Una mini capsula che salva la vita

Željko Jerneić
Mile Čačić, Luka Zaputović, Željko Granić, l'infermiera Marina Klasan, unica donna del team, Sandro Brusich e Zlatko Čubranić

Il Reparto cardiovascolare del Centro clinico-ospedaliero di Fiume, località Sušak, grazie al suo ambizioso team di chirurghi sta facendo grandi progressi nel settore di competenza, dimostrando di essere un vero e proprio centro d’eccellenza a livello nazionale. L’ultimo successo riguarda l’applicazione del più piccolo elettrostimolatore cardiaco (in pratica un pacemaker) al mondo, intervento effettuato venerdì scorso per la prima volta in assoluto in Croazia su due pazienti da tempo affetti da disturbi al cuore. L’operazione, eseguita nella sala angiografica del Reparto di cardiologia invasiva e interventistica di Sušak, è stata presentata ieri alla stampa dal team guidato dai docenti specialisti in aritmologia ed elettrofisiologia, Sandro Brusich e Zlatko Čubranić, affiancati per l’occasione dal titolare dell’Istituto clinico cardiovascolare, primario dott. Luka Zaputović.

Intervento rivoluzionario in Croazia

“Si tratta di un intervento rivoluzionario, che in determinate parti del mondo sta iniziando a diventare una prassi, ma che in Croazia è ancora agli albori. Siamo comunque i primi ad averlo effettuato – ha esordito il primario Zaputović –. Soltanto l’anno scorso nel nostro Reparto per aritmie, specializzato in trattamenti endovascolari e ablazioni transcatetere, sono stati applicati 530 elettrostimolatori cardiaci, di cui 110 di alta qualità. Ora abbiamo raggiunto un nuovo traguardo, ovvero il collocamento della cardiocapsula, o se preferite, del pacemaker senza fili più piccolo al mondo, la cui particolarità è che non prevede l’impianto di elettrodi di stimolazione e che viene installato direttamente nel cuore a livello del ventricolo destro”. Un approccio invasivo nei minimi termini, che è stato illustrato ai media dal capo team, Sandro Brusich. L’intervento viene effettuato in anestesia locale, e soltanto in qualche caso può rendersi necessaria una blanda sedazione. La cardiocapsula viene posizionata grazie a un sistema di trasporto costituito da un tubicino flessibile inserito attraverso un introduttore tubolare posizionato nella vena femorale, a livello dell’inguine, preferibilmente da destra (in rari casi bisogna ricorrere al lato sinistro). Dopo avere progressivamente dilatato la vena con un sistema di tubicini a diametro crescente, il dispositivo viene fatto avanzare attraverso la vena fino al cuore. Per valutare la corretta posizione del minuscolo pacemaker nel cuore a livello di ventricolo destro, è necessaria la somministrazione di piccole quantità di mezzo di contrasto iodato. Dopo che il sistema è stato impiantato, la presenza di corretti parametri di stimolazione viene controllata con un programmatore ed eventualmente viene modificata la programmazione. L’uso di questo dispositivo altamente sofisticato non richiede la somministrazione di alcun farmaco aggiuntivo o dosi aumentate di farmaci durante l’intervento o in qualunque altro momento a seguire. Alla fine della procedura, l’elettrostimolatore viene permanentemente impiantato nel cuore. Il catetere di posizionamento viene rimosso e nessun’altra parte del sistema rimane nel corpo. Viene quindi chiusa l’incisione nell’inguine con una compressione manuale o con l’applicazione di un punto di sutura. Il paziente rimane allettato per circa ventiquattr’ore, mentre la dimissione è prevista circa dopo quarantott’ore.

Benefici importanti

“Con quest’ultimo intervento, siamo indubbiamente entrati in una nuova era dell’elettrostatica – ha precisato il dott. Brusich –, che prevede l’uso di minuscoli pacemaker altamente sofisticati la cui caratteristica principale è l’inesistenza dell’impianto di elettrodi, cosa finora inimmaginabile. Uno dei benefici di questo dispositivo è che non c’è il rischio che insorgano complicanze dovute appunto alla presenza dell’impianto di elettrodi, e precisamente infezioni o in casi estremi la rottura dell’impianto in sé. Questa cardiocapsula ha inoltre una durata più lunga in confronto ai classici pacemaker e può resistere anche fino a 15 anni, dipendentemente dallo stile di vita del paziente”.
È necessario rilevare, però, che per il momento interventi di questo tipo – il cui costo per l’Istituto croato per l’assicurazione sanitaria (HZZO) è di circa 60.000 kune (dieci volte di più che per i pacemaker standard) – non sono applicabili per chiunque bensì soltanto per casi estremamente urgenti e giustificati, con un massimo di dieci all’anno. “Per ora stiamo lavorando con dispositivi monocamerali. Nel momento in cui potremo contare su quelli bicamerali, crescerà anche il numero di pazienti”, ha assicurato il docente Brusich.
Alla presentazione di ieri hanno preso parte anche i due pazienti sottoposti all’avanzato intervento, il 64.enne Željko Granić di una località nei pressi di Makarska e l’81.enne Mile Čačić di Škrljevo, apparsi entrambi in ottima forma.

Facebook Commenti