Una passeggiata tra fontane perdute e sorgenti vive (foto)

Tra storia, natura e memoria, una delle quattro camminate guidate da Velid Đekić è stata un intenso percorso tra passato, presente e futuro, incentrato aull’acqua, ricchezza incontrastata di Fiume

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Una passeggiata tra fontane perdute e sorgenti vive (foto)
La Fiumara in tutta la sua potenza. Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

L’acqua a Fiume è ovunque, ma non sempre la possiamo vedere. A ricordarcelo, nei giorni scorsi, è stato Velid Đekić, professore di lingua e letteratura croata, appassionato ricercatore della storia locale, nonché anche uomo della parola scritta e di ogni altra forma espressiva, della ricerca, della pubblicistica, del cinema, e prima di tutto di un approccio studioso ed eloquente, guida interessante e coinvolgente di una delle quattro passeggiate architettoniche organizzate in collaborazione con il Museo di Arte moderna e contemporanea, nell’ambito del ricco programma culturale delle “Notti estive fiumane 2025”.

Il percorso, intitolato “Il mondo acquatico di Fiume (Riječki vodeni svijet)”, ha portato numerosi cittadini a riscoprire il rapporto profondo tra la città e la sua acqua, una ricchezza silenziosa ma fondamentale, ben più delle sue industrie o del suo porto.
“In questa tappa parlo del legame tra la città e la sua acqua. Sappiamo bene che, storicamente, per lo sviluppo di un centro urbano, l’acqua è stata sempre essenziale. Noi diciamo spesso: ‘Fiume è un porto’, ed è vero. Ma l’acqua potabile, quella che dà la vita, è ancora più importante. Le città sono sempre nate vicino a corsi d’acqua, e Fiume più che mai”.
“Tutti sappiamo che questa è la città che scorre – ha proseguito – e proprio sotto i nostri piedi scorrono una trentina di corsi d’acqua che non vediamo. Sono ruscelli che ci danno un patrimonio idrico che molte città possono solo sognare. Si dice che il XX secolo sia stato il secolo del petrolio, mentre il XXI sarà quello dell’acqua, come nuova ricchezza. Io penso che siamo fortunati, privilegiati. E sono molto felice di vedere così tanti fiumani sfidare le temperature sopra i 30 gradi, anche se la passeggiata si è svolta in orario serale. Evidentemente Fiume, con le sue caratteristiche uniche, continua ad affascinare i suoi abitanti”. La nostra guida ha poi espresso quanto sia importante per lui riuscire a trasmettere il sapere anche a chi non è esperto: “Mi ha fatto piacere vedere quanta gente desidera informarsi. Il mio compito, e anche la mia sfida personale, è proprio quella di rendere accessibile a tutti ciò che magari altri raccontano con un linguaggio troppo tecnico”.
La passeggiata è iniziata presso la fontanella in Piazza della 128ª Brigata dell’Esercito croato per proseguire lungo il Corso e poi in gran parte della Cittavecchia, facendo tappa davanti alla fontana nascosta tra i Grandi magazzini RI e la vecchia sede della posta (oggi appartenente a un brand di moda), per poi passare sotto la Torre civica dove si trova lo stemma della città che fin dai tempi di Leopoldo I, presenta il simbolo della sorgente inesauribile come parte integrante dell’identità visiva di Fiume.
La carovana di gente al seguito di Đekić ha poi raggiunto Piazza Kobler, dove oggi si trova una delle poche fontane superstiti del periodo industriale fiumano, per raggiungere la Torre pendente, nelle vicinanze della chiesa dell’Assunta (Duomo). Qui un tempo c’erano le terme romane, alimentate dal torrente Lešnjak, utilizzato dai Romani per la pulizia, l’igiene e i rituali del benessere.
La tappa successiva è stata Piazza Klobučarić, che fino a non molto tempo fa era un vero e proprio lago urbano, pieno di piccoli affluenti. Poi il gruppo ha attraversato il ponte sulla Fiumara, sostando nel piazzale di fronte all’Hotel Continental. In questo punto, Đekić ha offerto uno degli spunti più suggestivi della passeggiata. Qui, dove oggi scorrono distrattamente i passi dei passanti, un tempo si trovava un vero e proprio confine tra due Stati. Un luogo segnato da una tensione palpabile, che tagliava in due la città nel suo stesso centro.
“Era una sorta di muro di Berlino, prima ancora che il muro di Berlino venisse costruito”, ha affermato con tono riflessivo, mentre una leggera brezza accarezzava il volto dei presenti. La storia proprio di questa brezza, un venticello fresco, che grazie alla locazione geografica, dovuta anche alla presenza della Fiumara, grazia Fiume di uno spiraglio di aria fresca anche nelle giornate più afose, ha detto Đekić, “è una storia che, per qualche motivo difficile da spiegare, non è mai stata raccontata ai turisti. Non è mai diventata parte di un racconto ufficiale della città”.
