Il Salone delle Feste di Palazzo Modello era gremito questa sera, lunedì 26 gennaio, di familiari, amici, compagni, colleghi e connazionali, in occasione della commemorazione di Denis Stefan, uno dei pilastri della Comunità Nazionale Italiana, personaggio benvoluto e ammirato da tantissime generazioni, scomparso di recente.

Un ultimo mesto saluto a Denis, o Stefo, come veniva chiamato affettuosamente, dopo che in tantissimi lo avevano accompagnato alla sua ultima dimora al Cimitero monumentale di Cosala nell’ambito dei suoi funerali. La CI di Fiume, o meglio “Circolo”, come viene chiamato il sodalizio, è stato la sua seconda casa: qui ha militato attivamente per quasi mezzo secolo nelle varie sezioni, soprattutto in quelle musicali.
Un grande uomo, colto ed erudito, dotato di uno spirito particolare, tutto fiumano, che ha saputo lasciare una traccia indelebile nella nostra comunità. Alla commemorazione sono intervenuti coloro che lo hanno conosciuto sin dai banchi di scuola, rimasti legati a lui da un vincolo di amicizia pura e sincera, ma anche connazionali che hanno avuto modo di conoscerlo in età adulta, già impegnato nel campo educativo, culturale e istituzionale, così come in quello amatoriale, con varie attività legate al “suo” Circolo.
Dopo i saluti e le condoglianze ai familiari, espresse da Enea Dessardo, presidente del sodalizio, a prendere la parola è stata Gianna Mazzieri-Sanković, amica decennale del compianto Stefan.
“Abbiamo appreso all’inizio di gennaio – ha ricordato Mazzieri-Sanković – con grande tristezza, della dipartita di un amico caro, uno degli intellettuali che hanno segnato la storia delle istituzioni della Comunità Nazionale Italiana di Fiume. Un percorso di vita, quello di Denis Stefan, vissuto intensamente, segnato da generosità e da un profondo attaccamento alla sua professione, alle sue attività culturali e sociali, alla sua fiumanità.

Denis Stefan è nato a Fiume il 1º marzo 1965, ha frequentato la Scuola elementare italiana Mario Gennari (oggi San Nicolò) e ha proseguito gli studi presso il Liceo italiano. Nel 1990 si è laureato in psicologia presso la Facoltà di pedagogia di Fiume, conseguendo, dopo alcuni anni, anche il dottorato di ricerca in psicologia sperimentale presso le Università degli Studi di Trieste e Bologna. Dopo aver sostenuto l’esame professionale – ha raccontato ancora Mazzieri-Sanković –, si è iscritto all’Ordine croato degli psicologi. Tra le esperienze lavorative ricordiamo quelle di insegnante di biologia alla SEI Dolac, di insegnante di psicologia e psicologo al Liceo italiano, nonché di coordinatore degli esami nazionali e della maturità di Stato e coordinatore per le scuole medie superiori italiane in Croazia. Per dieci anni è stato direttore della SEI Belvedere”.
Un uomo dai mille interessi
“Un uomo dai mille interessi – ha proseguito –, sempre aperto e disponibile al dialogo, sincero e critico, un precursore di idee che spesso, per originalità, ricchezza e coraggio, lasciava affascinato l’interlocutore; per molti un maestro che non ha mai voluto imporsi, lasciando a ognuno la libertà di percorrere la propria strada. La sua è stata una vita all’insegna della fiumanità, un aspetto evidente sia nell’attività scolastica sia in quella amatoriale musicale e, più in generale, culturale.

