Sarta. «Un mestiere tutt’altro che monotono»

A colloquio con la sarta Tanja Vranjković sui segreti di un’attività da rivitalizzare

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Sarta. «Un mestiere tutt’altro che monotono»
Tanja Vranjković al suo tavolo di lavoro. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

C’era una volta e c’è tutt’oggi la professione della sarta. Un mondo fatto di aghi, fili, macchine da cucire, tessuti, pizzi e merletti, ma anche di impegno, passione e sacrifici. Ne parliamo con l’imprenditrice Tanja Vranjković, che ha trasformato il suo sogno in un vero e proprio business. Il suo negozietto a Fiume si affaccia su Piazza Jelačić e, nonostante sia una mattinata uggiosa (il giorno in cui le facciamo visita), c’è un continuo viavai di persone sorridenti che rallegrano la giornata. “Qui è sempre così, i clienti entrano per lasciami qualcosa o per ritirare i vestiti e si fermano a fare due chiacchiere – ci racconta la sarta –. Queste due signore, appena passate, vengono in negozio quasi ogni giorno: lasciano le borse, fanno un giro in centro e poi tornano e si fermano a conversare. Oggi piove e sono di fretta, devono prendere l’autobus altrimenti si sarebbero sedute a parlare”. L’atmosfera è quella familiare di un luogo in cui qualcuno ti accoglie sempre con un sorriso e con una parola gentile, proprio come la proprietaria che ci racconta la sua storia con gli occhi che brillano di passione. Una storia iniziata già a quattro anni, quando Tanja ha iniziato a muovere i primi passi tra aghi e fili: “Mia mamma e mia nonna cucivano e l’ho fatto anch’io fin dall’infanzia, mi raccontano che da piccina attaccavo i bottoni su tutti gli stracci della nostra cucina. A quattro anni mi hanno regalato una macchina da cucire in miniatura, che si attivava da una manovella, ma funzionava e io creavo i vestitini per le mie bambole. Ogni tanto capitava che qualcuno tornava dall’Italia e mi regalava una Barbie, all’epoca per una bambina possedere una Barbie era una cosa straordinaria e io le cucivo tutti i tipi di vestiti”.

Da queste premesse sembra che per Tanja Vranjković la direzione da prendere fosse scritta già dai primi anni, ma come spesso accade nella vita, le cose sono andate diversamente: “Non ho finito nessuna scuola sartoriale, mi sono diplomata presso un istituto tecnico. Sono di origine slovena, a un certo punto mi sono trasferita a Fiume dove lavoravo in un bar e dove ho conosciuto mio marito, ci siamo innamorati e ho deciso di rimanere. Per anni ho fatto la commessa in un negozio finché non mi sono ritrovata disoccupata – ci spiega –. Cercavo lavoro, ma nessuno mi assumeva finché non mi sono imbattuta in un annuncio per un posto di lavoro come sarta, ho pensato di essere adatta a questa professione, vista la mia esperienza, e così è stato. In un primo momento ho fatto la sarta in un altro negozio e a poco a poco nasceva in me l’idea di mettermi in proprio, ma inizialmente mi mancava il coraggio, fino a quando non mi sono decisa. Mio figlio ha venduto l’automobile e con i soldi ricavati abbiamo comprato due macchine da cucire. Mio marito, invece, mi ha aiutato a trovare questo spazio: era chiuso da qualche anno, ci siamo rivolti alla Città, che ce l’ha concesso e ora sono qui”.
“Ho aperto il negozio in piena emergenza Covid, si è presentata l’occasione e l’ho colta al volo, nonostante tutto, senza pensare troppo a cosa sarebbe potuto succedere ed è andata bene”. Tanja è consapevole del momento delicato in cui ha deciso di avviare la sua attività, ma lo è anche della sua bravura e della sua professionalità. “Lavoravo per un’attività commerciale qui vicino, alcune clienti che mi conoscevano mi hanno seguita e poi è iniziato il passaparola. Nei dintorni ci sono molti negozi di abbigliamento e le commesse mi chiedevano se potessero mandarmi la loro clientela per accorciare gli orli o per qualche altra sistematina e così in poco tempo il mio business è sbocciato”.

