Vaccinazione di massa: nulla è cambiato dal 1898

Si è svolto ieri il convegno scientifico «Fiume e i fiumani nella storia della medicina»

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Vaccinazione di massa: nulla è cambiato dal 1898
Il prof. Ante Škrobonja. Foto: RONI BRMALJ

Si è svolto ieri negli ambienti dell’Archivio di Stato il 20.esimo convegno scientifico “Fiume e i fiumani nella storia della medicina”, un appuntamento fisso, a parte i due anni di pandemia, istituito nel 2000 su iniziativa del prof. Ante Škrobonja, oggi presidente del Comitato organizzativo. Gli organizzatori sono la Società nazionale per la storia della cultura sanitaria, l’Università degli Studi e la Facoltà di Medicina. Lo storico e teologo Marko Medved ha introdotto i relatori e i temi di quest’edizione.

Bruno Atalić ha presentato un resoconto dei 20 convegni che si sono svolti finora, di cui diversi sono stati tematici. Nel 2002 era stato dedicato al medico Viktor Finderle, ginecologo e noto soprattutto per avere inventato l’estrattore a ventosa, che viene ancora oggi usato nell’ostetricia. In questi vent’anni ai convegni hanno presenziato 388 partecipanti, 372 relatori e sono state diffuse 196 pubblicazioni.
Toni Buterin ha parlato, invece, della rivista scientifica internazionale AMHA (Acta medico-historica Adriatica), che dal 2003 viene pubblicata due volte all’anno dalla Società per la storia della cultura sanitaria, in collaborazione con la Facoltà di Medicina. Lo scopo è di pubblicare testi scientifici, ma anche quelli che hanno come tema la storia della medicina. Dall’inizio della pubblicazione fino a oggi la rivista figura tra le migliori al mondo per quanto riguarda la storia della medicina. Nel corso del convegno. Željko Dugac ha presentato il libro di Tatjana Čulina “Riflessioni storico-sanitarie e di sanità pubblica durante lo sviluppo economico sbilanciato di Fiume e dei dintorni nel XIX secolo”, un’attenta analisi sull’andamento demografico in quel periodo.

Ricerca
La prof.ssa Ana Alebić Juretić ha presentata una sua ricerca sulla vaccinazione di massa a Fiume alla fine del XIX secolo. “La vaccinazione contro il Covid-19 ha suscitato sin da subito polemiche. Strano per un procedimento conosciuto che viene applicato da oltre due secoli, quando è stato sviluppato il primo vaccino contro il vaiolo. La vaccinazione obbligatoria per i bambini fu introdotta in Svezia, nel 1816. Seguirono la Gran Bretagna (1853), l’Ungheria (1876), l’Italia (1888), mentre a Fiume, che all’epoca era Corpus sepatarum, nel 1898. La legge sulla vaccinazione obbligatoria non fu approvata, però, dal Regno di Croazia, dalla Slavonia e dalla Dalmazia. Nell’Archivio di Stato di Fiume esiste il resoconto di quell’anno presentato al Governatore dal dottor August Pilepich”, ha spiegato Alebić Juretić.

Antivax, in passato come al giorno d’oggi
Interessante rilevare che all’epoca la vaccinazione a Fiume veniva eseguita con la linfa animale, che veniva acquistata in Svizzera, mentre le norme di legge prevedevano l’uso di pustole animali. Fiume poteva permetterselo. Infatti il vaccino veniva pagato con mezzi del Bilancio cittadino, mentre le spese mediche da quello statale.
“La vaccinazione era obbligatoria. Gli avvisi venivano pubblicati su ‘La bilancia’ e affissi in giro per la città. I bambini non potevano venire iscritti a scuola senza il certificato di vaccinazione e lo stesso valeva per i viaggi, per il personale medico e per i dipendenti pubblici. Un documento paragonabile al Covid-pass. Interessante rilevare che per coloro che rifiutavano la vaccinazione c’era la responsabilità penale e sanzioni fino a 300 fiorini, che era un importo notevole. Coloro che non erano in grado di pagare finivano in prigione”, ha proseguito la professoressa. “Che cos’è cambiato da allora? Soltanto la tecnologia, il resto è rimasto uguale”, ha concluso Ana Alebić Juretić sottolineando che all’epoca, come anche oggi, esistevano gli antivax.

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