Un appello alla responsabilità, alla pace e alla cura della casa comune. È stato questo uno dei temi centrali dell’omelia pronunciata oggi, sabato 15 agosto, dall’arcivescovo di Fiume Mate Uzinić, durante la celebrazione dell’Assunta al santuario di Tersatto, alla presenza del premier Andrej Plenković e della sindaca di Fiume, Iva Rinčić. Parole che hanno assunto un significato particolare anche alla luce della tragedia che nei giorni scorsi ha colpito Almissa (Omiš), dove un vasto incendio ha devastato oltre mille ettari, provocando una vittima, decine di feriti e ingenti danni, e dello scandalo rifiuti tossici nella Lika.
Partendo dalla figura di Maria, riporta l’agenzia Hina, Uzinić ha invitato i fedeli a chiedersi che cosa stiano costruendo nella propria vita e nella società. Ha richiamato le immagini bibliche della torre di Babele e della Gerusalemme rinnovata: la prima, ha spiegato, nasce là dove dominano paura, arroganza e potere; la seconda dove ciascuno si assume la propria parte di responsabilità, dove le differenze non vengono cancellate ma armonizzate e dove prima dei muri vengono ricostruite le relazioni.

“Che cosa stiamo costruendo oggi? Costruiamo Babilonia o una città della comunione?”, ha chiesto l’arcivescovo, estendendo la domanda alle famiglie, alla società, alla Chiesa e alla politica. Un interrogativo che, secondo Uzinić, è particolarmente attuale in un’epoca in cui si torna a parlare facilmente il linguaggio della forza, delle minacce e degli armamenti.

«Nemmeno la guerra può essere la soluzione ai conflitti»
Il tema della pace, ha sottolineato, comincia molto prima dei conflitti armati: “La pace inizia dal modo in cui parliamo dell’altro”, in famiglia, sul posto di lavoro, nella politica, sui social network e persino all’interno della Chiesa. E se abbiamo compreso che la violenza non risolve i conflitti nelle famiglie, ha aggiunto, dobbiamo capire che nemmeno la guerra può essere la soluzione ai conflitti della grande famiglia umana. Questo, ha precisato, non significa rinunciare al diritto alla difesa.

Dalla pace alla tutela dell’ambiente il passaggio è stato diretto. Uzinić ha citato il caso dei rifiuti illegalmente abbandonati nell’area di Gospić e le altre “ferite” inflitte all’ambiente. E ha poi ricordato con dolore le conseguenze dell’incendio ad Almissa.

“Guardiamo con dolore alle conseguenze dell’incendio nell’area di Almissa, consapevoli di quanto sia fragile questa casa comune”, ha detto, sottolineando la necessità di una responsabilità condivisa per proteggerla.

Uno dei passaggi più netti dell’omelia ha riguardato il significato dell’amore per la patria. “L’amore per la patria non si dimostra con le bandiere e con le parole”, ha affermato Uzinić, ma attraverso il modo in cui “proteggiamo la nostra terra, la nostra acqua e il nostro mare”, attraverso la gestione dei rifiuti, il rispetto delle leggi e la capacità di pensare ai bambini che domani vivranno con le conseguenze delle decisioni prese oggi.

Il tema degli abusi nella Chiesa
L’arcivescovo ha quindi affrontato anche un tema doloroso per la Chiesa, quello degli abusi. Ha ricordato la richiesta di Papa Francesco alle comunità cristiane di garantire trasparenza nella comunicazione e una ricerca sincera dei fatti. “La Chiesa di Cristo la costruiamo quando ascoltiamo le vittime, cerchiamo la verità e ci assumiamo la responsabilità”, ha detto, definendo questo un obbligo dell’intera comunità ecclesiale.

Infine, Uzinić si è confrontato con la domanda più difficile di fronte alla sofferenza: dove si trova Dio? La fede cristiana, ha spiegato, non promette una vita senza malattia, perdita, tragedia e morte e non promette che Dio fermerà ogni volta miracolosamente un incendio, una malattia o una guerra.

Il messaggio cristiano, ha aggiunto, è invece che Dio non è rimasto estraneo alla sofferenza dell’uomo: in Cristo ha conosciuto il dolore, l’abbandono e la morte. E proprio la resurrezione indica che il male e la morte non hanno l’ultima parola.

Dio, ha concluso Uzinić, si manifesta anche “in tutti coloro che si sono impegnati nella lotta contro il male, nella lotta contro l’incendio, nell’eccezionale solidarietà che si è manifestata” e che ha reso più sopportabile la sofferenza delle persone colpite. Una solidarietà che si esprime anche ogni volta che si denuncia il male e ci si schiera dalla parte delle vittime e di chi soffre.
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