Quella di martedì 16 dicembre è stata una mattinata densa di contenuti e di curiosità, di quelle che lasciano il segno. Nel Salone delle feste di Palazzo Modello a Fiume, si sono ritrovati gli studenti delle quarte classi delle scuole medie superiori italiane della verticale italiana dell’area istro-quarnerina, precisamente le SMSI di Fiume e Rovigno, la “Leonardo da Vinci” di Buie e la “Dante Alighieri” di Pola. Un pubblico giovane, attento, chiamato a confrontarsi con una pagina importante della storia scientifica italiana.
Il 16 dicembre 1964, infatti, l’Italia entrò ufficialmente nell’era spaziale: con il lancio in orbita del satellite San Marco 1 divenne il terzo Paese al mondo, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, capace di inviare autonomamente un satellite nello spazio. Un traguardo che aprì una nuova stagione per la scienza e la tecnologia italiane. Non a caso, dal 2021, il 16 dicembre viene celebrato come Giornata Nazionale dello Spazio, dedicata alla promozione delle conquiste scientifiche e delle ricadute concrete che l’esplorazione spaziale ha sulla vita quotidiana.
Anche quest’anno il Consolato Generale d’Italia a Fiume ha voluto onorare la ricorrenza con un programma articolato, arricchito dalla presenza di un ospite d’eccezione: l’ingegnere Giacinto De Paris, esperto di astronautica presso l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Due gli incontri in programma, sotto un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: “Esplorare lo spazio… e migliorare la vita sulla Terra”. Al mattino l’incontro riservato agli studenti, nel pomeriggio la conferenza aperta al pubblico nell’Aula consiliare di Palazzo municipale a Fiume, con ingresso libero e traduzione simultanea.
Gli obiettivi dell’ESA
La giornata si è aperta con i saluti della console Iva Palmieri, del presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Marin Corva, nonché del presidente della Comunità degli Italiani di Palazzo Modello, Enea Dessardo. Un coro di interventi che ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa. Palmieri ha ricordato come l’impegno del Consolato sia da sempre orientato a mettere in contatto gli studenti delle scuole italiane con i protagonisti dell’eccellenza scientifica nazionale, tanto più in una data simbolica come quella della Giornata Nazionale dello Spazio. Al centro dell’incontro, naturalmente, Giacinto De Paris. Cresciuto tra Campania e Lazio, oggi lavora nei Paesi Bassi come staff member dell’ESA, presso la sede tecnica di Noordwijk. Ingegnere di formazione, si definisce “al servizio degli scienziati”: il suo compito è fornire le tecnologie necessarie perché la ricerca possa spingersi oltre. Trasferitosi all’estero quattordici anni fa, dopo avere lasciato un posto fisso in Italia per seguire la passione legata allo spazio, De Paris ha raccontato il proprio percorso con semplicità, dichiarandosi sinceramente emozionato nel dialogare con gli studenti. C’è una ragione, ha ammesso senza esitazioni: ispirare le nuove generazioni.
“Vogliamo convincere i ragazzi che ciò che oggi sembra impossibile può diventare realtà domani, se ci si lavora con impegno e convinzione”. Un messaggio tutt’altro che astratto, se si considera che i Paesi membri dell’ESA hanno stanziato 22,3 miliardi di euro per il prossimo triennio e che la crescita del settore richiede competenze sempre nuove, anche umane. Giunto a Fiume dopo una tappa a Zagabria, dove il giorno precedente ha tenuto una conferenza al Museo di Storia Naturale, De Paris, dopo l’incontro presso la CI di Fiume, è intervenuto, come già scritto sopra, anche nel tardo pomeriggio nell’Aula consiliare in Corso, in un incontro aperto alla cittadinanza.
Gli abbiamo chiesto se i satelliti rappresentino il punto più alto della tecnologia attuale. La risposta è stata netta: gli investimenti nel settore spaziale stanno cambiando. Nel 2024 l’Europa ha investito circa 1,5 miliardi di euro, mentre gli Stati Uniti ne hanno stanziati tre. Non siamo affatto al picco della tecnologia: davanti a noi, ha spiegato, si aprono ancora molte sfide, che attendono di essere affrontate.
