Viveva a Veglia e ogni giorno andava al lavoro a Zagabria: truffa scoperta da un detective

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Viveva a Veglia e ogni giorno andava al lavoro a Zagabria: truffa scoperta da un detective
La truffa del pensionato zagabrese è stata scoperta da un investigatore privato. Foto: Davor Javorovic/PIXSELL

Grazie al lavoro di un’agenzia investigativa privata di Zagabria, un pensionato di 64 anni si è trovato al centro di un caso giudiziario che ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica. L’uomo, identificato con le iniziali M.S., è stato accusato dalla procura di aver ingannato per anni una nota azienda statale al fine di ottenere un indebito vantaggio economico.

Secondo l’accusa, tra il 2017 e il 2020 avrebbe falsamente dichiarato di risiedere nel villaggio di Šilo, sull’isola di Veglia (Krk), mentre in realtà viveva stabilmente nel quartiere di Trnje, a Zagabria. Grazie a questa falsa informazione, avrebbe percepito per tre anni un’indennità di trasporto tra l’isola e la capitale, incassando complessivamente oltre 24mila kune (circa 3.200 euro) oltre al regolare stipendio.

Il pubblico ministero ha proposto per lui una pena di otto mesi di reclusione con sospensione condizionale per tre anni e la restituzione della somma ottenuta in modo illecito.

Durante l’interrogatorio, l’uomo ha negato ogni addebito, sostenendo di vivere effettivamente a Šilo e di viaggiare quotidianamente fino a Zagabria per lavorare. “Ogni giorno percorro circa 350 chilometri per andare e tornare dal lavoro”, avrebbe dichiarato, insistendo sulla veridicità della sua versione.

Tuttavia, un rapporto dettagliato redatto da un investigatore privato – un ex membro dei servizi di sicurezza croati – racconta una realtà ben diversa. L’agenzia, incaricata dal datore di lavoro, ha svolto attività di osservazione e pedinamento, documentando fotograficamente che M.S. trascorreva la quasi totalità dei giorni nella sua abitazione di Zagabria, dove era perfettamente integrato nella vita del quartiere e conosciuto dai vicini.

Sulla base di queste prove, la procura ha convocato anche due testimoni della società pubblica: un membro del consiglio di amministrazione e il responsabile del controllo interno. Entrambi avrebbero confermato che i rimborsi erano concessi unicamente ai dipendenti residenti fuori città, e che in caso contrario non avrebbero mai autorizzato i pagamenti.

L’indagine prosegue, mentre l’uomo – ora in pensione – attende di sapere se il tribunale confermerà l’accusa di truffa ai danni dello Stato.

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