Si è svolta presso il moderno spazio dell’InnovaLab, inaugurato meno di un mese fa all’interno del complesso del Campus universitario di Tersatto, una tavola rotonda organizzata nell’ambito del progetto “Miglioramento della cultura della verifica dei fatti”, realizzato con il supporto finanziario dell’Unione europea, in collaborazione con Lider Media e la Facoltà di Economia dell’Università di Zagabria.
Il dibattito, dal titolo “Media 2.0: Chi controlla le informazioni sui social?”, è stato promosso dall’Associazione croata per le relazioni pubbliche, con moderatrice Ermina Duraj, presente in veste di responsabile della sezione litoraneo-istriana dell’associazione. Durante l’incontro si è discusso del problema della disinformazione,
della sempre più crescente influenza dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite, del modo in cui consumiamo i contenuti che incontriamo online e dell’importanza dell’educazione all’alfabetizzazione mediatica.
Tra i relatori, esperti provenienti da diversi settori come informatica, scienze sociali e comunicazione, hanno dato il loro contributo: il docente Marko Horvat, dell’Istituto di informatica applicata presso il FER di Zagabria; il docente Mario Žuliček, del Centro per gli studi sulla pace e i conflitti dell’Università di Fiume; e l’assistente sociale Ivan Ćaleta, del Centro per un Internet più sicuro.
Il dibattito ha toccato temi di grande attualità, tra cui il processo di creazione dei contenuti da parte dei media professionali e delle piattaforme digitali, dove spesso i contenuti vengono pubblicati senza una previa verifica delle fonti e al di fuori del controllo editoriale. Lo sviluppo rapido dei social media ha comportato molti cambiamenti positivi come una comunicazione più veloce, un accesso immediato alle notizie, nuove forme di intrattenimento, ma ha anche introdotto pericoli significativi, con un impatto negativo sulla vita quotidiana. Le ricerche indicano che i giovani ricorrono sempre più frequentemente a piattaforme online e social per informarsi, dove spesso circolano contenuti non verificati, errati o manipolatori.

Foto: GORAN ŽIKOVIĆ
Potenziali creatori di contenuti
Il 99% dei giovani utilizza YouTube, e tra i giovanissimi sono molto popolari Snapchat e TikTok, mentre Facebook è condiderata ormai una piattaforma per “vecchi”. I social media hanno trasformato ogni utente in un potenziale creatore di contenuti. “Siamo davvero pronti a utilizzare i social media in modo competente?”, ha chiesto Duraj.
Marko Horvat ha parlato dell’intelligenza artificiale e della sua crescente capacità di generare contenuti. I chatbot, ha spiegato, stanno esplorando (o “raschiando”) l’intero web per creare testi, immagini e profili social con un semplice comando.
E anche la programmazione è ormai profondamente influenzata da questo sviluppo.
Mario Žuliček, esperto di risoluzione dei conflitti, ha affrontato il tema di come gestire un conflitto via computer: ”Per risolvere un conflitto, dobbiamo sapere quali informazioni abbiamo. Anche fattori come la fame o la sazietà (informazioni anch’esse) influiscono sul nostro comportamento e le nostre decisioni. Poiché non tutti dispongono delle stesse informazioni, non possiamo prendere decisioni identiche”.
Duraj ha poi domandato come mai alcune piattaforme sembrino “leggere i pensieri” degli utenti, proponendo prodotti perfettamente allineati ai loro interessi. Horvat ha risposto che non si tratta di telepatia, ma di analisi statistica basata su ciò che cercano gli utenti amici di quelle stesse persone e sulle abitudini di persone a loro affini.
I pericoli dei social
Žuliček ha condiviso un’idea, risalente a circa 12 anni fa, che riguardava l’introduzione di pubblicità personalizzata nelle banche. L’idea prevedeva una sala, in banca appunto, con più schermi e un dispositivo capace di rilevare quale contenuto l’utente stesse osservando (seguendone il movimento degli occhi), per poi proporre, a quella stessa persona, contenuti analoghi in base agli interessi osservati per più secondi.
Durante la tavola rotonda, sono stati messi in evidenza i pericoli dei social e il loro impatto sulle persone. Ćaleta ha suggerito che sarebbe utile coinvolgere i giovani nei processi decisionali, affinché possano contribuire responsabilmente e percepire anche l’onere, ma pure il valore, della responsabilità.
Horvat ha osservato che sempre più utenti prediligono i social media visivi, come Instagram, rispetto ai tradizionali siti web. Un cambiamento che obbliga anche istituzioni e marchi a riconsiderare la loro presenza online, là dove in passato avrebbero ritenuto inappropriato apparire.
Tuttavia, Horvat si è anche lamentato, da docente universitario, del fatto che sempre più studenti evitano le lezioni, ritenendo che l’Intelligenza artificiale basti per apprendere. “Chi saranno i futuri rettori o presidi? Persone che non hanno vissuto pienamente la vita universitaria?”, si è chiesto con preoccupazione.
Žuliček ha parlato di una “battaglia di opinioni” tra gruppi contrapposti, dove la polarizzazione è tale da generare ostilità e mancanza di rispetto. Un fenomeno che si riflette anche nelle relazioni reali. L’alfabetizzazione mediatica è quindi essenziale per evitare la manipolazione del pensiero collettivo, spesso troppo ingenuo e credulone.
Un dibattito con pubblico attivo
Il dibattito, seppur dinamico, coinvolgente e caratterizzato da un tono disteso, con un pubblico attivo, ha forse insistito troppo sugli aspetti negativi dell’uso di Internet. Tuttavia, si è concluso con una riflessione sulla necessità di rafforzare la cultura della verifica dei fatti, passo fondamentale per contrastare la disinformazione.
Una realtà che tutti conosciamo, certo, ma vale la pena ricordare che, nonostante la crescente difficoltà di concentrazione nella vita quotidiana, le nuove generazioni dimostrano spesso grande abilità nel reperire ciò che davvero interessa loro. E che, nonostante le fake news, il web offre numerose opportunità per imparare, crescere e diventare competenti, anche senza per forza possedere un titolo di studio, come è stato osservato dal pubblico.
In sintesi, i partecipanti hanno ribadito la crescente necessità di educare il pubblico alla comprensione critica delle informazioni per fronteggiare le sfide poste dai media digitali e dalla disinformazione. Una riflessione più che condivisibile.
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