progetti di sviluppo anziché di fratture sociali, di cose che possono essere d’interesse per i giovani, che sono il nostro futuro. Ai ragazzi di oggi non interessano temi ideologici e desiderano vivere in un contesto in cui non saranno chiamati a dover esporre i propri orientamenti. Lo so perché ne parlo spesso con i miei figli”.

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