L’obiettivo dichiarato è tornare sulla Luna per restarci. Nell’ambito della collaborazione tra NASA ed ESA, è in programma la realizzazione di una stazione orbitante attorno alla Luna e di un campo base per la discesa degli astronauti. Lì verranno testate le tecnologie necessarie per una permanenza prolungata. Il passo successivo, già chiaramente indicato dalla comunità scientifica, sarà Marte. “L’obiettivo a lungo termine – ha affermato De Paris – è fare in modo che l’umanità diventi una specie multiplanetaria”. Alla richiesta di una stima temporale, ha indicato un orizzonte compreso tra il 2050 e il 2060, precisando che restano aperti numerosi problemi tecnologici, soprattutto legati alle radiazioni, sia durante il viaggio sia sulla superficie marziana.
Rivolgendosi agli studenti presenti in sala, De Paris ha spiegato che Marte ha perso la possibilità di ospitare vita in superficie dopo aver perso il proprio campo magnetico: i raggi cosmici hanno progressivamente spazzato via l’atmosfera, facendo scomparire l’acqua che un tempo era abbondante. Sul pianeta, ha ricordato, esistevano fiumi, laghi e probabilmente anche oceani. Se una qualche forma di vita fosse mai esistita, potrebbe essersi rifugiata nel sottosuolo. Proprio per questo l’obiettivo dell’ESA è, entro il 2028, inviare su Marte un robot in grado di scavare fino a due metri di profondità, alla ricerca di tracce di vita microbica e primordiale. L’assenza di vita in superficie, ha sottolineato, non equivale necessariamente alla sua totale scomparsa.
Tornando alla Luna, De Paris ha ribadito che i piani prevedono di utilizzarla come banco di prova per le tecnologie che, in futuro, saranno impiegate su Marte.
I satelliti, ha spiegato, servono anzitutto a esplorare l’universo e a comprendere meglio il suo funzionamento. Ma non solo. Migliorano in modo concreto anche la nostra vita quotidiana. Li utilizziamo per osservare la Terra e proteggerla: monitorano le terre emerse, gli oceani e l’atmosfera; rilevano l’inquinamento, lo scioglimento dei ghiacci, lo stato della vegetazione; individuano incendi, alluvioni e frane, fornendo dati alle autorità prima che gli eventi si trasformino in disastri. Altri satelliti ci permettono di sapere dove siamo e di orientarci: la navigazione satellitare è ormai uno strumento quotidiano. Vi sono poi quelli dedicati alle comunicazioni, fondamentali anche nelle situazioni di emergenza e di crisi, e quelli che garantiscono collegamenti alle aree più remote e isolate.
Per andare nello spazio, ha osservato De Paris, occorre trovare soluzioni creative a problemi unici: il vuoto, le radiazioni, le condizioni estreme. L’innovazione è una necessità, e le innovazioni nate per lo spazio ricadono poi nella vita di tutti i giorni: sensori, materiali, il memory foam – sviluppato inizialmente per gli astronauti –, i termometri a infrarossi, i sistemi di purificazione dell’acqua utilizzabili in situazioni estreme. Ha ricordato anche come, sulle stazioni spaziali, l’acqua venga ottenuta attraverso avanzati sistemi di depurazione, compresa quella proveniente dai liquidi di scarto.
De Paris ha toccato molti temi: lo sviluppo progressivo dell’ESA, impegnata a ridurre il divario con la NASA e con altre agenzie spaziali mondiali, come quelle russe, cinesi e indiane; il ruolo dell’Europa, che non intende essere solo spettatrice, ma protagonista dell’esplorazione spaziale. Ha parlato a lungo dei satelliti, delle loro funzioni e tipologie, delle applicazioni pratiche dei dati raccolti: dagli incendi alle frane, dall’inquinamento marino alle inondazioni, dalle maree agli effetti dei conflitti sui territori, fino all’individuazione di siti archeologici invisibili da terra e alle fuoriuscite di gas e lava dai vulcani.
L’esperimento
De Paris ha realizzato anche un esperimento coinvolgendo due studenti volontari, un ragazzo e una ragazza di Rovigno, per mostrare alcuni aspetti di cui gli ingegneri spaziali devono tenere conto nel loro lavoro, dovuti alle diverse condizioni atmosferiche presenti sulla Terra rispetto a quelle dello Spazio.
Ha ricordato la missione Rosetta e l’inseguimento decennale di una cometa, il contributo della scienziata italiana Amalia Ercoli-Finzi, nota come la “Signora delle Comete”, e la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), frutto della collaborazione tra le principali agenzie spaziali del mondo. Ha infine sottolineato che ogni cittadino dell’Unione europea contribuisce mediamente con circa 15 euro all’anno agli studi spaziali dell’ESA.
Non è mancato un accenno a uno dei temi più delicati del settore: la gestione dei satelliti dismessi, oggi una delle questioni più urgenti e complesse dell’attività spaziale.
