Portare un bambino all’asilo, qualche volta potrebbe rivelarsi un’impresa. In alcuni casi i pargoli sono talmente fermi nella convinzione di non volerci andare, che ti viene davvero il dubbio che in quelle strutture vengano torturati. Le mattinate iniziano spesso con una levataccia, non sempre senza lacrime, con la situazione che si aggrava al momento di vestire le calze. “Mi non vojo pete, vojo Batat”, strilla la creatura fra un pianto e l’altro. E poco importa se le calze con Batat, che sarebbe Batman, le aveva indossate ieri e al momento fanno schifo.
In questi giorni l’unica salvezza, che non è però garanzia di successo, è trovare un rituale che vada loro bene. Qualcosa di familiare, che li conforti. Si può provare, ad esempio, ricordando loro che all’asilo hanno degli amici, che giocheranno con loro, che le maestre sono brave e che ci sono delle calze di Spiderman che potrebbero andar bene. “Noooo Pajderman, vojo Batat”, con nuovi pianti.
Ok, lasciamo stare le calze, forse soltanto io ho bambini di questo tipo. La morale della storia è che ai bambini piace ciò che conoscono, mentre temono le incognite. Uno dei problemi principali dell’andare all’asilo è l’allontanamento dai genitori, dall’ambiente familiare. Non è pertanto difficile, per chi ha dei bambini piccoli, in età da asilo, capire quel senso di frustrazione che deve aver provato la coppia di genitori che, dopo aver iscritto a maggio il proprio pargolo all’asilo Fiume, hanno prima scoperto che l’asilo non sarà pronto per l’inizio dell’anno pedagogico, e poi, il giorno prima dell’inizio, che il bambino è stato casualmente iscritto alla sezione italiana.
Il problema è poi stato risolto con una serie di e-mail, con la creatura che è stata trasferita all’asilo Potok, dove sta affrontando l’inserimento. Questo dimostra però ancora una volta quanti problemi abbia causato il ritardo del Fiume, che avrebbe potuto fare danni anche peggiori.
Gli accordi fra Città, Comunità e Unione Italiana prevedono, infatti, che una serie di asili si trasferisca dalla sede attuale al Fiume. Fra questi c’è, ad esempio, l’asilo italiano Topolino, che è situato all’interno dell’edificio della Scuola elementare italiana Gelsi. L’accordo fra le parti prevede che una volta costruito il Fiume i bambini, le maestre e tutto il resto del Topolino si sarebbe trasferito al Fiume, con gli spazi che sarebbero tornati a disposizione della scuola.
Vi immaginate cosa sarebbe successo se dopo le iscrizioni al Fiume e dopo la fine dell’anno pedagogico, con l’inizio di luglio la scuola si fosse ripresa gli spazi? Un patatrac! Abbiamo contattato la direttrice della Gelsi, Gloria Tijan, per chiedere delle informazioni in merito. “Mi go savù che certe altre maestre stava netando tuto, pronte per andar al Fiume, ma ghe go subito deto dale mule che lavora qua in Topolino: ‘no stese preocupar, lasè tuto come che sta che mai non se sa’. Fra la scola e l’asilo xe ancora valido un vecio contrato firmado dala Elvia Fabijanić, che funziona ancora ogi. Fin che el Fiume non parte i fioi xe tranquili qua. Noi gavemo spetado tanti ani per usar quei spazi, speteremo ancora un poco”, ne ga contà la Gloria, ups scusate, ci ha detto la direttrice.

Foto: IVOR HRELJANOVIĆ
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