Saluti romani e violenze al corteo antifascista: sette condanne a Fiume

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Saluti romani e violenze al corteo antifascista: sette condanne a Fiume
L'aggressione era avvenuta il 30 novembre 2025 durante la manifestazione "Uniti contro il fascismo". Foto: Goran Kovacic/PIXSELL

Il Tribunale di Fiume ha condannato sei adulti e un minorenne per i disordini avvenuti il 30 novembre 2025 in piazza Adria, durante il presidio pacifico “Uniti contro il fascismo”. Secondo la sentenza, gli imputati si erano presentati in gruppo, in parte con abiti scuri e volti coperti, e avevano disturbato la manifestazione con cori offensivi, urla e gesti intimidatori rivolti ai partecipanti e ai passanti.

Il giudice ha accertato che gli imputati hanno più volte gridato insulti e scandito slogan inneggianti allo Stato indipendente croato di epoca ustascia, accompagnando i cori con il saluto romano. Un comportamento che, secondo il Tribunale, configura una chiara apologia di un regime totalitario e rappresenta una violazione grave dei valori costituzionali della Repubblica di Croazia.

La sentenza ricostruisce anche la fase iniziale degli scontri: il gruppo avrebbe fatto irruzione nello spazio del presidio provenendo da una strada laterale, dando luogo a spintoni e a un’aggressione fisica nei confronti di un manifestante, mentre venivano fatti esplodere petardi di forte intensità. Alla persona aggredita sarebbero state rivolte frasi come “traditore della patria” e altri insulti a sfondo ideologico.

Decisive per l’identificazione degli imputati sono state le immagini video della piazza, confrontate con le fotografie scattate lo stesso giorno all’ingresso dello stadio Maksimir, dove gli stessi soggetti erano presenti per una partita di calcio. Il Tribunale ha respinto la difesa degli imputati, che avevano sostenuto di essersi trovati sul posto casualmente e di aver intonato semplici cori da stadio.

Le pene vanno da 3.270 a 4.170 euro di multa. A un minorenne sono state inflitte misure educative e il divieto di partecipare a eventi sportivi. Il giudice ha sottolineato come l’episodio abbia generato un diffuso clima di paura e rappresenti una pericolosa banalizzazione dei crimini contro l’umanità.

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