Vivere la vita proteggendola

Passione e sicurezza in perenne conflitto. L’annuale corso «Vivere con la moto» ha affrontato il tema della sicurezza degli appassionati della dueruote

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Vivere la vita proteggendola
Foto: Ivor Hreljanović

Il Consiglio regionale per la sicurezza nel traffico stradale della Regione litoraneo-montana ha organizzato anche quest’anno il corso educativo-preventivo “Vivere con la moto” (“Motociklom u život”). L’evento si è svolto presso l’affascinante circuito di Grobnico, già in questo periodo dell’anno piuttosto popolato da motociclisti perlopiù stranieri provvisti di fiammanti e potentissime moto da corsa, intenti a provare le proprie… belve sulla pista.
Durante un ciclo di lezioni durato circa due ore e una prova pratica su strada, mezza dozzina di giovani e meno giovani conducenti di moto neopatentati che hanno preso parte al corso, hanno potuto conoscere qualcosa in più su come guidare una motocicletta di grossa cilindrata in modo più sicuro per sé e per gli altri utenti del traffico. Visto il cattivo tempo nell’occasione e, di conseguenza, l’asfalto bagnato, non si è potuta, con la probabile delusione dei corsisti presenti, fare nessuna prova direttamente sulla pista. Motivo per cui, probabilmente, circa una ventina di iscritti ha rinunciato all’ultimo istante a presenziare all’evento. A partecipare all’incontro e a svolgere la propria parte di relatori sono stati Hrvoje Baričević, presidente del suddetto Consiglio regionale, la capodipartimento regionale per il demanio marittimo, il traffico e i collegamenti Izabela Linčić Mužić, l’istruttore di guida Krešimir Erdec, il neurochirurgo del Centro clinico-ospedaliero di Fiume, Darko Ledić, l’agente della Polstrada fiumana Dubravka Dolušić e il segretario del Consiglio e responsabile del settore i trasporti e comunicazioni del Dipartimento regionale per il demanio marittimo, il traffico e i collegamenti, Siniša Rajačić.
L’iniziativa è in primo luogo dedicata alla popolazione più giovane di motociclisti, ha sottolineato Linčić Mužić. “Abbiamo inoltrato i nostri questionari alle scuole guida cercando quei guidatori che avevano appena superato l’esame. Il motivo? Perché riteniamo che sia molto importante agire in modo preventivo. Oltre a questo tipo di laboratori e corsi di formazione, esiste l’app ‘Gis’ (Geographic Information Systems, nda), con la quale seguiamo gli incidenti stradali e individuiamo quali sono i punti critici sulle strade dove avvengono più spesso le disgrazie, sia su quelle regionali che sulle altre, e cerchiamo di aumentarne la sicurezza”, ha proseguito la capodipartimento, ringraziando i motociclisti freschi di patente che hanno preso parte al corso, invitandoli a inoltrare questa proposta della Regione ai propri amici centauri e a persuaderli a prenderne parte.

I numeri non mentono

“La statistica è il migliore discriminatore dell’efficacia e della sicurezza del traffico. Devo dire che, nel contesto storico, proprio lo studio delle statistiche è stato lo stimolo a istituire il Consiglio. L’iniziativa ‘Vivere con la moto’ ha il ruolo di fare da una specie di attività di prevenzione”, ha commentato Baričević. “Vent’anni fa – ha proseguito – su 48 morti su strada, 15 appartenevano alla categoria dei motociclisti. Guardando avanti nel tempo, questi dati sfavorevoli per chi guida la moto non sono cambiati. L’anno scorso abbiamo avuto 23 morti su strada in Regione, di cui nove erano motociclisti. Osservando in questo modo i numeri, ci fa essere più consapevoli in che misura il motociclismo sia un gruppo vulnerabile e in che modo noi come Consiglio possiamo dare il nostro contributo”, ha proseguito. Il presidente ha chiarito che il corso ha compreso una panoramica sulle consuete regole del traffico, una parte dedicata alle proprietà tecniche dei veicoli a due ruote e una relazione di carattere medico sugli infortuni e su come vengono curati. La sicurezza del traffico a due ruote è di per sé qualcosa di molto complesso e diverso rispetto alle altre categorie di veicoli, ha illustrato Baričević. “I guidatori di moto sono privi di una carrozzeria che li protegga. Sono poi, oggettivamente, propensi all’infrazione delle regole sui limiti di velocità. Tutto ciò porta a conseguenze così gravi. Ma a prescindere dal lato tecnico del motociclismo, così come noi lo intendiamo, si tratta in effetti uno stile di vita e andare in moto non si fa solo per motivi logistici, cioè per andare dal punto A al punto B, ma, come direbbe uno dei nostri corsisti, ‘con il motociclismo si vive’. Lo scopo di questo corso non è stato far prendere paura ai neopatentati, o fare antipubblicità, ma fornire approcci positivi dando un sostegno alla sicurezza”, ha concluso.

Bello ma pericoloso

“Io guido la moto dai miei 15 anni d’età, ora ne ho 66 e spero di poter guidare ancora per molto tempo. L’esperienza dell’andare in moto è qualcosa di fenomenale. Nonostante ciò, quando me lo chiedono, io consiglio ai genitori di evitare se possibile quest’attività. È stupendo, ma pericoloso. I numeri di cui si è parlato lo dimostrano. Tra morti in auto e morti in sella alle moto il rapporto è uno a dieci. Ogni sport, ogni vocazione, ogni piacere ha purtroppo un suo rischio”, ha concluso Ivetić, mettendo così in piena luce la contraddizione umana universale e irrisolvibile del rapporto tra pericolo e piacere.

Foto: Ivor Hreljanović

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