L’autunno ha fatto il suo ingresso trionfale sui banchi dei Mercati cittadini, portando con sé la ricchezza di ortaggi e frutti di stagione. Ma se l’abbondanza è garantita, una rapida occhiata ai prezzi rivela una tendenza preoccupante: non sono affatto alla portata di tutte le tasche, sollevando interrogativi sul potere d’acquisto dei consumatori.
Tra la frutta, a dominare la scena è senza dubbio l’uva, offerta in diverse varietà con prezzi che oscillano tra i 2,50 e i 3 euro al chilogrammo. La vera novità, attesa con impazienza, è l’arrivo dei primi marroni pregiati dalle pendici del Monte Maggiore, venduti a ben 7 euro al chilo. Le più comuni castagne, giunte invece dalle piantagioni nei dintorni di Kostajnica, sono disponibili a 5 euro.
Il resto del reparto frutticolo si assesta su cifre elevate: mele, mandarini e susine nostrane sono a 2 euro, le banane si posizionano allo stesso prezzo, mentre pere e melograno salgono a 3 euro e i limoni toccano i 4 euro. I lamponi sono venduti a 3 euro per una vaschetta da due etti.
Curiosa presenza sui banchi sono le giuggiole, chiamate anche “datteri cinesi”. Questi frutti non sono solo una prelibatezza esotica, ma un vero toccasana: ricche di vitamina C, sono ideali per rafforzare l’organismo contro i primi malanni invernali. Inoltre, l’alto contenuto di flavonoidi e glucosidi contribuisce a regolare la pressione, mentre gli antrachinoni offrono lievi proprietà lassative, trasformandole in un ottimo investimento per la salute.
Anche il settore ortofrutticolo mostra prezzi sostenuti. Le patate novelle fanno la loro bella figura a 1,50 euro al chilo. Le varietà come i peperoni “corno di bue”, la bietola e le zucche sono proposte a 2 euro. Salendo di prezzo troviamo zucchine, cavolo cappuccio e verza a 3 euro. Raggiungono i 4 euro il porro e il cavolfiore, mentre i broccoli e i fagiolini toccano i 5 euro.
I prodotti considerati premium o più laboriosi da preparare, come gli spinaci e i fagioli freschi sgusciati, sono offerti a ben 6 euro al chilogrammo. Si registra anche l’arrivo dei primi crauti, venduti a 3 euro, affiancati dalle ultime pannocchie di mais fresco a 1,50 euro al pezzo.

Interrogativi sulla sostenibilità della spesa
Nel settore ittico, dove perdura una carenza cronica di pesce azzurro, la cui assenza spinge i prezzi al rialzo.
Quello più basso esposto è di 10 euro per latterini e sarde. Le orate e le spigole d’allevamento sono un po’ più care, a 10,90 euro. Aumentando la spesa, troviamo la razza scuoiata a 12 euro, il nasello a 16 e i gamberetti a 18 euro al chilo. Per il pesce di mare aperto, i prezzi lievitano: spigole e pagaro si trovano a 20 euro, il salmone a 22, tranci di tonno e calamari nostrani a 24. Si arriva ai 26 euro per i tranci di pesce spada e ai 30 per le code di rospo, fino a toccare il culmine con scorfani e San Pietro, venduti a 40 euro al chilo. Se la tavola autunnale si presenta ricca di sapori e proprietà nutritive, il costo elevato di gran parte dei prodotti solleva interrogativi sulla sostenibilità della spesa per le famiglie e sull’andamento dei prezzi in vista della stagione fredda.
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