Al termine dell’incontro, le impressioni degli studenti. Stefania Družeta di Pola ha definito l’esperienza “assolutamente interessante”, apprezzando in particolare l’integrazione tra spiegazioni teoriche e dimostrazioni pratiche. Ha sottolineato come l’intervento abbia toccato ambiti diversi, dall’energia all’ingegneria, auspicando che la scuola organizzi più spesso incontri di questo tipo.
Sulla stessa linea Matteo Ghiraldo, che ha ammesso di non essere inizialmente previsto tra i partecipanti, non frequentando un liceo scientifico. “Sono comunque felice di essere venuto – ha detto –, perché sono appassionato di spazio da sempre e ascoltare qualcuno che ha lavorato su satelliti e progetti di questo genere è stato stimolante”. Guardando al futuro, Matteo ha espresso l’interesse per studi di astrofisica a Trieste, magari con un percorso dedicato allo studio dei buchi neri. Stefania, invece, si immagina in un ambito ingegneristico, attratta soprattutto dagli aspetti pratici della ricerca.
Alla fine del cordiale incontro, è seguito un ristoro a base di panettone nel bar del sodalizio fiumano.


La Conferenza in Municipio
Dopo l’incontro con gli studenti delle scuole medie superiori italiane dell’Istria e di Fiume, avvenuto nella mattinata presso Palazzo Modello, Giacinto De Paris, ingegnere astronautico presso l’Agenzia Spaziale Europea, ha tenuto ieri pomeriggio un incontro aperto a tutta la cittadinanza, ospitato presso l’Aula consiliare di Palazzo municipale. Si è trattato del secondo appuntamento in città organizzato dal Consolato Generale d’Italia a Fiume in occasione delle celebrazioni della Giornata Nazionale dello Spazio Italiano 2025. L’evento ha visto una numerosa partecipazione di pubblico, con una gremita sala che ha seguito attentamente e con curiosità la conferenza di Giacinto De Paris “Esplorare lo spazio… e migliorare la vita sulla Terra”, che ha trattato dell’importanza e dell’impatto che le esplorazioni e le tecnologie spaziali hanno per la nostra vita e per la conoscenza della Terra.
La stessa conferenza aveva già il giorno prima riscosso un grande successo presso il Museo di scienze naturali a Zagabria. Tra i numerosi presenti, la console generale d’Italia a Fiume Iva Palmieri, il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul, il presidente della Comunità degli Italiani di Fiume e membro del Consiglio cittadino in rappresentanza della minoranza nazionale italiana Enea Dessardo e la direttrice dell’EDIT Christiana Babić.
In apertura della conferenza è intervenuta la console Palmieri. “Dal 1964, quando l’Italia lanciò in orbita il suo primo satellite artificiale, il San Marco 1, ad oggi, molti passi in avanti sono stati compiuti nel settore dello spazio, che è diventato per il nostro Paese un settore di eccellenza – ha ricordato la console -. L’Italia ha anche aderito all’Agenzia Spaziale Europea, che ha accettato il nostro invito a intervenire oggi in occasione di questo evento.
Ringrazio tutti i presenti, la Città di Fiume per l’ospitalità, l’Unione Italiana e la Comunità degli Italiani di Fiume per il supporto che ci hanno offerto per l’organizzazione di questo evento”, ha dichiarato. A seguire ha preso la parola il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul: “L’Italia ha molte eccellenze – ha affermato -. Recentemente è stata riconosciuta come eccellenza la cucina italiana, ma ce ne sono tantissime altre, tra cui lo spazio. Alle volte non ci si rende conto di quanto l’Italia eccelli in tantissimi settori: economici, culturali, sociali…. Lo spazio in Italia ha svolto e sta svolgendo un ruolo importante, anche di primo piano”. Tremul ha quindi invitato il pubblico a riflettere su quanto lo spazio sia una dimensione che affascina intrinsecamente l’uomo, anche se rimane per lo più sconosciuta e inesplorata. “Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha rivolto lo sguardo verso lo spazio, immaginato cosa c’è nello spazio? Fantasticato, magari nei momenti di sconforto, di andare a navigare nello spazio? Lo spazio ci ha sempre affascinato, anche se ci dà tante incertezze; nonostante le scoperte compiute dagli scienziati, ci sono ancora tantissime incognite”, ha concluso.
Una volta terminata la conferenza, l’ingegner De Paris ha risposto alle domande del pubblico e ha presentato alcuni esperimenti.


La mostra in Comunità degli Italiani




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