Sembra uno scenario kafkiano. Teatro Fenice ha urgente bisogno di essere salvato da un ulteriore degrado, ma per salvaguardarlo non bastano la buona volontà e nemmeno le risorse finanziarie che la Città ha voluto destinare, inserendo questa voce nel Bilancio 2026, per provvedere alla messa in sicurezza dell’edificio. È uno dei simboli del modo in cui in Croazia sono state rese possibili le privatizzazioni. La sindaca Iva Rinčić, già come consigliera nello scorso mandato, aveva sottoposto al suo predecessore la questione del Teatro Fenice e nel corso della sua campagna elettorale aveva riproposto il tema, promettendo di risolverlo, una volta nelle condizioni di poterlo fare. Detto, fatto. La Città si è fatta carico di una spesa non irrilevante assumendo il ruolo di tutore dell’immobile che non è di proprietà della Città, seguendo le indicazioni del Ministero della Cultura e dei Media che aveva messo sotto tutela lo stabile. Ieri, Rinčić ha ammesso, nel suo consueto incontro con i media, che l’iniziativa avviata lo scorso anno non ha tenuto conto di alcuni aspetti della vicenda di cui, tra l’altro, si era all’oscuro.
Dopo l’annullamento, da parte del suddetto Ministero, della decisione che aveva nominato la Città di Fiume custode provvisorio del Teatro Fenice, la sindaca Rinčić ha dichiarato che si sono aperti diversi possibili scenari per evitare l’ulteriore degrado dell’edificio, incluso quello di non avviare immediatamente una nuova procedura di nomina. “Non abbiamo voluto intervenire subito. Abbiamo voluto renderci conto di quanto stesse succedendo in seguito alla decisione del Ministero”. La decisione ministeriale, infatti, è stata adottata alla fine di dicembre 2025, e ha cancellato la nomina del custode per motivi esclusivamente procedurali. L’annullamento è avvenuto a seguito del ricorso presentato da uno dei comproprietari dell’immobile, all’interno del quale vivono anche alcuni inquilini. Secondo il Ministero, il provvedimento del Dipartimento per la tutela dei beni culturali, risalente a gennaio 2020, aveva erroneamente identificato la struttura proprietaria del Teatro Fenice, imponendo misure di tutela e conservazione sia alla società Rijekakino sia alla Città di Fiume.
Tali misure, tuttavia, non erano state formalmente notificate a tutti i reali comproprietari, in particolare agli inquilini che avevano riscattato gli appartamenti dalla Città e che godevano in precedenza del diritto di abitazione. Questi proprietari non risultano iscritti nei libri fondiari, ma esclusivamente nel libro dei contratti depositati, che non è collegato ai registri immobiliari. Di conseguenza, non erano a conoscenza degli obblighi di risanamento imposti nel 2020.
“La situazione giuridica si è ulteriormente complicata – ha spiegato la sindaca –, quando il principale proprietario è stato cancellato dal registro delle imprese, pur continuando a figurare nei registri fondiari. Il suo successore legale è oggi rappresentato dalla massa fallimentare della società Rijekakino amministrata da un curatore fallimentare”. La sindaca ha inoltre riconosciuto che nel 2020 la Città di Fiume non presentò ricorso contro il provvedimento del Dipartimento di tutela, rinunciando così a contestare formalmente la questione della proprietà.
Secondo Rinčić, la maggiore responsabilità per lo stato del Teatro Fenice ricade sul proprietario di maggioranza. Attualmente circa un decimo dell’edificio appartiene a persone fisiche, mentre i restanti nove decimi fanno capo alla massa fallimentare di Rijekakino. Negli anni passati la Città ha comunque destinato fondi rilevanti, provenienti dalla rendita monumentale, per l’attuazione di misure di tutela. Già nel 2020 era stato stanziato un milione di kune per interventi urgenti di messa in sicurezza del tetto, ma il proprietario di maggioranza si rifiutò di firmare il contratto.
L’annullamento della nomina del custode ha di fatto riportato l’intera vicenda al punto di partenza. In cinque anni, nonostante le possibilità di intervento, il bene culturale ha continuato a deteriorarsi. La sindaca ha sottolineato la complessità del quadro e l’impossibilità, al momento, di indicare tempi certi per l’avvio di misure urgenti o per un’eventuale nuova procedura di custodia.
“Sono in corso – ha concluso Rinčić –, contatti con il Ministero per evitare il ripetersi degli stessi errori. Esistono alternative previste dalla legislazione sui beni culturali, che dovranno essere valutate con i conservatori e i giuristi del Ministero. L’acquisto dell’edificio da parte della Città non è escluso, ma non rappresenta l’opzione prioritaria”.
Fondi per interventi urgenti sono stati previsti nel Bilancio 2026 e la Città ha partecipato a bandi ministeriali, ma la decisione di dicembre ha congelato nuovamente la situazione, vanificando i buoni propositi. Rinčić ha espresso l’auspicio di un coinvolgimento più attivo dello Stato, trattandosi di un bene culturale della Repubblica di Croazia.
Bus gratis per i donatori di sangue
Già lo scorso anno la nuova amministrazione guidata da Iva Rinčić aveva esteso il diritto all’utilizzo gratuito del trasporto pubblico a nuove categorie. La novità, annunciata ieri, è che al tesserino gratuito avranno diritto tutti i donatori di sangue residenti a Fiume con almeno 40 donazioni per gli uomini e 25 per le donne, anche se occupati.
“È un modo con cui vogliamo sdebitarci con chi, altruisticamente, si rende utile alla comunità compiendo un gesto di generosità”, è stato spiegato. Finora questo diritto era limitato a pensionati, disoccupati e persone inserite nei programmi di tutela sociale.
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