Intervista a Mićović: «Vaccino: importante ed efficace»

A colloquio con Vladimir Mićović, epidemiologo e direttore dell'Istituto regionale di salute pubblica

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Intervista a Mićović: «Vaccino: importante ed efficace»

L’Istituto regionale di salute pubblica è incluso dal primo giorno nella lotta contro il Covid-19, nell’impegnativa organizzazione, prima dei test al virus e poi, con l’arrivo del vaccino, nella campagna vaccinale. L’epidemia ha richiesto il massimo impegno di tutto il personale, che ha dimostrato di essere all’altezza della situazione, anche grazie alla sinergia che si è creata con le altre istituzione sanitarie e con l’Università. Lo conferma pure il direttore, Vladimir Mićović, epidemiologo di lunga data, il cui messaggio principale è di sottoporsi alla vaccinazione, l’unico modo per evitare i sintomi più gravi della malattia.

Qual è la situazione nella Regione litoraneo-montana per quanto riguarda le vaccinazioni?

“Il quadro è soddisfacente in rapporto al resto del Paese, ma non lo è rispetto all’Europa. È stato inoculato il 65 per cento della popolazione adulta e il 56 per cento di quella complessiva, il che significa che esiste una determinata immunità, sia per quanto concerne le persone immunizzate, che quelle guarite dalla malattia. Sottolineo che la nostra Regione è quella che conta il maggior numero di test effettuati. Per farlo sono necessarie informazioni esatte e tempestive sull’attività del virus, ovvero con quale velocità si diffonde e quale fascia della popolazione viene colpita maggiormente. È fondamentale, inoltre, disporre di un ampio spettro delle persone che vengone testate, da coloro che presentano i sintomi della malattia a coloro che sono asintomatici, ai giovani. In questo modo è possibile isolare i contatti delle persone risultate positive, ottenere un quadro preciso della situazione e, soprattutto, iniziare immediatamente con la terapia. Devo dire che l’Istituto regionale di salute pubblica ha svolto un lavoro ottimale in questo senso”.

È possibile fare prevenzione trattandosi di un virus?

“Sì, è vero, abbiamo a che fare con un virus e finora i farmaci antivirali non si sono dimostrati efficaci, ma comunque è possibile fare prevenzione. C’è la terapia sintomatica che viene applicata nella maggior parte dei casi. I primi 6-7 giorni sono fondamentali ed è importante iniziare quanto prima con la terapia evitando l’insorgere dei sintomi più gravi, che richiedono il ricovero ospedaliero, la cura intensiva, o addirittura la respirazione assistita. Direi che questo sistema da noi adottato, assieme al lavoro svolto dalla Casa della salute, dai medici di famiglia, dall’ambulatorio Covid e dal Pronto soccorso, che rispondeva in maniera tempestiva alle richieste dei pazienti che necessitavano di ospedalizzazione, è stato un colpo vincente. Il Centro clinico-ospedaliero ha fatto poi un lavoro encomiabile, aprendo praticamente dall’oggi al domani i reparti Covid. Si è tenuto conto della sicurezza dei pazienti e del personale per impedire che il virus si diffondesse in ospedale. Ci sono stati sì dei casi, ma sono stati risolti in poco tempo. Si è potuto farlo grazie ai tantissimi test effettuati alle persone che venivano ricoverate d’urgenza e al personale”.

Questo sistema di controllo è stato, dunque, molto efficace.

“Certamente, perché ci ha permesso d’individuare immediatamente eventuali focolai, ma anche l’andamento dei nuovi contagi, dei casi attivi e dei ricoveri. È importante pure il rapporto tra il numero dei ricoveri, quello delle persone che hanno avuto bisogno della respirazione assistita e, sfortunatamente, quello dei decessi. La percentuale di mortalità indica l’efficacia del sistema. Come Regione possiamo essere soddisfatti, ci troviamo più vicini ai Paesi europei dove la situazione può essere definita sotto controllo. L’Italia, per esempio, sta facendo un ottimo lavoro. All’inizio la pandemia era stata sottovalutata, non hanno saputo contenerla e il Paese ha vissuto davvero situazioni drammatiche. In Regione il rapporto tra il numero dei contagiati e quello dei decessi è dell’1,12 p.c., mentre in Croazia è dell’1,80 p.c. Sempre in Regione, il numero dei decessi su 100mila abitanti è inferiore a 200, mentre in Croazia è di 266,77”.

