Robert Kurelić: «Mi auguro un maggiore coinvolgimento dei consiglieri»

A colloquio col neoeletto presidente del Consiglio cittadino di Fiume sulla sua nomina avvenuta al quinto tentativo nell’arco di tre sedute ma anche su tant’altro

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Robert Kurelić: «Mi auguro un maggiore coinvolgimento dei consiglieri»
Robert Kurelić. Foto: IVOR HRELJANOVIĆ

“Eravamo ragazzi: punk, rock e metal. Come molti altri giovani, volevamo dei cambiamenti nella società. Parliamo di politiche sociali per i giovani, del diritto a una casa, della disponibilità di posti negli asili d’infanzia. Abbiamo capito che questi cambiamenti possono avvenire soltanto attraverso un’azione politica. All’epoca, parliamo del 2006 o giù di lì, eravamo circondati soltanto da grandi partiti, e noi non ci vedevamo affatto come gioventù appartenente a uno di questi partiti. Auspicavamo dei cambiamenti strutturali ed eravamo pronti a impegnarci per ottenerli”. Esordisce così, Robert Kurelić, fresco di nomina a presidente del Consiglio cittadino di Fiume, quest’intervista da noi voluta, raccontandoci quando e perché ha iniziato a occuparsi di politica, come membro attivo di Azione dei giovani.

È stato eletto, ricorderemo, il 7 agosto scorso, al quinto tentativo di voto e alla terza sessione costitutiva del Consiglio cittadino di Fiume, dopo che per due volte era stata bocciata la proposta della sindaca Iva Rinčić di eleggerlo. La ricandidatura dello stesso soggetto, dopo che questi non era passato a una precedente votazione, è un caso più unico che raro. Il regolamento dell’Assemblea della Regione litoraneo-montana lo vieta esplicitamente. Quello del Consiglio cittadino, invece, non dice nulla al riguardo. E così, dopo cinque votazioni, Robert Kurelić è stato eletto presidente. Ma perché si è insistito così tanto sul suo nome? Chi è? Quali sono le sue esperienze professionali e politiche? E le sue idee sulla gestione del Consiglio? Abbiamo voluto scoprirlo interpellandolo per il lungo colloquio che segue in queste righe di giornale.

Il percorso professionale
“Sono nato a Fiume nel 1977. Ho frequentato la scuola elementare e la media superiore di Abbazia, per poi laurearmi all’Università di Fiume in storia e letteratura tedesca. Infine, ho conseguito un magistero e un dottorato a Budapest, analizzando la vita di confine fra l’Austria e Venezia nel XVI secolo in Istria e nel Quarnero. Su questo tema ho pubblicato anche un libro, nel 2019, pubblicato in Belgio, con cui ho ottenuto in Croazia il Premio Mirjana Gross come miglior libro storiografico croato di quell’anno. Per completare questo percorso, ho trascorso molto tempo negli archivi di Venezia, Lubiana, Vienna e Budapest, il tutto lavorando contemporaneamente all’Università di Pola, dove sono docente dal 2007, occupandomi di storia del Medioevo e altri temi”, ci ha raccontato Kurelić.
Questo percorso non sarebbe stato possibile senza una buona conoscenza linguistica. Kurelić, infatti, oltre a parlare fluentemente l’inglese e il tedesco, parla bene anche l’italiano, il che gli ha permesso di analizzare le fonti degli archivi della Serenissima senza che queste possano venir mal interpretate da una traduzione poco accurata. La sua conoscenza della lingua di Dante gli è però tornata utile anche in occasione della visita degli esuli nei giorni di San Vito, quando la neoeletta sindaca di Fiume, Iva Rinčić, ha deciso di farsi accompagnare proprio da lui per salutare le delegazioni dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo (AFIM), della Società di Studi Fiumani di Roma e della Comunità degli Italiani di Fiume, alle quali il nostro interlocutore si è rivolto in italiano.

