Nel giorno di San Vito, patrono di Fiume – che ricorre il 15 giugno – la Cattedrale che porta il nome del Santo, ha ospitato la tradizionale messa solenne in lingua italiana, presieduta quest’anno dal nuovo nunzio apostolico in Croazia, l’arcivescovo Leopoldo Girelli, alla presenza dell’arcivescovo di Fiume, monsignor Mate Uzinić. L’evento, che ha visto una folta partecipazione della Comunità Nazionale Italiana, con la rappresentaza degli esuli tramite l’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo (AFIM), che in questi giorni si trovano in città con un ricco programma culturale e sociale, si è aperto con un momento di particolare significato: l’insegnante di religione Katarina Kiš Badurina ha accompagnato un gruppo di alunni della Scuola elementare italiana “Dolac”, i quali hanno rivolto un caloroso indirizzo di benvenuto al nunzio a nome di tutti i bambini e dell’intera Comunità italiana di Fiume. La presenza del rappresentante diplomatico della Santa Sede è stata accolta come un importante segno di vicinanza. Nel corso del saluto, i rappresentanti della minoranza hanno ricordato con affetto anche il suo predecessore, mons. Giorgio Lingua, definito un caro amico della comunità fiumana, esprimendo l’auspicio che anche l’attuale presule possa frequentare con regolarità i fedeli locali.
Fermezza di fronte alle avversità
Le letture sacre della liturgia si sono incentrate sui temi della testimonianza e della fermezza di fronte alle avversità. I testi hanno rievocato la figura dei giusti e il superamento delle sofferenze terrene, introducendo il monito evangelico sulle persecuzioni, sui tribunali e sulle ostilità che i credenti affrontavano a causa della propria fede. Questi passaggi hanno fornito una chiave di lettura ideale per comprendere il significato autentico del martirio di San Vito, introducendo così l’incisiva e profonda omelia del nunzio Girelli, incentrata su una riflessione dettagliata sulla figura del Santo patrono.
Mons. Girelli ha spiegato che il martire è un testimone che sceglie di rimanere fedele all’amore di Cristo piuttosto che cedere alla violenza e all’odio, attestando così che il Vangelo vale più della vita stessa e trasformando il sacrificio in un seme di speranza.
Il nunzio ha ravvisato in San Vito l’esempio di un giovane martire, che non cedeva a compromessi davanti alla prepotenza dell’autorità civile dell’epoca, ma sceglieva la coerenza del Vangelo, rispondendo all’odio e all’ingiustizia con il perdono e la carità. Di fronte alle lusinghe del potere e alla minaccia della tortura, Vito rimaneva fedele all’unico vero Signore. Nella sua giovane età dimostrò una straordinaria forza d’animo, tanto da non guardare alla morte come a una sconfitta, bensì come al compimento dell’esistenza, sperimentando così la certezza che l’amore di Dio fosse più forte della morte.
La mite potenza del Vangelo
Girelli ha definito disarmante la testimonianza di San Vito, capace di affrontare il martirio senza mai ricorrere alle armi, alla forza o alla violenza, ma affidandosi esclusivamente alla mite potenza del Vangelo. A questo proposito, il presule ha richiamato l’insegnamento dell’apostolo Paolo sul valore delle fragilità umane, ricordando come l’accettazione consapevole delle proprie debolezze permetta alla forza di Cristo di manifestarsi pienamente; è infatti nel cuore della fragilità umana che si rivela, in tutta la sua grandezza, la potenza di Dio.
Nel vasto e ricco mosaico dei martiri, la figura del patrono incarna la beatitudine evangelica dei miti, coloro che avrebbero ricevuto in eredità la terra. Mons. Girelli ha tenuto a precisare che, nel linguaggio biblico, la mitezza non è sinonimo di debolezza, ma rappresenta la fermezza delle proprie convinzioni e della propria fede. Si tratta di un atteggiamento che si esprime attraverso il perdono e il dono di sé, secondo la misura evangelica di chi porge l’altra guancia o cede il mantello a chi vuole togliere anche la tunica.
