Via i marchi USA dal bar del Circolo

La Comunità degli Italiani di Fiume rinuncia ai prodotti statunitensi. Enea Dessardo: «Una scelta simbolica»

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Via i marchi USA dal bar del Circolo
Foto Željko Jerneić

Avete notato che in Circolo non si può più bere la Coca-Cola? La Comunità degli Italiani di Fiume ha deciso di non mettere più in vendita nel proprio bar sociale prodotti e marchi statunitensi, sostituendoli progressivamente con alternative croate, slovene o comunque più vicine al mercato locale. Una scelta maturata in due tempi, ha chiarito il presidente della CI, Enea Dessardo, e legata al mutamento del quadro politico internazionale dopo il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.

“La prima decisione è arrivata quando Trump ha ridotto il sostegno all’Ucraina. In quel momento abbiamo scelto di diminuire la presenza di prodotti statunitensi, mantenendo ancora la Coca-Cola”, ha raccontato Dessardo. Dal bancone del sodalizio sono così usciti, tra gli altri, Jack Daniel’s, Schweppes e Fanta, sostituiti da altri prodotti. La seconda fase è arrivata più tardi, quando le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia hanno aperto un nuovo fronte di tensione anche nei rapporti con l’Europa. A quel punto, ha spiega il presidente del sodalizio fiumano, “abbiamo sostituito anche la Coca-Cola con la Cockta”.

Il riferimento è a due passaggi politici che hanno avuto ampia eco internazionale. Il primo riguarda l’Ucraina: dopo il duro incontro del 28 febbraio 2025 nello Studio Ovale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Trump scrisse che quest’ultimo “non è pronto per la pace se l’America è coinvolta” e che poteva tornare “quando sarà pronto per la pace”.

Pochi giorni dopo, la Casa Bianca annunciò una pausa negli aiuti militari a Kiev, una decisione che destò forte preoccupazione tra gli alleati europei e nella stessa Ucraina.

Il secondo riguarda la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, quindi legato a un Paese membro dell’Unione europea e della NATO. Già il 7 gennaio 2025, prima dell’insediamento, Trump non aveva escluso il ricorso alla forza militare per prendere il controllo della Groenlandia e del Canale di Panama, sostenendo che gli Stati Uniti avessero bisogno della Groenlandia “per ragioni di sicurezza nazionale”.

In maggio, in un’intervista a NBC, alla domanda se escludesse l’uso della forza contro la Groenlandia, rispose: “Non lo escludo. Non dico che lo farò, ma non escludo nulla”.

È dentro questo contesto che la CI di Fiume colloca la propria scelta. Dessardo ha precisato che nessuno, all’interno del sodalizio, si illude di produrre effetti materiali. “È chiaro che in Comunità non si consumano quantità industriali di questi prodotti e che, in termini assoluti, i ricavi che queste aziende possono trarre dalle nostre ordinazioni sono praticamente impossibili anche solo da quantificare”, ha osservato.

“Però, dal punto di vista simbolico, non volevamo sostenere nemmeno con un centesimo in più un Paese che oggi appare sempre più distante dall’Europa e dai principi sui quali si è retta per decenni la collaborazione transatlantica”.

Un motivo non economico, ma valoriale

Non cambierà gli equilibri del commercio mondiale, non inciderà sui bilanci delle multinazionali e non pretende certo di influire sulle scelte della Casa Bianca. Ma proprio per questo, forse, il gesto va letto per quello che è: una presa di posizione simbolica, limitata nelle dimensioni, ma chiara nel significato.

Il punto, dunque, non è economico, ma valoriale. La scelta non viene presentata come un boicottaggio strutturato né come una campagna politica, bensì come un atto interno, coerente con la sensibilità di una Comunità che si riconosce nello spazio europeo e che vede con preoccupazione l’indebolimento dei legami tra Stati Uniti ed Europa, in particolare quando esso tocca temi come il sostegno all’Ucraina, il rispetto della sovranità degli Stati e il principio dell’intangibilità dei confini.

La reazione dei soci, almeno finora, è stata contenuta. “La maggior parte delle persone non se n’è accorta. Alcuni hanno chiesto spiegazioni e, una volta compresi i motivi, li hanno condivisi”, ha riferito Dessardo.

Un apprezzamento esplicito, ha aggiunto, è arrivato anche dal presidente dell’Università Popolare di Trieste, Edvino Jerian, in visita alla CI, che dopo avere ascoltato le ragioni della decisione l’ha definita una scelta significativa sul piano dei valori.

Resta una misura piccola, quasi domestica, e proprio per questo va raccontata senza enfasi. Ma nel suo perimetro ridotto dice qualcosa del clima politico attuale: anche in un bar sociale, anche attraverso una bottiglietta o una bevanda sostituita, può trovare spazio il bisogno di marcare una distanza. Non per cambiare il mondo, ma per non fingere che ciò che accade nel mondo non riguardi anche una comunità locale.

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