Stop ai panni stesi alla finestra. La «tiramola» rischia l’estinzione

Panni stesi in centro. Foto Grgo Jelavic/PIXSELL

Nel marzo scorso era stata varata una delibera da parte della Città di Fiume in base alla quale “non è più consentito stendere il bucato, i tappeti e altri oggetti sulle finestre, sui balconi e sulle ringhiere rivolti verso la strada, e che possono deturpare l’aspetto della facciata degli edifici”. La stessa ordinanza prevede multe per i trasgressori che vanno dalle 2.000 kune per le persone giuridiche alle 500 kune per le persone fisiche. L’obiettivo è quello di evitare di deturpare le aree pubbliche e le facciate nel centro città.
La delibera ha sollevato un grande polverone in questi giorni, soprattutto sui social e sui portali dove è stato addirittura pubblicato un sondaggio tra gli internauti che, nella maggior parte dei casi, sostengono di essere a favore del mantenimento del filo stendibiancheria, quello che i fiumani hanno sempre chiamato in dialetto “tiramola”.
Nikolina Radić Štivić, direttrice del Museo di marineria e storia del Litorale croato, ha spiegato che il problema principale non sono le “tiramole”, che quasi sicuramente non verranno bandite in maniera definitiva, bensì i maxi manifesti pubblicitari e le casse esterne dei condizionatori.

Nessuna multa finora

Dal Dipartimento cittadino per gli affari comunali fanno sapere che finora nessuno è stato multato per avere steso i propri panni al sole. Se il problema dovesse presentarsi, rilevano, i vigili urbani si limiteranno a rilasciare un’avvertimento prima di applicare la sanzione vera e propria.
La normativa riguarda inoltre anche diverse altre città del Paese e la popolazione è del parere che i panni stesi facciano parte del folclore mediterraneo e che la “tiramola” non possa scomparire per sempre. Alla domanda se essa sia indispensabile per le facciate degli edifici a Fiume, Nikolina Radić Štivić ha risposto che “il modo di vivere è cambiato e in centro città è molto raro vedere la biancheria stesa sulle finestre e sui balconi. Sono più che altro scene d’altri tempi. Comunque sia, la delibera non è così severa e non bisogna generalizzare. Piuttosto bisognerebbe analizzare caso per caso”, ha spiegato aggiungendo che un conto è stendere i panni sulla tradizionale “tiramola” in Cittavecchia oppure in parcelle private o in posti adibiti a quest’uso, un’altro invece invadere aree pubbliche per stendere i panni.

Il parere degli esperti

La direttrice del reparto dei conservatori del Ministero della Cultura, Biserka Dumbović Bilušić, è dell’opinione che stendere i panni in Corso, Fiumara, via Krešimir e in altre zone urbane non rifletta affatto il carattere mediterraneo della città.
“Stendere il bucato all’aperto era una caratteristica delle città mediterranee, come ad esempio Napoli, quando non esistevano ancora le lavatrici e le asciugatrici. Fiume non può venire inserita in questo contesto”, sentenzia Biserka Dumbović Bilušić.
La storica Daina Glavočić ritiene, invece, che a Fiume la “tiramola” non andrebbe bandita proprio per il fatto che ne esistono pochissime. “Comunque ritengo che multare le persone per avere steso il bucato all’aperto sia sbagliato. Fiume non dispone di una Cittavecchia nel vero senso della parola.
Non ci sono passaggi stretti né calli. Le ringhiere dei balconi degli edifici costruiti all’inizio del secolo scorso sono di cemento per cui se i panni non vengono stesi in alto non si vedono nemmeno. Secondo me questo non è un problema, a differenza delle casse esterne dei condizionatori che continuano a deturpare le facciate degli edifici e nessuno le toglie”, ha concluso Daina Glavočić aggiungendo come la “tiramola” sia un’ottima trovata e che alcune città italiane ne hanno fatto un marchio turistico.
Certamente, per chi se lo può permettere, oggi esistono le asciugatrici e non c’è la necessità di stendere i panni all’aperto: una bella centrifuga e il bucato è pronto per l’uso, ma non c’è asciugatrice e ammorbidente che tengano di fronte al profumo del bucato che viene asciugato all’aperto, dal sole e dalla bora.

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