Tra Urinj e rottami nuovo scontro politico

L’Assemblea regionale discute bonifiche, qualità dell’aria e impatto ambientale delle attività industriali e portuali

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Tra Urinj e rottami nuovo scontro politico
La questione dell’inquinamento a Urinj è ritornata in Assemblea regionale

Ecologia ancora in primo piano. Primo punto all’ordine del giorno, però, con un atto formale. Nikola Grgurić della lista HDZ è subentrato a Alen Ružić, diventato ministro, assumendo anche la carica di vicepresidente della Regione. L’Assemblea della Regione litoraneo-montana ha discusso ieri il nuovo rapporto sul monitoraggio dell’inquinamento legato alla raffineria INA di Urinj, a Kostrena, uno dei dossier ambientali più delicati dell’area quarnerina. Il documento fotografa lo stato delle attività di bonifica avviate dopo gli sversamenti di idrocarburi che negli ultimi anni hanno interessato il sottosuolo e il mare davanti alla raffineria, confermando che la situazione resta sotto osservazione, ma mostrando anche segnali di miglioramento su alcuni fronti.
La Regione aveva costituito nel luglio 2025 un gruppo di lavoro permanente composto da tecnici regionali, rappresentanti dell’Istituto di salute pubblica, del Comune di Kostrena, di INA, di associazioni civiche e del mondo accademico. L’obiettivo è seguire trimestralmente l’evoluzione della bonifica e riferire periodicamente all’Assemblea regionale.

Contaminazione diffusa
Secondo quanto illustrato da INA e dal consorzio internazionale Lamor-Litoclean, incaricato della progettazione tecnica, la contaminazione è diffusa nel sottosuolo carsico costiero e presenta una forte connessione sotterranea con il mare. Gli esperti parlano di un sistema estremamente complesso in cui le maree influenzano direttamente il movimento degli idrocarburi, mentre le fratture del terreno favoriscono la migrazione delle sostanze inquinanti verso il mare.
Il progetto di risanamento si sviluppa in quattro fasi e punta alla realizzazione di una “barriera idraulica” permanente per impedire la dispersione degli idrocarburi. La prima fase, dedicata alle indagini geologiche e idrogeologiche, è già stata completata. Attualmente è in corso la seconda fase, che prevede nuove perforazioni, analisi di laboratorio e la progettazione dell’impianto di trattamento delle acque. La conclusione dei lavori è prevista nella prima metà del 2027.

Opere preventive
Nel corso del 2025 sono state realizzate decine di nuove perforazioni e attivate numerose pompe di estrazione. I tecnici stimano che il numero complessivo dei pozzi necessari potrebbe arrivare a circa 200, molto più di quanto inizialmente previsto. Parallelamente proseguono le opere preventive a partire dalla revisione dei serbatoi, risanamento delle reti fognarie industriali, sostituzione di tubazioni fino all’installazione di nuove barriere galleggianti in mare.
Il rapporto affronta anche il tema della qualità ambientale. L’Istituto regionale di salute pubblica segnala che nel 2024 e nel 2025 le concentrazioni di alcuni inquinanti nel mare risultano in calo rispetto agli anni precedenti, anche se in alcune aree di Kostrena persistono valori elevati di idrocarburi aromatici, tanto che in determinati punti non viene raccomandata la balneazione durante la stagione estiva. Sul fronte della qualità dell’aria, i dati preliminari mostrano un miglioramento generale. Le stazioni di rilevamento di Paveki e Krasica sarebbero rientrate nella prima categoria qualitativa, mentre criticità persistono nell’area di Urinj per la presenza di idrogeno solforato.

I rottami di ferro continuano a far discutere (foto: Roni Brmalj)

Stazione di monitoraggio
La Regione e il Comune di Kostrena hanno inoltre avviato il progetto per una nuova stazione di monitoraggio permanente della qualità dell’aria, mentre continua il confronto con il Ministero dell’Ambiente, accusato nel documento di non aver ancora risposto alle richieste regionali di convocare un tavolo istituzionale e di riesaminare le autorizzazioni ambientali della raffineria.
Le conclusioni del rapporto restano prudenti. Il gruppo di lavoro riconosce la complessità tecnica dell’intervento e sottolinea che la bonifica richiederà tempi lunghi e continui adattamenti del progetto. Tuttavia, secondo i dati presentati, non emergono al momento segnali di un peggioramento sistematico della qualità del mare, mentre le misure di controllo e prevenzione vengono considerate essenziali per ridurre il rischio di nuovi episodi di inquinamento.
Poco convinto Orjen Petković di Možemo! il quale sostiene il rapporto carente in quanto non definirebbe con precisione la natura stessa degli sversamenti: “Le quantità di idrocarburi che finiscono in mare aumentano e non si riducono. Potrebbe essere la conseguenza dei lavori di ampliamento della raffineria. Abbiamo pochi elementi per votare a favore di questo rapporto”. Josip Katalinić di Most ha commentato che le barriere galleggianti sono come un cerotto applicato per la cura di un carcinoma.
Il voto per un rapporto, comunque, non è in alcun modo vincolante. Per la cronaca, è stato approvato da 16 e respinto da 10 consiglieri con 4 astenuti.

