Traghetto Giuseppe Franza. Scattano le denunce

L’armatore siciliano ha deciso di agire per vie legali dopo il braccio ferro con le Autorità portuali di Fiume e di Cherso

Il Giuseppe Franza fermo in prto a Fiume. Zejjko Jerneic

Da ormai più di un mese il traghetto Giuseppe Franza, di proprietà della società di navigazione Caronte&Tourist S.p.A., con sede a Messina, è ormeggiato sul Molo Orlando in attesa del rilascio delle autorizzazioni necessarie per l’introduzione della linea stagionale Fiume-Faresina (Porozina), che sarebbe dovuta essere operativa a partire dal 15 luglio scorso. All’appello mancano i permessi relativi agli orari che devono venire rilasciati dalle Autorità portuali di Fiume e di Cherso. Dopo oltre 30 giorni di trattative infruttuose, giunte ormai a un punto morto visto che, come si apprende da fonti vicine alla compagnia, dietro alla reticenza dei due organi marittimi ci sarebbero le pressioni da parte della Jadrolinija, l’armatore siciliano ha perso la pazienza decidendo di agire per vie legali. Il primo passo è stato l’invio al Ministero della Marineria, del Traffico e delle Infrastrutture, della richiesta di destituzione del responsabile della Capitaneria di porto di Fiume, il comandante Darko Glažar, reo di non aver sospeso la linea Brestova-Faresina in quanto la Jadrolinija, che appunto gestisce il suddetto collegamento, non ha effettuato alcuno studio marittimo sulla sua fattibilità. Paradossalmente però, l’Autorità portuale di Cherso sta contestando alla Caronte la mancanza proprio di questo documento.
Abbiamo quindi raggiunto telefonicamente il comandante Glažar, il quale però ha preferito non commentare la vicenda limitandosi a dire che “la Capitaneria di porto non è tenuta a richiedere lo studio marittimo, ma può comunque farlo qualora lo reputi opportuno”.
Notifica all’UE?
E questo non è che l’inizio. La società messinese ha infatti presentato alla Procura di Stato la richiesta di patteggiamento, ma è molto probabile che questa verrà respinta. A quel punto scatterà la denuncia nei confronti dei direttori delle Autorità portuali di Fiume e di Cherso, ossia Denis Vukorepa e Anton Opatić, e infine anche verso lo Stato croato. Finita qui? Niente affatto perché la Caronte sarebbe intenzionata a inoltrare agli organi dell’Unione europea una notifica relativa alla violazione della libertà del traffico marittimo internazionale da parte della Croazia.
Insomma, il caso del ferry siciliano si sta trasformando in una bomba a orologeria pronta a esplodere da un momento all’altro, rischiando anche di provocare delle crepe nei rapporti tra Italia e Croazia.

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