Terminal GNL: Inquinamento acustico sotto la soglia

Il rigassificatore della LNG Croatia a Castelmuschio produce rumori al di sopra dei livelli consentiti? Il direttore Hrvoje Krhen sostiene di no e annuncia eventuali interventi in caso di superamento

Non si placano le polemiche sul terminal GNL a Castelmuschio

Che ci piaccia o no, il rigassificatore galleggiante della LNG Croatia rimarrà lì dov’è per almeno dieci anni. Che se ne dovranno fare una ragione gli abitanti del Comune di Castelmuschio (Omišalj) sull’isola di Veglia lo sa anche il sindaco Mirela Ahmetović, la quale si è sempre opposta al progetto del terminal GNL. Il primo giorno del 2021 è approdata la prima metaniera con la quale il rigassificatore ha iniziato la sua attività, dopo aver superato il perido di collaudo durato circa un mese. “I cittadini si lamentano per il rumore, per il costante rombo che si avverte soprattutto nelle ore notturne”, ci aveva detto qualche giorno fa Ahmetović, annunciando delle iniziative. È in atto una denuncia al Tribunale amministrativo per il modo in cui sarebbe stato aggirato il Piano regolatore. Gli abitanti avevano accettato la collocazione del rigassificatore, ma sulla terraferma e in prossimità degli stabilimenti dell’ex polo petrolchimico DINA. Il secondo provvedimento è rappresentato dalla misurazione del livello di rumore nella località, con i rilevamenti affidati a un ente specializzato autorizzato dal Ministero dell’Economia e dello Sviluppo sostenibile.

 

Castelmuschio è un Comune con un buon tenore di vita, fatto dovuto anche alla presenza da tempo di alcuni grossi impianti industriali. Mentre la DINA si è spenta, c’è il terminal petrolifero e ora anche il terminal GNL. Allo stesso tempo si cerca di far fruttare le buone condizioni per lo sviluppo del turismo. Il rumore potrà condizionare le ambizioni turistiche e invertire il trend demografico che qui è da anni positivo, a differenza di buona parte della Regione e del Paese? Sono domande che non possiamo porre al direttore della LNG Croatia, Hrvoje Krhen, ben disposto a prestarsi alle esigenze dei media. Parliamo, invece, di cose tecniche, di rumore.

“Vorrei spiegare, innanzitutto – ci ha detto Krhen –, che durante il periodo di collaudo abbiamo sottoposto gli impianti a una serie di sollecitazioni per metterne alla prova la sicurezza. Sono state simulate situazioni d’emergenza e di attività a regime massimo. Sono modalità di lavoro che non adotteremo in condizioni normali. Parallelamente all’attività produttiva, svolgiamo quotidianamente i rilevamenti per quanto riguarda il livello di rumore, affidati a un ente autorizzato. Le misurazioni effettuate finora indicano che il livello di rumore prodotto è di gran lunga inferiore alla soglia consentita. Se dovessero verificarsi dei picchi noi interverremo immediatamente. Per ora, con gli attuali livelli, non abbiamo alcun motivo per farlo”. Nel frattempo la cittadina isolana è al centro di grossi interessi internazionali, su uno dei fronti su cui si confrontano le potenze mondiali. Il rigassifiatore sull’isola di Veglia è uno dei tre grandi investimenti con cui l’Europa, soprattutto quella comunitaria, si svincola dall’egemonia russa e del suo colosso Gazprom nell’area balcanica. La crisi russo-ucraina del 2014 aveva messo in discussione le forniture del gas dalla Russia con il rischio di minacciare anche la Germania, la prima potenza economica dell’Unione europea. Si va verso la diversificazione delle fonti il che, ci auguriamo, dovrebbe garantire sia forniture sicure che prezzi più bassi visto che i monopolio russo è ormai incrinato.

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