I trascorsi politici
Anche per quanto riguarda l’esperienza politica in senso stretto, Kurelić ne ha da vendere. “Sono stato membro del Consiglio cittadino di Abbazia per un dato numero di mandati, per due volte ho fatto parte dell’Assemblea della Regione litoraneo-montana e dal 2017 al 2019 ho pure ricoperto l’incarico di presidente del Consiglio cittadino di Abbazia. Il mio mandato è terminato prima del tempo, perché mia moglie ed io abbiamo venduto casa, trasferendoci nel rione fiumano di Torretta e ovviamente non si può far parte del Consiglio di una data città non avendo la residenza dichiarata nella stessa. A quel punto non ho voluto ricandidarmi a Fiume per due motivi. Volevo concentrarmi al massimo su una serie di progetti, come ad esempio un progetto scientifico (2020-2024) nell’ambito del quale mi sono occupato di ricerche di comunicazione politica e rituali nel Medioevo, ma anche su una collaborazione tra l’Università di Pola, dove lavoro, e quella di Fiume, dove vivo. E poi, sono convinto che per potere rappresentare una comunità, si debba farne parte. Anche se a livello generale i problemi dei giovani sono magari gli stessi ad Abbazia e a Fiume, ci sono molte sfaccettature che vanno comprese. Volevo quindi ambientarmi e capire al meglio la nuova realtà nella quale mi ritrovavo a vivere”, ci ha spiegato Kurelić.
Ma quali sono concretamente le decisioni da lui prese dal punto di vista politico in tutti questi anni di attività? “Come Azione dei giovani ci siamo battuti e siamo riusciti a ottenere un maggior controllo da parte della Regione sulle concessioni relative al demanio marittimo. Abbiamo riscontrato molti problemi nella gestione delle spiagge da parte dei concessionari, che si permettevano un po’ di tutto, limitando di fatto i diritti dei cittadini. Le spiagge, anche quando date in concessione, sono un bene pubblico, e non è possibile che un concessionario le gestisca come se fossero sue. Il problema più evidente si era verificato ad Abbazia, in zona Lido, dove sdraio e ombrelloni venivano regolarmente posizionati su tutta la superficie della spiaggia, ben oltre i confini della concessione. Grazie a una serie di manifestazioni pubbliche, molto partecipate, e all’azione politica, siamo riusciti a far sì che la Regione cambiasse il regolamento per tutte le future concessioni, definendo molto meglio l’area interessata, ponendo dei cartelli per informare i cittadini che quello era ancora suolo pubblico e che non dovevano pagare per utilizzarlo, prevedendo pure dei controlli più seri per i concessionari trasgressori in violazione dei protocolli stabiliti”, ha affermato.
Forse meno pratico agli occhi del cittadino comune, ma altrettanto importante a livello di azione politica, è stato l’operato come presidente del Consiglio cittadino di Abbazia. “Ci siamo premurati di collaborare con tutte le forze politiche coinvolte, per il bene di tutti i cittadini. La coalizione di maggioranza era composta da 8 consiglieri che rappresentavano 9 partiti politici. Avevamo la maggioranza per un solo voto, quindi ogni decisione andava concordata e mediata. Ciononostante, o forse proprio grazie a questo, siamo riusciti ad applicare bene il modello di coabitazione con l’allora sindaco Ivo Dujmić, che non faceva parte di nessuno di questi partiti. In questo periodo abbiamo raggiunto vari traguardi, fra i quali spunta l’asilo gratuito per ogni secondo bambino e una collaborazione con i restauratori e conservatori, che ha permesso di evitare la vendita di alcuni vani appartenenti all’Unità dei vigili del fuoco professionisti di Abbazia, una mossa che con il senno di poi si è rivelata molto importante”, ha dichiarato Kurelić.

L’uomo giusto
Molto probabilmente è stato anche grazie a quest’esperienza che i suoi colleghi di Azione dei giovani e gli altri membri della coalizione hanno pensato a lui non appena sono stati resi noti i risultati elettorali, che hanno visto la coalizione conquistare 11 mandati in seno al Consiglio cittadino di Fiume. “Credo di essere una persona diplomatica, in grado di ascoltare e capire gli altri. Nel discorso che ho fatto dopo essere stato eletto a presidente, ho ringraziato tutti per la loro partecipazione a questo processo democratico, anche quelli che hanno votato contro di me o si sono dichiarati astenuti. Capisco benissimo che agli occhi dei loro elettori questa era la cosa più giusta da fare. Ora, però, sarà importante lavorare tutti assieme per il bene dei cittadini, di tutti”, ha ribadito il neopresidente del Consiglio cittadino di Fiume.
Ma come si è riusciti a trovare un consenso attorno al suo nome dopo che per ben due sedute, nel corso di quattro differenti votazioni, questa compattezza non c’era stata? Il voto in più o, se si vuole ribaltare la storia, quello che era mancato prima, è stato quello di Stefan Mataja Mafrici, consigliere eletto sulla lista civica di Marko Filipović. Il 7 agosto, subito dopo il voto, egli aveva detto di avere agito secondo coscienza, per il bene delle persone più bisognose di Fiume, che avrebbero avvertito maggiormente le conseguenze di eventuali elezioni anticipate e del conseguente blocco di tutta una serie di progetti di sostegno. Mataja Mafrici aveva detto di non avere ricevuto nulla in cambio e di non far parte della maggioranza. Kurelić ci ha confermato tutto ciò.
“Nell’ultima fase delle trattative, fra la seconda e la terza seduta, mi sono defilato, evitando di espormi in prima linea. Volevo cercare di mantenere una certa neutralità, per quanto possibile, per riuscire a guidare il Consiglio al meglio. Da quello che mi è stato detto, però, posso confermare che non gli sia stato offerto nulla di particolare, né a lui né agli altri. Gli elettori ci hanno votati per portare avanti un nuovo modo di fare politica e noi crediamo fortemente in questo processo. Siamo convinti che, se non altro, gli si debba dare una possibilità”, ha dichiarato Kurelić.