Esperienza, precisione e professionalità
Il suo è un lavoro tutt’altro che monotono, a contatto con la gente, in cui è necessaria molta fantasia per venire incontro alle esigenze più disparate e per riparare o rimediare ai pasticci più impensabili. “Faccio un po’ di tutto: da accorciare gli orli a rammendare, le richieste sono molteplici, si tratta di restringere un vestito, oppure allargarlo, accorciarlo, rattoppare qualche strappo, chi più ne ha, più ne metta – racconta la nostra interlocutrice –. Più una cosa è difficile da accomodare, più mi attira. La maggior soddisfazione è azzeccare quello che il cliente desidera e vederlo andare via soddisfatto. Le sfide mi intrigano e riuscire ad aggiustare un vestito che qualcuno pensava di dover buttare è una ricompensa incredibile. A volte delle signore vengono da me, dopo essere state da altre sarte, se io riesco a realizzare il loro desiderio mi sento appagata”. L’esperienza, la precisione e la professionalità sono le compagne di avventura della sarta Tanja Vranjković che, legate al rispetto per i suoi clienti, fanno sì che ogni lavoro venga svolto con la massima cura. “A volte però non si può aggiustare tutto, semplicemente non c’è niente da fare e in quel momento mi dispiace molto. Certe persone mi dicono di provare qualsiasi accorgimento, indipendentemente dal risultato, ma se so che un lavoro non sarà fatto bene, preferisco non farlo. La clientela viene prima di tutto, se non sarà soddisfatta mi sembra più corretto non fare niente, piuttosto che aggiustare qualcosa in modo impreciso”.
La sarta è molto apprezzata dalle persone e anche molto conosciuta nella zona tanto da avere moltissimo lavoro e da dover trascorrere la giornata nel suo negozio. “Arrivo nel mio studio alle 5.20 del mattino e rimango qui fino alle 20, raramente riesco a uscire prima – prosegue –. Ho tantissimo lavoro, dalle 8 alle 16 ricevo i clienti, riuscendo a fare qualche riparazione minima, la vera attività la svolgo prima e dopo l’orario di apertura. È un lavoro che amo, perciò non mi pesa stare tutto il giorno in negozio”.
Tanja ha aperto la sua attività circa tre anni fa con sole due macchine da cucire. Ora nello studio ne ha sette e ognuna svolge un’attività diversa su tessuti e materiali diversi. Insomma, la sarta è pronta a fare fronte a qualsiasi esigenza dei suoi clienti. L’ultima tecnologia a essere approdata nel negozio è un apparecchio che realizza scritte e altre decorazioni sui tessuti: “È una macchina da cucire computerizzata, prima si impostano le direttive dal pc e poi fa tutto lei, ci sono otto colori di fili che si possono cambiare e combinare, è tutto automatizzato, funziona da sola”.

Giovani disinteressati a questo lavoro
Tra una riparazione e l’altra c’è tempo per il lavoro sartoriale, per la realizzazione di vestiti veri e propri? “Io non offro questo tipo di servizio, non ho finito la scuola adeguata; quindi, nel mio studio non posso realizzare abiti, invece grazie agli anni di esperienza, posso fare accorgimenti e riparazioni – precisa Tanja Vranjković –. Quando andavo alle medie mi cucivo i vestiti da sola, ma erano tempi diversi, allora i materiali erano di qualità e costavano poco. Oggi gli abiti si acquistano a prezzi stracciati e non conviene andare da una sarta a farseli fare su misura, anche perché i costi dei tessuti sono rincarati tantissimo. In compenso la qualità è scesa, i vestiti si rovinano subito e le sarte delle grandi catene di abbigliamento sono pagate a provvigione, più capi realizzano, più vengono retribuite, che qualità ci può essere? A un certo punto chi lavora nella catena di produzione dell’industria tessile cerca di guadagnare quanto più dalla propria attività. A volte arrivano delle clienti con vestiti nuovi, mai usati sui quali l’orlo è scucito, oppure sui quali ci sono strappi sulle cuciture prima ancora averli indossati, una volta non era così; anche per questo oggi c’è molta più richiesta di riparazioni. La più grande differenza rispetto al passato è che una volta conveniva farsi realizzare un vestito sartoriale, mentre oggi i prezzi dell’abbigliamento sono talmente a portata di mano che non vale la pena farsi fare un vestito su misura”.
Con un’attività così fiorente e con tutte le ore che passa nel suo studio a creare le sue piccole magie, Tanja avrebbe bisogno di una mano? “C’è stato un periodo in cui cercavo un’aiutante, ma non è facile, da una parte perché difficilmente troverò qualcuno in grado di soddisfare i miei standard e le mie esigenze, dall’altra le persone, in particolare i giovani, non sono interessati a questo lavoro, soprattutto quando vedono quante ore effettive si trascorrono nello studio – continua –. Le professioni che richiedono un lavoro manuale stanno morendo, nelle scuole tessili il numero di iscritti diminuisce di anno in anno, molti giovani cercano un lavoro di successo che li porti immediatamente al vertice; invece, questo è un mestiere che richiede dedizione e passione. Io ho iniziato con il cucire i vestitini per le bambole e sono arrivata qui, solo grazie all’esperienza e all’amore e non me ne pento”.
Molte bambine da piccole sognano di vivere la favola di Cenerentola, ma Tanja Vranjković aveva un sogno molto più concreto e tangibile, quello di diventare la fata madrina che con il suo tocco fatato accomoda l’abito del gran ballo e, grazie alla sua forza e determinazione, ci è riuscita riscuotendo grande successo.

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