Vaccinarsi è fondamentale ed è l’unica soluzione per combattere il virus o almeno i sintomi più gravi della malattia. Quanto ci protegge il vaccino?

“Offre una protezione pari a oltre il 70 per cento dal contagio, ma ci protegge anche dai sintomi più gravi della malattia in caso d’infezione. Lo si è visto in questa quarta ondata dell’epidemia. La percentuale dei contagiati vaccinati è del 25 p.c. circa ed è molto più bassa se si prendono in considerazione i decessi. In Regione la vittima più giovane aveva vent’anni e non era vaccinata, mentre tra i vaccinati la più giovane aveva 53 anni ed è stata l’unica nella fascia d’età fino ai 60 anni, nell’ambito della quale si sono verificati 13 decessi tra i non vaccinati. È bene ricordare che il vaccino protegge dal contagio, dai sintomi gravi, dal ricovero, dai sintomi postCovid, che possono essere gravi e duraturi e, infine, anche dal decesso. Il virus è dinamico, muta continuamente. Non riesco a capire le persone che hanno avuto il Covid e che dopo sei mesi non corrono a vaccinarsi per proteggersi da un eventuale nuovo contagio. Il vaccino è clinicamente approvato ed efficace, non è pericoloso. La risposta immunitaria non è uguale per tutti gli organismi e quindi una nuova infezione è sempre possibile, per cui bisogna tenere sempre alto il livello. Per questo motivo l’inoculazione è importante. Chi si rifiuta di farlo è potenzialmente in pericolo di vita, soprattutto gli anziani”.

Quanto è aumentato l’interesse per il vaccino dopo l’introduzione del green pass obbligatorio in determinate istituzioni?

“È aumentato, soprattutto all’inizio. Il numero è salito addirittura del 50 p.c. ed è passato da 4.500 a 10mila vaccinazioni a settimana. È salito pure l’interesse per l’assunzione della terza dose booster, importantissima per le persone anziane. Soprattutto nell’evenienza dell’arrivo di una nuova variante capace di schivare la protezione che viene offerta dal vaccino. Ciò non significa che il siero sia inefficace poiché nella gran parte dei casi aiuta a evitare il peggio”.

Quando potrebbe terminare la pandemia?

“La variante Delta del virus è ancora attiva e non è detto che scomparirà con l’arrivo dell’Omicron. Se ripercorriamo la pandemia dall’inizio ricorderemo che di varianti ce ne sono state tante e in effetti l’una ha sconfitto l’altra. Per quanto riguarda la situazione attuale, secondo le nostre previsioni dovrebbe migliorare verso la metà di dicembre, quando il numero dei ricoveri dovrebbe diminuire. L’Omicron, a detta dei virologi, potrebbe essere una variante molto contagiosa, di carattere endemico, ma con sintomi lievi. È possibile che sia proprio essa a determinare la fine della pandemia”.

Che cosa ne pensa delle misure epidemiologiche?

“Credo che il green pass avrebbe dovuto essere introdotto molto prima. Non sono d’accordo con il lockdown, che ha contribuito a mettere in ginocchio l’economia del Paese. Serve comunque un controllo a tutela della salute, nostra e quella degli altri, assieme all’uso delle mascherine e all’applicazione del distanziamento fisico, che hanno un ruolo importante. Non vedo perché io, come dipendente pubblico, dovrei ribellarmi all’introduzione del green pass. Le misure antipandemiche sono giuste. Bisognerebbe piuttosto cambiare mentalità”.

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