Una seduta di ordinaria follia

Il Consiglio cittadino, dopo un infinito confronto, decide di non decidere. Il 24 luglio si tornerà in aula per discutere sull’accensione di un prestito di 44 milioni di kune

È stata una vera e propria maratona, una di quelle che non si vedevano dall’approvazione del Bilancio cittadino. La chiacchieratissima seduta del Consiglio cittadino è durata ben 15 ore, iniziata giovedì alle 9.30 e terminata alle 2.30 di venerdì con un nulla di fatto. Che la riunione sarebbe stata infinita e senza esclusione di colpi lo sapevano anche i muri vista la delicatezza del tema, ma che la discussione avrebbe assunto proporzioni bibliche, francamente era difficilmente pronosticabile. Già nei giorni precedenti i partiti all’opposizione avevano promesso battaglia, mettendo subito in chiaro che avrebbero votato contro il famigerato prestito di 44 milioni che la maggioranza avrebbe voluto accendere per poter portare a termine i lavori di restauro della nave Galeb e di ristrutturazione del Benčić. Al di là della guerra annunciata dal blocco di centrodestra, la maggioranza era giunta in aula serena, sicura di avere un numero sufficiente di voti per l’approvazione della proposta, contando in particolare sul sostegno dei tre consiglieri della Lista per Fiume, Danko Švorinić, Predrag Miletić e Zvonimir Peranić, sebbene quest’ultimo, in qualità di presidente del Comitato per la cultura, pochi giorni prima aveva espresso parere negativo circa il prestito. Poco male: anche senza Peranić il centrosinistra poteva contare sul sostegno di 20 consiglieri, due in più rispetto al numero minimo necessario per l’approvazione della proposta. Ma il colpo di scena era dietro l’angolo. Durante la discussione dell’attesissimo punto, il terzetto della Lista per Fiume ha annunciato che avrebbe votato contro. Un fulmine a ciel sereno che ha provocato il panico nel gruppo riunito attorno all’SDP perché contare su 18 voti poteva non bastare qualora anche l’altra parte fosse riuscita ad arrivare a quota 18. Ma erano arrivati a 14. Infatti, alla seduta erano assenti Josip Ostrogović, Kristjan Staničić e Dobrica Rončević dell’HDZ, nonché Tea Juraga dell’Azione dei giovani (AM). L’opposizione ha quindi colto la palla al balzo iniziando a tempestare di telefonate i quattro assenti per convincerli a presentarsi in aula. E così è stato. Uno dopo l’altro, prima Staničić, quindi Rončević, poi Ostrogović e infine la Juraga in tarda serata, si sono seduti ai loro posti. Nel mentre, per guadagnare tempo e quindi favorire il loro arrivo, tutta l’opposizione aveva iniziato a dettare i tempi della seduta a suon di richieste di interruzione dei lavori e repliche, tra l’incredulità e lo sgomento dei loro “avversari”, che fino a poche ore prima già pregustavano il dolce sapore dell’approvazione.
Dopo quasi 10 ore di inutile confronto, alle 21.30 a prendere la parola è stato il sindaco Vojko Obersnel, nel disperato tentativo di convincere l’altra parte, e in particolare il terzetto della Lista, spiegando che il loro comportamento stava mettendo a repentaglio l’intero progetto CEC 2020, dal momento che la sua bocciatura avrebbe comportato la restituzione di 14 milioni di kune concessi dai fondi europei (su un totale di 69 milioni), aggiungendo che ciò avrebbe sì significato la rinuncia al progetto di restauro del Galeb, ma che la Città sarebbe comunque dovuta ricorrere a un nuovo prestito per completare i lavori del Benčić. Ma le sue parole sono state vane: 18 pari e palla al centro.
Qui la sessione si è trasformata in una guerra di trincea, con entrambe le fazioni decise a non mollare di un millimetro, cercando di allungare a oltranza la discussione in modo da far cedere qualche consigliere, ma senza esito perché ovviamente nessuno si sarebbe mai permesso di abbandonare l’aula, nemmeno sotto tortura. Alle 2.23 il presidente Andrej Poropat ha deciso di porre fine a questa farsa proponendo di rinviare il voto al 24 luglio, ovvero il giorno dopo l’apertura delle buste con le offerte per la Galeb, quando si saprà con esattezza quanto costerebbe il suo restauro e quindi se alla fine vale la pena o no insistere per infonderle una nuova vita.

Il fine giustifica i mezzi

La scia di polemiche generata dalla seduta continuerà ad alimentare tensioni e dibattiti politici pronti a infiammare i giorni a venire, in attesa del “secondo atto”, in programma il prossimo 24 luglio. In tanti stanno ora puntando il dito contro i consiglieri all’opposizione, accusandoli di essersi comportati come capricciosi bambini dell’asilo per il modo in cui avevano perso tempo, aspettando così che il gruppo si ricompattasse per pareggiare i numeri con la maggioranza. Tra questi, un po’ a sorpresa, non c’è il presidente del Consiglio, Andrej Poropat, il quale durante una delle innumerevoli e infinite pause ci aveva spiegato in perfetta maniera machiavellica di come in politica il fine giustifichi i mezzi. “È un loro legittimo diritto. Le battaglie politiche si portano avanti anche con questi metodi, per quanto possano essere discutibili”.
Nel day after il presidente Poropat è stato duramente attaccato da alcuni consiglieri dell’opposizione, i quali lo hanno accusato di avere appositamente prolungato la seduta nel tentativo di “liberarsi”, complice la stanchezza, di qualche esponente del blocco di centrodestra.
“Voglio ricordare che proprio su iniziativa di coloro che ora si lamentano, tempo fa era stato modificato il Regolamento del Consiglio affinché il diritto di replica potesse venire utilizzato a oltranza. In qualità di presidente del Consiglio, il mio compito è quello di garantire il rispetto di tale documento, anche a costo di far proseguire le sedute fino al giorno successivo. Personalmente fatico a comprendere, anche in considerazione del livello di democrazia raggiunto dal Consiglio cittadino, che ci sia ancora qualcuno che ritiene che avrei dovuto impedire la discussione a coloro che ne avevano il diritto. Tuttavia, questa non è sicuramente né la prima né l’ultima seduta che verrà ripresa in una nuova data”, ha replicato attraverso una nota il presidente Andrej Poropat.

Azione dei giovani «Una pagliacciata»

Dura presa di posizione dell’Azione dei giovani (AM), che attraverso un comunicato ha espresso tutta la propria indignazione per l’esito della seduta.
“Il rinvio al posto del voto è stata una pagliacciata orchestrata dal sindaco Vojko Obersnel e dal presidente del Consiglio cittadino Andrej Poropat. A votare il rinvio sono stati l’SDP, i partiti satellite di Obersnel e ovviamente la Lista per Fiume, che ha così guadagnato un po’ di tempo e di serenità fino al 24 luglio, quanto basta per concordare sottobanco la modifica del nome di qualche piazza e/o per collocare un’altra insegna, in modo da giustificare la loro compravendita politica”, si legge nella nota.

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