Rottami metallici incompatibili
Un nuovo scontro tra esigenze economiche e tutela ambientale all’attenzione dell’Assemblea regionale. In discussione il rapporto sulle misure adottate per limitare l’impatto della movimentazione di rottami metallici nel porto di Fiume, in particolare nell’area del Molo Praga, di fronte al Centro clinico-ospedaliero. Il dossier nasce dalle proteste degli ultimi anni per polveri, rumore e accumuli di materiale ferroso nell’area portuale urbana.
La Regione ricorda che già nel marzo 2024 aveva chiesto all’Autorità portuale di Fiume, alla società Luka Rijeka e al Governo croato di adeguare la gestione del porto agli standard ambientali europei e agli obblighi previsti dalla certificazione ISO 14001:2015, trovando una soluzione che permetta la manipolazione dei rottami ferrosi in modo compatibile con la salute pubblica e con l’ambiente urbano.

I limiti imposti
Nel nuovo rapporto vengono elencate le misure adottate dall’Autorità portuale negli ultimi mesi. L’Ente afferma di aver intensificato il controllo sul concessionario Luka Rijeka, imponendo limiti alla quantità di rottami presenti nell’area e vietando temporaneamente l’ingresso di nuovo materiale quando gli accumuli superavano le soglie consentite. Nel settembre 2025 era stato imposto un limite massimo di 10mila tonnellate di materiale stoccato, mentre in ottobre è stato vietato l’utilizzo dell’area del molo Visin per il deposito e la movimentazione dei rottami metallici.
L’Autorità portuale segnala inoltre diversi richiami formali inviati a Luka Rijeka per problemi di sicurezza e gestione degli spazi: ostacoli ai corridoi di emergenza, occupazione abusiva della fascia costiera e rischi per edifici storici dell’area portuale, come i magazzini 18 e 19, considerati patrimonio culturale della Croazia. Secondo il documento, il concessionario è stato più volte invitato a rimuovere i materiali e garantire passaggi sicuri per i mezzi di emergenza.

Polveri sottili: un problema
Uno dei punti centrali della relazione riguarda però la qualità dell’aria. L’Autorità portuale sostiene che i monitoraggi effettuati nel 2025 sulle polveri sottili PM2.5 abbiano mostrato valori compatibili con la prima categoria di qualità dell’aria, quindi aria “pulita o leggermente inquinata”. I controlli sono stati effettuati in quattro periodi dell’anno nell’area del Molo Visin, immediatamente accanto al punto di carico dei rottami.
Anche l’Istituto regionale di salute pubblica conferma che nel 2025 i valori rilevati per le PM2.5 rientravano nei limiti previsti. Tuttavia il rapporto ricorda che nel 2024, durante alcune misurazioni delle PM10, erano stati registrati cinque superamenti del limite giornaliero consentito.

La questione economica
Dal canto suo Luka Rijeka difende l’importanza economica del traffico di rottami metallici, definendolo una componente strategica per il porto e per l’economia circolare, trattandosi di materiale destinato al riciclo industriale. La società sostiene di operare nel rispetto delle normative ambientali e attribuisce eventuali accumuli ai problemi logistici del trasporto ferroviario, stradale e marittimo, oltre che alle oscillazioni del mercato internazionale.
Il rapporto include anche il parere dell’Ispettorato statale croato, secondo cui l’attività di Luka Rijeka non viene considerata gestione di rifiuti, bensì operazione di trasporto e movimentazione portuale ordinaria, competenza che ricade sotto il Ministero del Mare, trasporti e infrastrutture.
Le conclusioni della Regione restano interlocutorie. Da un lato viene riconosciuto che negli ultimi mesi sono aumentati i controlli e le misure di contenimento, mentre dall’altro emerge che il problema non è ancora definitivamente risolto. La Regione continuerà quindi a chiedere relazioni periodiche all’Autorità portuale e a Luka Rijeka per verificare se le attività di carico dei rottami metallici possano davvero convivere con il contesto urbano e sanitario del centro cittadino.

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