Il suo rapporto con la CNI è stato sempre sentito e partecipe: Denis ha preso parte ad ampie discussioni sul ruolo della Comunità, sulle vie future da intraprendere e sulle attività della minoranza, non solo culturali, ma anche politiche e sociali. Non sempre ottimista rispetto alle soluzioni pensate e poi adottate, ha continuato comunque a svolgere attività anche dopo essersi dimesso da numerose cariche, a seguito di delusioni pubbliche e mancati riconoscimenti. Così, l’ultimo concerto del 9 dicembre scorso, come cantante solista, e quello del 14 dicembre, come primo mandolino del quartetto mandolinistico, sono stati l’ultimo omaggio di Denis alla sua CI. Come sempre, un omaggio denso di emozioni e unico per qualità artistica e presenza scenica. Nei suoi sessant’anni di vita, Denis Stefan ne ha trascorsi ben cinquantacinque come attivista della CI di Palazzo Modello, ricoprendo diversi ruoli: dapprima minicantante, poi mandolinista e primo mandolino, cantante solista, presidente negli anni Ottanta del Club dei giovani Giovanni Poscani, presidente della SAC Fratellanza, membro dell’Assemblea della CI e presidente del Comitato dei garanti, consigliere dell’Assemblea dell’Unione Italiana”.
“Stefo, così lo chiamavamo noi amici e compagni di classe – ha affermato ancora Mazzieri-Sanković –, si distingueva per la mente brillante e la capacità di leggere tra le righe; a volte incompreso nelle sue battute e risposte criptiche, dietro alle quali si nascondevano libri, filosofi, pensieri complessi… ai quali eravamo abituati sin dai tempi della scuola”.
Il percorso professionale, sociale e comunitario di Denis Stefan è ricco e variegato e non è possibile tracciarlo interamente in poche parole e in poco tempo. Gianna Mazzieri-Sanković, dopo aver ripercorso la sua ampia biografia, ha proseguito: “Caro Denis, adesso parlo in fiuman, xe la nostra lingua madre, quela intela qual gavemo sempre parlado. Che inizio de ano! Che colpo al cor! Ti ne ga lassado così, de boto, a boca averta… e noi, tui amizi e compagni de classe de una vita, semo rimasti con un svodo drento, un svodo grande grande. (…) Quel che gavemo fato, quando cressevimo, e le nostre famiglie diventava mate perché erimo un bic’ vivaci, resterà sempre come ricordi de una vita fata de ridade, cantade, discussioni, anche barufe co non se andava dacordo (mama mia quante telefonade e zigade per la question dela Fratelanza!). (…) Me ricordo le prove del complessin Ragno in questa sala, e de quando ti me ga presentado el novo baterista, el mio Sanjin… e de alora non protestavo più! Gavemo passado insieme momenti bruti (co te semo stadi vizin), ma anca quei bei. Me ricordo co ti xe arivado in Liceo a far el psicologo, anche là i fioi che andava a pianzerte e lamentarse de un bruto voto, i pensava de ciapar consolazion e scuse – e ti inveze, pronto de spirito, ti ghe disevi: cossa ti fa qua se non ti ga studiado? Ciapa el libro, scalda la sedia e va studiar – ti vedarà che te passa tuto subito! Co per 10 ani ti ga direto la scola Belveder – e ti la ga fata diventar un picolo gioielin de drento e de fora – era ciaro che quela era la tua seconda casa, che ti te trovavi in familia, e che coi denti ti difendevi i tui coleghi da quel che era cativerie de fora. Ti lo ga fato senza pensar due volte. Me mancherà la cantade, le ridade, le barufe, le grandi discussioni, el veder che non ocore finir la frase per capirse, el capirse e basta, perché quel che gavemo vissudo ne ga fato ragionar e pensar in stesso modo. Caro Stefo, ti xe stado la voce che ga dado musica a tute le nostre gite ma mi dirio vite; ti lassi un grande svodo intei cori de tuti noi che gavemo gavudo el privilegio de conosserte e de condivider con ti le picole utopie e una parte de quela strada ciamada vita. Adesso te imagino sentado in ultima fila a lissiarte el baffeto e rider come mato e ripeter quel che ti me gavevi molte volte deto in zircostanze simili: he he dei morti se parla sempre ben, ti ga notado? Devo parlar ben, xe creanza, ma non alzar tropo la cresta, me racomando! Caro Stefo, ti restarà sempre intei nostri ricordi e ti continuarà a viver intele nostre storie e intei nostri cori. Riposa in pace. Ciao caro amico… e, come ti savevi salutarme… se vedemo…”, ha concluso Gianna Mazzieri-Sanković.

Gli amici di una vita
A seguire sono intervenuti anche i suoi “amiconi di una vita”, Lucio Slama, Flavio Cossetto e Roberto Nacinovich, che hanno ricordato Denis con vari aneddoti, rievocando la grande amicizia che li univa.
Lucio Slama ha recitato le strofe della canzone “Pepito de la Pampa”, brano dello Zecchino d’Oro del 1973, interpretato da Denis in un’edizione del Festival dei minicantanti, mentre Roberto Nacinovich ha sottolineato che “Denis no’ iera uno che faceva grandi discorsi, ma con un gesto, una batuda deta al momento giusto, el sapeva meter d’accordo tuti”. Parole di affetto, cordoglio e rispetto per la figura di Denis Stefan sono state espresse anche da Irene Mestrovich, Moreno Vrancich e Michele Scalembra, preside della SMSI, che ha detto di essere fiero di averlo conosciuto.
A porgere l’ultimo saluto al compagno, maestro e musicista sono stati il Coro misto della CI, che ha eseguito i brani “Signore delle cime”, “Amici miei”, “Nostalgia de Fiume” e “Va’ pensiero”, mentre il trio della mandolinistica ha omaggiato Denis Stefan con le composizioni “Bella notte”, “La Barcolana” e “Mazurka”.
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