«Una riduzione simile per noi è inaccettabile»

Malcontento in seno alla CI di Fiume per la nuova bozza dello Statuto dell’Unione Italiana, con la quale il numero dei consiglieri nell’Assemblea UI verrebbe portato da 6 a 3 per i grandi sodalizi

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«Una riduzione simile per noi è inaccettabile»

La nuova bozza dello Statuto dell’Unione Italiana, esaminata lunedì sera, dall’Assemblea della Comunità degli Italiani di Fiume, ha suscitato parecchio malcontento tra i consiglieri della stessa. Infatti, il punto più “problematico” in termini di riforma statutaria dell’UI, ha riguardato indubbiamente la proposta di ridurre il numero dei consiglieri dell’Assemblea dell’UI. Nel caso la proposta venisse approvata, scenderebbe da 6 a 3, il numero dei rappresentanti delle Comunità più grandi, ovvero Fiume e Pola. Uno degli obiettivi della riforma è ridurre l’attuale numero dei consiglieri da 75 a 62. L’idea dell’UI di creare un’Assemblea più… snella, non risulterebbe più di tanto motivo di disagio se i 62 consiglieri di cui sopra fossero, hanno affermato alcuni consiglieri del sodalizio fiumano, “persone attive politicamente che rappresentano l’intera Comunità Nazionale Italiana, e non gente che parla giusto per far sentire la propria voce”. Come dichiarato ancora, il problema va ricercato nel fatto che, con la riduzione dei consiglieri, nel caso delle “grandi” CI, questi andrebbero a rappresentare qualche migliaio di soci a testa. Sarebbe il caso di Fiume, a differenza delle piccole CI nelle quali un consigliere rappresenterebbe a malapena una trentina di soci. È stato tirato in ballo anche il questionario consegnato all’ultima Assemblea dell’UI da parte del presidente della stessa, Paolo Demarin (presente alla seduta a Palazzo Modello), nel quale si chiedeva, tra l’altro, di approvare con un voto la riduzione del numero dei consiglieri. Diversi consiglieri, specialmente delle CI grandi, avrebbero votato a favore avendo a mente tutti coloro che non vengono mai alle sedute e tantomeno intervengono nel corso delle stesse. Per i grandi sodalizi quali Fiume, la proposta contenuta nella bozza risulterebbe inaccettabile in quanto prevede di avere un consigliere in rappresentanza di un massimo di 899 soci, due da 900 a 2.999 e tre da 3mila in poi. Uno schema per il quale, secondo i presenti alla sessione di lunedì, le piccole CI con meno di 500 soci, non dovrebbero avere un loro rappresentante nell’UI. È stato, inoltre, fatto presente il fatto che la bozza del nuovo Statuto conterrebbe frasi in un italiano scadente, cosa che, come sottolineato in risposta da Demarin, le medesime sono “presenti purtroppo già nello Statuto in vigore”.

Realtà specifiche

Alcuni membri hanno voluto sottolineare il fatto che la CI di Palazzo Modello è specifica anche perché rappresenta soci di Castua e San Matteo (Viškovo), mentre in Istria ci sono sodalizi distanti uno dall’altro solo qualche chilometro. Melita Sciucca, presidente della CI di Fiume, ha voluto mettere in chiaro il fatto che si discute poco delle istituzioni CNI, del fatto che per ottenere i dati di tutti i soci è servito tantissimo tempo, ma almeno lo si è fatto, a differenza di alcuni sodalizi che non hanno ancora consegnato le proprie liste.

“Noi combattiamo con soci che si presentano e pagano la quota soltanto nel momento in cui hanno bisogno venga loro rilasciata la conferma per potere partecipare a qualche concorso, o che hanno da ridire sul fatto che la quota ammonta a 50 kune. Mi fa male il fatto che ai nostri consiglieri venga dato poco peso, perché gestire una CI grande come la nostra non è facile”, ha puntualizzato.

Nel suo intervento, Paolo Demarin ha dichiarato che la riforma dell’Unione Italiana ha preso il via ancora nel 2019, per volontà dell’Assemblea stessa. “Per decenni abbiamo avuto Statuti preparati da qualcuno che faceva politica per l’UI al di fuori dell’Assemblea. Finalmente quest’ultima sta tentando di trasformarsi da sola, senza influenze esterne. La bozza presentata oggi non è definitiva, dobbiamo valutare le proposte dei consiglieri. Purtroppo in 5 Assemblee ho chiesto di parlare e dire ciò che non va. Sono sempre gli stessi che commentano e non c’è la massima concentrazione. Abbiamo bisogno di consiglieri che saranno riconoscibili in tutto il mondo CNI, pronti a discutere politicamente e a combattere, perché soltanto così otterremo un’UI fortissima”, ha precisato il presidente dell’Assemblea UI.

Emendamento

Al termine di un lungo dibattito, è stata approvata quasi all’unanimità, la proposta di stesura di un emendamento all’articolo 24 in virtù del quale le CI con oltre 3mila soci – in base all’elenco degli stessi e non al Censimento del 1991 –, vengano rappresentate nell’Assemblea UI da almeno 6 consiglieri e pertanto che, almeno per tali sodalizi, il numero massimo non venga ridotto. Eventuali ulteriori osservazioni e proposte verranno inviate tramite posta elettronica.

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