Una star del web nel Campo ornitologico del Monte Maggiore

Chiacchierata con la biologa Iva Čupić, amante ed esperta di ragni e serpenti, il cui profilo Instagram conta migliaia di follower, per sfatare anche certi luoghi comuni

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Una star del web nel Campo ornitologico del Monte Maggiore
Iva Čupić. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

Chi frequenta Instagram probabilmente, almeno una volta, si è imbattuto nei suoi reel: una giovane donna che maneggia serpenti come fossero sciarpe, o lascia scivolare ragni lungo le braccia con la stessa naturalezza con cui altri sfogliano un libro. Si chiama Iva Čupić, è biologa di Zagabria e in questi giorni è tra i coordinatori del Campo ornitologico sul Monte Maggiore, organizzato dall’associazione BIOM.

L’abbiamo incontrata nell’accampamento sistemato per l’occasione, decisissima a impararne una in più sugli uccelli, anche se il suo principale campo di ricerca sono gli invertebrati. Il suo maggiore interesse scientifico riguarda i ragni, ma ama anche l’erpetologia (rettili).
Ci ha detto che per lei è affascinante imparare nozioni nuove sui volatili, dopo aver lavorato a lungo con altri gruppi di animali. “Sono circondata da persone fenomenali, oltre che da ornitologi”. Una settimana da coordinatrice del campo. È stata anche punta sulla spalla sinistra da un ragno: “Uno dei più temuti da noi croati, per il livello di veleno. Ma il fatto di sapere di quale specie si trattava e quali conseguenze potevano esserci, mi ha aiutato a mantenere la calma e a rimanere in uno stato di basso stress”.
Non è nemmeno una cosa tanto inaspettata, visto che sul suo profilo Instagram questa simpatica esperta si fa passare tra le mani serpenti, ragni e insetti di ogni genere. La sua pagina, che ad oggi conta più di 18mila follower e offre più di 450 contenuti, tra foto e video, si chiama “Samsa_Critters”: Samsa per il personaggio kafkiano di nome Gregor, che l’ha sempre intrigata, Critters invece significa “animaletti”.
“Non ricordo in quale anno ho aperto il mio profilo Instagram, ma so che l’ho fatto soltanto per comunicare in qualche modo le mie esperienze con amici, conoscenti e colleghi della Facoltà di biologia. Come una pagina separata per raccontare le ricerche sul campo. Poi la cosa è cresciuta: prima con un forte riscontro da parte di colleghi e amici che già conoscevo, poi anche di altre persone. Alla fine il mio profilo, che oggi ha un grande seguito, ha intrapreso la direzione di una vera e propria pagina educativa, con testi, video e immagini. Mi fa piacere che tutta la storia si sia sviluppata così. In fondo si tratta di specie animali di cui scrivo, di cui la gente spesso ha paura, e intorno alle quali ci sono molti miti che è meglio sfatare. È importante soprattutto riconoscere il valore di tutti questi esseri viventi nel ciclo naturale, di cui facciamo parte anche noi. Ci offrono piccoli tasselli fondamentali, come una buona agricoltura, e in definitiva il cibo che abbiamo”.

Grandi soddisfazioni
La pagina, ovviamente, ha portato a Iva anche molte soddisfazioni: ha scoperto di amare l’attività di divulgazione, cosa che prima non avrebbe mai immaginato.
Il ragno che l’ha punta è un Cheiracanthium punctorium (non ha un nome croato), e la sua caratteristica è che le femmine, quando custodiscono le uova, come in questo periodo, diventano un po’ più difensive del solito. “Ecco qua, è successo anche a me”, ha detto ridendo. “La principale lezione è che non bisogna mettere le mani dove non si sa cosa si troverà. Già dal morso ho potuto capire di che ragno si trattava. La puntura provoca un dolore immediato, al contrario della più velenosa ragna europea, la Vedova nera, il cui morso spesso non si avverte e viene notato soltanto quando si manifestano i sintomi, come crampi muscolari, dopo 15-30 minuti”.
Iva ha anche sfatato il mito che il morso della Vedova nera sia mortale: “Non è mai stato registrato un decesso, a meno che la persona non avesse già gravi problemi di salute. L’importante è andare subito dal medico: con i giusti analgesici la situazione si risolve”.
Sul Monte Maggiore non mancano i serpenti. Nello stagno di Rovozna, ricco di anfibi, vivono anche le bisce dal collare, che se ne nutrono. Presente pure la Vipera dal corno (Vipera ammodytes) (in croato poskok), ma individuarla non è semplice: con il caldo si ritira e diventa quasi invisibile. Più facile avvistarla in primavera, quando si espone maggiormente al sole.
Iva ha chiarito che i serpenti non si crogiolano sulle rocce in piena estate: le temperature elevate li costringono a cercare rifugio, perché – non potendo regolare la loro temperatura corporea – soffrono tanto il caldo quanto il freddo eccessivo.
La Vipera dal corno, inoltre, predilige spazi ristretti e fa affidamento sul mimetismo: spesso resta immobile fino all’ultimo, convinta di non essere notata.
La biologa ha sfatato anche un mito sul siero antivipera: non viene somministrato subito, ma solo se le condizioni lo richiedono. Nella maggior parte dei casi, una persona sana può superare un morso con problemi limitati, purché si rivolga immediatamente a un medico e mantenga la calma. Importante è sempre valutare la zona del morso e l’estensione del dolore.

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