Tornando alla storia, ha aggiunto, proprio quella piazza che oggi si affaccia sul ponte dovrebbe essere un simbolo di incontro, di accoglienza. “La piazza unisce, è un punto di benvenuto. Ma un confine divide. E quel confine, per molto tempo, ha lasciato un retrogusto amaro. Era lì per separare, non per accogliere”. Il racconto è poi… scivolato sul fiume che ha dato forma e destino alla cittè stessa: la Fiumara (o anche Eneo). Đekić ha spiegato che il suo corso non è sempre stato quello attuale. Un tempo, infatti, sfociava nei pressi del Teatro cittadino. L’attuale Canal Morto, oggi utilizzato come ormeggio per piccole barche, è ciò che resta del suo antico alveo. Il nome è eloquente, ma nasconde una storia viva e impetuosa. Il fiume, nei secoli XVII, XVIII e XIX, era noto per le sue frequenti esondazioni. In seguito a una delle tante piene devastanti, le autorità cittadine decisero di deviarne radicalmente il corso. “Oggi ci ormeggiano barche da diporto, ma un tempo attraccavano qui anche grandi velieri – ha raccontato Đekić –. Era una sorta di mercato galleggiante cittadino. Vi si trovava di tutto. Un microcosmo commerciale e sociale che pulsava sull’acqua”.
Tuttavia, la guida non ha taciuto i problemi più recenti. Fino a pochi decenni fa, quell’area era considerata una ferita aperta nel cuore della città: un sistema fognario a cielo aperto che rappresentava un serio problema ambientale e igienico.
Ma forse la parte più sorprendente del racconto ha riguardato la stessa natura del fiume. “L’Eneo – ha spiegato Đekić – non è nemmeno un fiume nel senso classico del termine. Si prosciuga più volte all’anno. Non è inesauribile”. Ed è proprio in quei momenti che entra in gioco lo Zvir, la sorgente cittadina che non si prosciuga mai. “Quando l’Eneo scorre, lo Zvir è un suo affluente. Ma quando l’Eneo si secca, è lo Zvir a nutrire la città. Allora forse dovremmo considerare l’Eneo come un affluente dello Zvir”.
Infine, ha ricordato che anche il delta dell’Eneo è un’entità dinamica, mutevole: si trasforma con i depositi naturali e gli interventi dell’uomo, in una continua riscrittura del paesaggio urbano.
La camminata è continuata prima nel rione di Scoglietto, per poi proseguire in via dell’Acquedotto, un tempo definita “la piccola Mesopotamia” dagli stessi residenti che sui colli qui presenti avevano i propri orticelli, per la ricchezza d’acqua s’intende, fino alla sorgente dello Zvir, punto finale del percorso e cuore idrico della città.
Proprio lì si è avuto modo, grazie all’autorizzazione della municipalizzata “ViK” e con la guida del dipendente Fredi Šegulja, di entrare all’interno del complesso situato presso la sorgente da cui Fiume prende l’acqua potabile, dove si è potuto visitare la stazione di disinfezione, in cui l’acqua viene controllata e trattata prima di essere immessa nella rete idrica.
“La sorgente dello Zvir è in funzione dal 1894, con una portata minima di 1.400 litri al secondo, che può arrivare fino a un massimo di 3.500-4.000 litri al secondo. Attualmente, lo Zvir copre, durante l’estate, anche l’isola di Veglia oltre che tutta la Liburnia, e possiamo affermare che la sorgente non si è mai prosciugata”, ha detto Šegulja.
Durante il tragitto, Velid Đekić ha raccontato anche delle fontane scomparse, come quella del Mustaccion, con la testa e i baffi da cui usciva l’acqua, sparita nel 1913. O ancora la maestosa fontana dedicata all’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, un tempo collocata nel centro della città, ornata da leoni, atlanti e l’effigie imperiale. Rimossa forse per motivi politici o di viabilità, oggi se ne conserva soltanto il busto.
Lungo l’intero percorso, Đekić ha saputo fondere conoscenza storica, aneddoti curiosi e grande umanità, facendo riflettere su un bene tanto prezioso quanto trascurato: l’acqua.

La sorgente della Fiumara.
Foto: ŽELJKO JERNEIĆ
Sopra la sorgente Zvir, nell’omonimo stabilimento.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ
Grande interesse da parte dei cittadini per la visita guidata.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ
Nell’impianto “Zvir”.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ
La fontana in Piazza Kobler.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ
La fontanella in Corso.
Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

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