Chi è passato sabato mattina per il Corso di Fiume non ha potuto sbagliarsi: tra pentoloni fumanti e musica, l’aria sapeva di festa. E non una festa qualunque, ma quella della generosità. È tornata l’iniziativa ‘Pun Pijat (Un piatto pieno)’, giunta alla sua quarta edizione, che raccoglie fondi per i senzatetto di Fiume.
La nostra via principale sembrava una tavola imbandita all’aperto: sole splendente, folla allegra e profumo di piatti casalinghi che si diffondeva nell’aria. Non era solo una festa di sapori, ma un gesto di solidarietà che ha accomunato sotto lo stesso sforzo utenti del rifugio, volontari e chef di talento.
Un obiettivo semplice e nobile
L’obiettivo dell’evento, come sempre, era semplice e nobile: sostenere il Rifugio “Le rose di San Francesco” nella sua attività e garantire un aiuto concreto ai più fragili. Una squadra di cuochi fiumani che più generosa non si può composta da nomi come Kristijan Kozmić, Arno Rusich, Melita Kozmić, Doris Vlah, Olivera Starčević e Ljiljana Ferenčić, assieme all’apporto dell’Associazione Palentar, ha cucinato senza tregua dalle prime ore (l’evento era iniziato alle 8), regalando ai passanti profumi e sapori di casa e la possibilità di gustarsi con pochi euro, simbolici, piatti genuini e allo stesso tempo contribuire così a mettere in tavola, ogni giorno, cibo e beni essenziali per chi non ha nulla.
Pjer Orlić, responsabile del Rifugio, non nasconde la soddisfazione: “Le reazioni dei cuochi sono straordinarie, ma ciò che conta davvero è la risposta dei nostri concittadini. Li ringrazio veramente tanto! Ogni anno la tradizione si rinnova e l’anno prossimo ci aspetta un mini giubileo per i primi 5 anni dell’evento”.
Per dare qualche numero, una decina di chef ed una ventina di volontari hanno prestato il loro tempo e le loro braccia, dimostrando che quando si tratta di solidarietà, Fiume non teme paragoni.
Tra i protagonisti, lo chef Arno Rusich, veterano dell’iniziativa, che ha riproposto, come sempre, il suo celebre fagiolo cowboy, ispirato ai film western: “Con l’Associazione Palentar ormai facciamo a gara chi fa il fagiolo più buono e non perdiamo l’occasione di punzecchiarci a suon di battute”.
Lezione di dignità
Sul Corso c’era anche chi sa cosa significhi dormire per strada. Mislav Kristović, un tempo ospite del Rifugio, oggi volontario, ha parlato senza giri di parole: “Ogni anno l’iniziativa cresce. Serve a ricordare che i senzatetto esistono, e che può succedere a chiunque di finire in strada. Basta una porta chiusa, un lavoro che svanisce, la salute che ti abbandona. Dormire sotto le stelle poi è tosto, bisogna essere forti per resistere”.
Parole che non chiedono compassione ma rispetto. La sua testimonianza scardina i luoghi comuni, mostra la realtà per quello che è. Lo ribadisce Pjer Orlić, responsabile del Rifugio: “Oggi ci sono con noi una decina di nostri utenti. Hanno lavorato, hanno portato, hanno servito. Sono stati indispensabili. È la dimostrazione che i pregiudizi sui senzatetto non reggono”.
Presente anche la sindaca di Fiume, Iva Rinčić, che ha commentato: “Sono felice di essere qui in Corso a sostenere un’iniziativa che è molto più del cibo e della convivialità. È un messaggio forte: a Fiume nessuno è solo né dimenticato. Ringrazio di cuore tutti coloro che lavorano con passione per il Rifugio e anche noi cerchiamo di dare il nostro apporto. Certo, sappiamo che bisogna affrontare il problema in modo strutturale, perché purtroppo i cittadini a rischio sono sempre di più. Ma questa è una lezione di comunità e solidarietà”. Rinčić si è persino lasciata andare a una scelta culinaria personale: quando Orlić le ha chiesto cosa preferisse, ha risposto senza esitazione: “Sono più da cibi salati, quindi prendo la ‘gibanica’”. E lui, sorridendo, ha replicato: “Io invece sono più da dolci, e qui vedo che non ci troviamo d’accordo”.
Cibo si… ma anche musica!
Dal čobanac con polenta alle patate al fagiolo cowboy, fino alle alici fritte, agli involtini di selvaggina, alla crema di zucca, ai pancake americani e allo strudel: tutto a cinque euro, cifra simbolica che più che un prezzo è un invito. Un modo per dire: siediti, mangia, partecipa.
Intorno ai pentoloni fumanti c’era musica. La Klapa femminile Kastav, guidata da Saša Matovina, ha intonato i suoi canti. E le voci si mescolavano al profumo del cibo, creando una colonna sonora che non aveva bisogno di spiegazioni.
I passanti si fermavano. Alcuni turisti, arrivati per caso, si guardavano attorno sorpresi, qualcuno alzava il pollice in segno di approvazione. Bastava poco per capire che non era un evento come gli altri: qui non si vendeva solo cibo, si condivideva dignità.
La Città di Fiume ha concesso spazi e sostegno. Ma il vero motore è stato l’entusiasmo di chi ha cucinato, servito, riso, cantato. Pentoloni, bracieri, mani che si danno da fare: il Corso si è trasformato in un laboratorio di umanità.
Lo ha detto con chiarezza Pjer Orlić: “È tutto condiviso, dal cibo alla fatica. È questo il segreto: un grande cuore e un grande spirito di comunità”. Non bisogna domenticare anche che all’iniziativa hanno dato man forte anche numerosi artigiani, imprenditori e aziende di Fiume, che con le loro donazioni di generi di prima necessità hanno facilitato lo svolgersi dell’evento.
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