Questa stessa testimonianza ha legato storicamente il nome di San Vito a numerose chiese in Italia e nel mondo, estendendo la sua eredità spirituale anche alla terra del Quarnero. Il nunzio ha quindi esortato i fedeli fiumani a essere fieri e riconoscenti per un protettore così autorevole in cielo. Nelle vicende che riguardano la vita terrena, infatti, quando si è segnati da tragedie, malattie, tradimenti, sofferenze e difficoltà di ogni genere, si avverte il bisogno di un aiuto soprannaturale e ci si rivolge alla potente intercessione di Dio e dei Santi.
Un atto di consapevolezza
L’incontro nella Cattedrale è stato descritto anche come un atto di consapevolezza volto a custodire una gloriosa tradizione dell’arcidiocesi, con l’invito a non ridurlo a una semplice ricorrenza storica confinata nel passato. Al contrario, l’evento ha celebrato un’eredità viva, nella quale la Parola di Dio si manifesta attraverso la voce dei suoi testimoni, ricordando la promessa di Cristo di farsi presente proprio mediante la loro testimonianza. In questo modo, la scelta dei martiri si è trasformata nel seme che ha permesso di diffondere il messaggio cristiano in ogni angolo del mondo, fino a raggiungere anche il Quarnero.
Al termine della celebrazione, la delegazione della SEI “Dolac” si è nuovamente avvicinata al nunzio per la consegna di un omaggio e di una lettera formale. Nel testo è stata inserita una richiesta di preghiera speciale per gli alunni degli istituti scolastici della minoranza nazionale italiana autoctona di Fiume, con l’auspicio di un prossimo anno di studi proficuo e sereno per l’intera comunità locale. La cerimonia ha dato spazio anche agli interventi dei rappresentanti delle associazioni. Franco Papetti, a nome dell’AFIM, ha sottolineato la rilevanza dell’anno in corso, caratterizzato dal recente inserimento del dialetto fiumano nel registro del patrimonio culturale immateriale della Croazia. Papetti ha definito questo periodo eccezionale per i fiumani, rievocando lo storico legame con la Toscana, nato grazie ai ventisei sacerdoti che vi trovarono ospitalità dopo l’esodo del 1947. In questo contesto di memoria, ha ricordato la significativa giornata dello scorso 15 marzo, quando il coro della Cappella Musicale della Cattedrale di Pisa è giunto a Fiume per esibirsi nella Cattedrale di San Vito e onorare la storia cittadina. È stata, inoltre, annunciata la futura pubblicazione in lingua italiana della monografia dedicata alla Cattedrale, attualmente disponibile in croato, iniziativa che sarà realizzata insieme alla Comunità degli Italiani di Palazzo Modello e all’Arcidiocesi per preservare la memoria del monumento simbolo della città.
Ringraziamenti
Successivamente, il presidente della Comunità degli Italiani di Fiume, Enea Dessardo, ha espresso il ringraziamento della minoranza al nunzio, così come all’arcivescovo Uzinić, per la costante attenzione e apertura dimostrate. Una menzione particolare è stata riservata al clero della Cattedrale, che ha assicurato la celebrazione regolare della Santa Messa in lingua italiana ogni domenica e nelle festività, e al Coro Fedeli Fiumani, attivo da oltre trent’anni sul territorio. La celebrazione eucaristica è stata infatti accompagnata e resa ancor più solenne dai canti della compagine corale, che ha animato la liturgia eseguendo con profonda devozione un ventaglio di brani d’occasione.
Funzione alla presenza di mons. Kutleša
Il programma delle celebrazioni è proseguito nel pomeriggio, alle ore 18, con la Messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Zagabria e presidente della Conferenza episcopale croata, mons. Dražen Kutleša. Al termine della funzione serale, le autorità religiose, i rappresentanti istituzionali e i fedeli si sono raccolti nella tradizionale e suggestiva processione cittadina che, partendo dalla Cattedrale, ha attraversato la Cittavecchia e si è snodata lungo il Corso, passando sotto la Torre civica, per poi fare rientro alla Cattedrale di San Vito, concludendo le manifestazioni ufficiali della giornata in un clima di profonda e corale devozione.

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