Trattative complesse
Durante l’ultima seduta del Consiglio ci sono state però molte speculazioni su quali siano state le offerte e le controfferte. Si è detto che la piattaforma Možemo! sarebbe stata disposta a far parte della maggioranza se da questa fosse stato escluso il Most, e che il rappresentante della Lista per Fiume sarebbe stato disposto a dare sostegno incondizionato alla coalizione se fosse stato lui il presidente del Consiglio, cosa poi smentita dal diretto interessato. Si è detto anche che non si era parlato abbastanza di progetti e che anche quando si era avviato questo tema, non c’era stata una risposta chiara dalla maggioranza. Considerando tutto ciò, viene naturale chiedersi: ma perché non si sono fatte delle consultazioni pubbliche come era stato promesso in campagna elettorale?
“Purtroppo non è stato possibile. Ci siamo accorti che semplicemente le forze in gioco erano troppe e ciascuno voleva qualcosa di diverso. Tutto l’iter si è dimostrato estremamente dinamico e il fatto che ci fossero tre sedute rappresentava un fattore in più. Non siamo pertanto riusciti ad accordarci per procedere come avremmo voluto. Continuo a essere convinto che trattare pubblicamente sia un bene, però capisco quante difficoltà questo possa comportare. Una delle materie che insegno a Pola tratta i simboli e i riti nelle cerimonie medioevali, dove si parla spesso anche del metalinguaggio politico e di come questo sia influenzato dalla necessità di apparire in un certo modo quando si è in pubblico. Ognuno deve accontentare i suoi elettori, ma questo meccanismo può generare una grande pressione sulle persone affinché quando parlano in pubblico non dicano tutto quello che pensano, limitandosi a ciò che credono possa far piacere alla fetta di elettorato che rappresentano. Inoltre, c’era chi voleva dimostrare forza, compattezza, coerenza o altri valori ed era disposto a sacrificare qualche programma pur di mostrarsi così. Questo quadro complesso ha fatto sì che non fosse davvero possibile portare avanti delle trattative pubbliche”, ha risposto Kurelić alla nostra domanda.
E ora?
Che cosa cambierà concretamente ora, sia a livello di gestione del Consiglio cittadino e delle sue prossime sedute, sia a livello di decisioni politiche da prendere? “Per prima cosa mi auspico un maggiore coinvolgimento di tutti i consiglieri. Non mi è mai piaciuto il caso in cui una maggioranza ha più del 55% dei voti indipendentemente dal tema, in quel caso il resto dei consiglieri non serve nemmeno che partecipi, se sono contrari o se rimangono a casa non cambia nulla, possono soltanto porre delle domande. Quando la maggioranza è più risicata o non c’è affatto, l’intero processo diventa più democratico. Bisogna includere tutti molto prima, anche nella formazione del Bilancio. Voglio che ogni consigliere si senta partecipe e che si convinca di poter dare il suo contributo per il benessere dei cittadini, indipendentemente dalla formazione politica”, ci ha spiegato Robert Kurelić.
Per quel che riguarda le politiche, invece, il grande sogno di Kurelić e di tutta Azione dei giovani è di riuscire a mettere in piedi a Fiume il modello rent to own (letteralmente: affitto con riscatto). In parole povere si tratta di dare la possibilità ai giovani, tramite dei piani programmati, di far sì che i soldi che pagano per l’affitto contribuiscano dopo molti anni ad acquistare la casa. “Non è un’utopia. A Vienna funziona benissimo. Bisogna individuare dei soggetti che hanno capitale e che potrebbero essere interessati a degli investimenti a lungo termine. Un’opzione potrebbero essere i fondi pensionistici, ad esempio. L’importante è decidere che questa sia la strada da seguire, poi il modello si trova. In questo modo ci sarebbe un aiuto concreto per tante giovani famiglie, che rimarrebbero a vivere per più tempo nello stesso posto, contribuendo a ricreare un senso di comunità”, ha concluso Robert Kurelić.

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