Regione litoraneo-montana, un «serio bilancio per lo sport»

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Regione litoraneo-montana, un «serio bilancio per lo sport»
Il campo "Robert Komen" dove molti giovani fiumani si approcciano al calcio. Foto Željko jerneić

la Regione litoraneo-montana si prepara a un deciso cambio di passo nelle politiche sportive. Il presidente della Regione, Ivica Lukanović, ha annunciato che nel 2026 il bilancio regionale destinerà allo sport quasi 2,3 milioni di euro, cui si aggiungeranno oltre 517 mila euro provenienti dal ministero competente, per un totale di più di 2,8 milioni di euro di investimenti nel settore. Si tratta, ha sottolineato, di un aumento di oltre il 101 per cento rispetto al 2025: un “serio bilancio per lo sport” che segna una svolta rispetto agli anni precedenti.

Lukanović ha spiegato che la decisione nasce da segnali preoccupanti raccolti sul campo. Negli ultimi anni è stato registrato un calo di circa il 25 per cento del numero di sportivi attivi e, soprattutto, un abbandono sempre più precoce della pratica sportiva, in particolare tra i giovani. Nell’epoca digitale, in cui tecnologia e social network occupano una parte crescente del tempo libero, l’attività fisica si riduce e con essa peggiorano gli indicatori di salute, socializzazione e benessere. Secondo i dati presentati nello studio “Sport e Regione litoraneo-montana”, su 13.571 atleti registrati nel 2024 solo circa un terzo degli uomini e un quarto delle donne appartiene alle fasce senior e junior: tra gli uomini 4.516 tesserati nelle categorie maggiori, pari al 33 per cento, tra le donne 1.366, pari al 25 per cento. Un dato che evidenzia la difficoltà del sistema nel trattenere le persone nello sport lungo tutto l’arco della vita.

I numeri confermano anche il peso dominante del calcio nell’ecosistema sportivo regionale: nella stagione 2024/2025 si contavano 5.666 calciatori tesserati, pari al 41,8 per cento di tutti gli atleti registrati, e 4.315 ragazzi nelle categorie giovanili, il 42,9 per cento di tutti i giovani sportivi. Proprio in questo ambito, ha ricordato Lukanović, il sostegno ai cosiddetti “portatori di qualità” – le società di vertice – è stato finora discontinuo: nel 2024 il calcio di eccellenza aveva ricevuto appena 6.900 euro dalla Regione, a fronte di 66.350 euro provenienti da altre fonti, mentre nel 2025 la quota regionale è stata azzerata, lasciando ai bilanci comunali e ad altri soggetti l’onere di coprire complessivamente 316.350 euro. Anche per correggere squilibri di questo tipo, ha affermato, è necessaria una politica più chiara e strutturata.

Nella visione illustrata dal presidente, il punto di partenza è il riconoscimento che la gestione ordinaria dello sport – impianti, associazioni di base, attività quotidiana – rientra principalmente nelle competenze dei comuni e delle città, mentre il ruolo della Regione litoraneo-montana è quello di garantire la “componente regionale” del sistema: mettere in rete, coordinare e sostenere i livelli di eccellenza e gli interventi strategici a beneficio dell’intero territorio. In questo quadro, l’aumento di bilancio per il 2026 non viene presentato come un intervento spot, ma come l’avvio di una nuova fase.

Lukanović ha insistito sul fatto che gli investimenti futuri non saranno “forfettari”, cioè distribuiti in modo generico, bensì strategici e mirati. L’obiettivo è duplice: da un lato coinvolgere il maggior numero possibile di cittadini in attività sportive regolari, dall’altro garantire condizioni di lavoro adeguate e una retribuzione dignitosa agli allenatori e agli operatori, senza i quali non può esistere un sistema sportivo di qualità. Il presidente della Regione ha riassunto così le priorità: valorizzare il ruolo dello sport per una comunità sana, promuovere l’eccellenza sportiva, aumentare il livello di attività fisica tra bambini e adulti, stabilizzare il funzionamento dei “portatori di qualità” e costruire una struttura sportiva forte e sostenibile in tutta la Regione litoraneo-montana.

Per il 2026 è previsto un lavoro approfondito su più piani. Il programma annunciato comprende un’analisi sistematica dello stato dello sport sul territorio, la definizione di obiettivi operativi chiari e la revisione dei criteri di finanziamento oggi in vigore. Il sostegno economico verrà assegnato sulla base di criteri trasparenti e coerenti con i nuovi obiettivi, con l’intento dichiarato di sviluppare un vero e proprio sistema strategico di supporto ai club e alle federazioni che garantiscono il livello di qualità sportiva regionale. Allo stesso tempo, la Regione punta a rafforzare la collaborazione con comuni e città e a consolidare il legame tra scuole e società sportive, affinché bambine e bambini possano essere avviati allo sport fin dalla tenera età e con continuità, non solo attraverso progetti occasionali.

Un’attenzione particolare sarà riservata al fenomeno di “alienazione” e “desocializzazione” dei giovani, individuato dai tecnici regionali come uno dei problemi chiave del presente. Nella presentazione dei dati si è parlato esplicitamente di “età digitale” e di “riduzione dell’attività fisica”: in questo contesto, ha osservato Lukanović, lo sport non è un lusso ma una necessità pubblica, perché contribuisce all’educazione, alla salute mentale e fisica, alla capacità di stare insieme e di rispettare le regole. Per questo, oltre agli investimenti nell’alto livello, il piano 2026 mira a trattenere più a lungo i giovani all’interno del sistema sportivo, contrastando l’abbandono precoce e sostenendo i club impegnati nei settori giovanili.

“Il nostro obiettivo è avere club più forti e un lavoro migliore con i giovani, una maggiore partecipazione dei cittadini allo sport e una comunità più sana e coesa”, ha concluso il presidente della Regione.

Il messaggio politico è chiaro: in un momento in cui i dati parlano di meno sport e più sedentarietà, la Regione litoraneo-montana sceglie di raddoppiare l’impegno economico e di ripensare il modello di sostegno, facendo dello sport non soltanto una voce di bilancio, ma uno strumento di sviluppo sociale e territoriale di lungo periodo.

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